La Turchia è pronta a fornire assistenza tecnica e militare all’Arabia Saudita per rafforzarne la capacità di difesa contro gli attacchi degli Houthi. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha indicato le azioni del movimento yemenita come una seria minaccia alla sicurezza e all’integrità territoriale saudita, inserendo l’eventuale sostegno di Ankara nel quadro della crescente cooperazione tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan.L’iniziativa potrebbe trasformare il rapporto tra i tre Paesi in una collaborazione militare più strutturata. Riad punta a diversificare le proprie garanzie di sicurezza, Ankara intende rafforzare il proprio ruolo come fornitore regionale di sistemi militari e Islamabad può mettere a disposizione esperienza operativa, personale e capacità di pianificazione.La minaccia proveniente dallo Yemen riguarda soprattutto missili e velivoli senza pilota, strumenti che consentono agli Houthi di colpire obiettivi a grande distanza. Per l’Arabia Saudita la difficoltà consiste nel proteggere contemporaneamente città, aeroporti, basi militari, oleodotti, raffinerie e altre infrastrutture strategiche distribuite su un territorio molto vasto.La Turchia dispone di un’industria della difesa in forte espansione e potrebbe contribuire con radar, sistemi antiaerei, guerra elettronica, droni, munizioni guidate e tecnologie per integrare le informazioni provenienti da diversi sensori.L’obiettivo sarebbe sviluppare una difesa stratificata in grado di individuare e intercettare minacce con caratteristiche differenti. Alla fornitura di equipaggiamenti potrebbero aggiungersi personale tecnico, addestramento e programmi di collaborazione industriale.Quest’ultimo aspetto interessa particolarmente Riad, che nell’ambito di Vision 2030 punta ad aumentare la quota di produzione militare realizzata sul territorio nazionale. Per le aziende turche, il mercato saudita rappresenterebbe inoltre un’importante opportunità in un settore tradizionalmente dominato dai grandi produttori statunitensi ed europei.Il Pakistan aggiunge una componente diversa alla cooperazione. Islamabad dispone di forze armate numerose e mantiene da tempo stretti rapporti militari con l’Arabia Saudita. Personale pachistano ha già partecipato in passato ad attività di addestramento e sicurezza nel regno.La cooperazione con Islamabad non implica tuttavia automaticamente l’estensione all’Arabia Saudita della deterrenza nucleare pachistana. Non risultano conferme pubbliche di una garanzia nucleare automatica a favore di Riad. Il contributo più immediatamente plausibile riguarda quindi addestramento, pianificazione, difesa aerea, cooperazione militare e personale specializzato.Il possibile triangolo di sicurezza si basa su capacità complementari: l’Arabia Saudita dispone di ingenti risorse finanziarie, la Turchia di un’industria militare in crescita e il Pakistan di consistenti capacità operative. Un maggiore coordinamento potrebbe quindi rafforzare le capacità difensive saudite senza sostituire necessariamente la tradizionale alleanza con gli Stati Uniti.Per decenni Washington ha rappresentato il principale garante esterno della sicurezza saudita. Riad sta però progressivamente diversificando le proprie relazioni militari, pur continuando ad acquistare grandi quantità di armamenti statunitensi e a mantenere una stretta cooperazione strategica con gli Stati Uniti.La protezione del territorio saudita assume inoltre una dimensione internazionale per il peso del regno sui mercati energetici e per la vicinanza alle rotte del Mar Rosso. Gli attacchi contro infrastrutture petrolifere o vie di navigazione possono influire sui prezzi dell’energia, sui costi assicurativi e sulle decisioni delle compagnie marittime.La crescente cooperazione tra Ankara, Riad e Islamabad viene osservata anche dagli altri attori regionali. L’Iran, in particolare, potrebbe considerare con preoccupazione un eventuale dispiegamento di sistemi militari o di sorveglianza capaci di modificare gli equilibri strategici del Golfo.Molto dipenderà quindi dalla natura concreta della collaborazione. Un dispositivo concentrato sulla protezione di infrastrutture e territorio sauditi avrebbe caratteristiche prevalentemente difensive; un eventuale coinvolgimento diretto nelle operazioni militari nello Yemen amplierebbe invece considerevolmente la portata dell’intesa.Le dichiarazioni di Fidan mostrano comunque la volontà della Turchia di proporsi non soltanto come interlocutore diplomatico, ma anche come fornitore di sicurezza nel Golfo. Per l’Arabia Saudita l’apertura verso Ankara e Islamabad rappresenta un ulteriore strumento per diversificare le proprie alleanze, mentre il futuro della cooperazione dipenderà dalla capacità dei tre Paesi di trasformare gli impegni politici in meccanismi militari effettivamente coordinati.