Il prezzo medio del gasolio stradale negli Stati Uniti ha raggiunto 5,967 dollari al gallone nella settimana del 7 settembre, massimo nominale della serie, mentre in California è salito a 7,764 dollari. La crisi viene collegata anche alla forte riduzione delle esportazioni russe provocata dai danni alle raffinerie, ma il calo delle forniture dal Golfo e la diminuzione delle scorte mondiali contribuiscono in maniera determinante alla pressione sui prezzi.Il ministro statunitense dell’Energia Chris Wright ha dichiarato il 6 settembre che la Russia, in precedenza importante esportatrice di gasolio, oggi non ne esporterebbe più, attribuendo la situazione ai danni subiti dalle raffinerie. L’affermazione va tuttavia interpretata con cautela: l’Agenzia internazionale dell’energia ha parlato di esportazioni russe di prodotti petroliferi quasi ferme, senza indicare una cessazione assoluta di ogni spedizione di gasolio. Mosca ha inoltre prorogato fino al 30 settembre il divieto di esportazione del carburante.Gli attacchi alle raffinerie russe non impediscono necessariamente l’estrazione del greggio, ma riducono la capacità di trasformarlo in benzina, gasolio e altri prodotti. La Russia può quindi continuare a esportare petrolio e contemporaneamente disporre di quantità inferiori di carburante raffinato. In agosto Mosca ha anche acquistato carburanti dall’estero, compresa benzina prodotta in India utilizzando petrolio di origine russa.La crisi non riguarda però soltanto la Russia. In agosto le esportazioni nette di gasolio dai Paesi del Golfo sono diminuite a circa 390 mila barili al giorno, poco più di un quarto dei livelli precedenti alla guerra regionale. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le esportazioni nette congiunte di gasolio provenienti dalla Russia e dal Golfo sono risultate inferiori di 1,6 milioni di barili al giorno rispetto a febbraio. Le due aree rappresentavano insieme quasi il 45 per cento del commercio marittimo mondiale del carburante.La contemporanea diminuzione delle forniture amplifica gli effetti sul mercato. I compratori che non riescono più a ottenere gasolio russo cercano carichi alternativi proprio mentre anche quelli provenienti dal Golfo sono diventati più scarsi. Nel frattempo, le scorte petrolifere mondiali osservate sono diminuite complessivamente di 507 milioni di barili tra febbraio e agosto, riducendo la capacità del mercato di assorbire ulteriori interruzioni.L’elevata produzione petrolifera americana non rende gli Stati Uniti immuni. Washington prevede un’estrazione di circa 13,8 milioni di barili al giorno nel 2026, ma una maggiore disponibilità di greggio non si traduce automaticamente in più gasolio. Sono necessarie capacità di raffinazione, scorte di prodotto finito e infrastrutture per la distribuzione. Inoltre, quando i prezzi internazionali aumentano, i produttori statunitensi hanno un maggiore incentivo a esportare carburanti verso i mercati più remunerativi.Il rincaro del gasolio produce effetti che vanno ben oltre le stazioni di servizio. Aumentano i costi dell’autotrasporto, dell’agricoltura, dei cantieri e di numerose attività industriali, con il rischio che una parte degli aumenti venga trasferita sui prezzi finali. Una pressione prolungata potrebbe quindi alimentare l’inflazione e complicare le decisioni della Federal Reserve sui tassi d’interesse.La previsione statunitense pubblicata il 9 settembre indica per il 2027 un prezzo medio del gasolio di 4,40 dollari al gallone, ma lo scenario dipende dal progressivo miglioramento delle condizioni del mercato. Le stesse stime prevedono infatti scorte statunitensi di distillati particolarmente basse per buona parte del prossimo anno.Un recupero delle raffinerie russe e una normalizzazione delle esportazioni dal Golfo potrebbero favorire una graduale diminuzione dei prezzi. Se invece la capacità russa rimanesse compromessa e le difficoltà sulle rotte mediorientali continuassero, il greggio potrebbe anche diventare meno costoso senza determinare un’analoga riduzione del prezzo del gasolio, perché la strozzatura rimarrebbe nella raffinazione e nel trasporto del prodotto finito.La situazione pone infine Washington davanti a un problema strategico. Gli attacchi ucraini alle raffinerie aumentano il costo economico della guerra per Mosca, ma la conseguente riduzione delle forniture contribuisce alla pressione su un mercato mondiale già colpito dalla crisi nel Golfo. Indebolire la capacità economica russa e contemporaneamente contenere i prezzi pagati dai consumatori americani diventano così obiettivi sempre più difficili da conciliare.