Tom Cruise torna sulla copertina di GQ a vent’anni dalla sua ultima cover story per il magazine. Un ritorno raro per uno degli attori più riservati di Hollywood, che nell’intervista firmata da Zach Baron parla del nuovo Digger, del rapporto con il rischio, dei sogni coltivati da bambino e di una carriera vissuta cercando continuamente una nuova sfida.A 64 anni, Cruise è apparso su otto copertine internazionali di GQ, più di qualsiasi altra star. Eppure erano trascorsi anche più di dieci anni dall’ultima volta in cui aveva concesso una lunga intervista a una rivista. Il numero di ottobre diventa così l’occasione per provare a capire cosa si nasconda dietro un attore che, da oltre quattro decenni, sembra aver fatto del cinema molto più di una professione.Foto: John Salangsang/Shutterstock/IPA AgencyMarco D’Amore premiato al BCT di Benevento: Gomorra – Le origini è la miglior serie della stagioneTom Cruise torna su GQ dopo vent’anniL’incontro con GQ avviene negli studi Warner Bros. di Burbank, in California, durante il periodo promozionale di Digger. E bastano pochi minuti perché la conversazione torni là dove Cruise sembra sentirsi più a suo agio: sul set.Più che parlare della propria immagine pubblica, l’attore preferisce soffermarsi sul lavoro necessario per costruire un film, dalle scenografie all’illuminazione, fino alle persone che lavorano dietro la macchina da presa. È un’attenzione che, secondo il racconto di GQ, Cruise conserva fin dagli inizi della carriera. Il cinema, del resto, occupa quasi completamente la sua vita. Quando gli viene chiesto cosa faccia nei periodi in cui non sta girando, la risposta è emblematica: si prepara al film successivo.Una dedizione che aiuta a comprendere anche la fama di professionista particolarmente esigente. Cruise non cerca di smentirla. Racconta di lavorare molto e di aspettarsi altrettanto da chi lo circonda. Quella stessa intensità, spiega, faceva parte del suo carattere già da bambino: quando qualcosa cattura la sua attenzione, vuole comprenderla fino in fondo.Vladimir Luxuria svela il retroscena su Ilary Blasi e Muller: «L’ha rimorchiato lei»“Digger”, Tom Cruise torna a una sfida diversaIl momento scelto per questa lunga intervista coincide con un passaggio importante della sua carriera. Digger, diretto da Alejandro G. Iñárritu, porta Cruise lontano dai franchise d’azione che hanno caratterizzato una parte consistente degli ultimi anni. Nel film interpreta il magnate di una compagnia petrolifera le cui azioni rischiano di provocare conseguenze catastrofiche per il mondo. Un personaggio molto diverso dall’Ethan Hunt di Mission: Impossible e dai protagonisti d’azione con cui il pubblico lo ha identificato più recentemente. Cruise arriva a definire Digger il ruolo più impegnativo affrontato fino a oggi, spiegando a GQ che il personaggio gli ha richiesto di mettere insieme capacità sviluppate durante tutta la sua carriera.Ed è una carriera che, prima della lunga stagione dei blockbuster, lo ha visto lavorare con alcuni dei registi più importanti del cinema contemporaneo: Stanley Kubrick in Eyes Wide Shut, Paul Thomas Anderson in Magnolia, Martin Scorsese ne Il colore dei soldi, Steven Spielberg in Minority Report e La guerra dei mondi, oltre a Michael Mann in Collateral.Dopo titoli come Jack Reacher, Edge of Tomorrow, Top Gun: Maverick e la saga di Mission: Impossible, il film di Iñárritu sembra quindi riportarlo verso una dimensione più autoriale e verso una sfida interpretativa che Cruise stesso considera differente da quelle affrontate negli ultimi anni.Foto: Ufficio Stampa https://www.gqitalia.it/article/tom-cruise-intervista-digger-ottobre-2026Giulia Salemi premiata al BCT: “Amadeus è un maestro, Pechino Express ti cambia la vita”Tom Cruise e il rapporto con la pauraNell’intervista c’è però spazio anche per qualcosa di più personale. Inevitabilmente si parla del rapporto di Cruise con il rischio, elemento che negli anni è diventato quasi inseparabile dalla sua immagine. L’attore è noto per affrontare personalmente molte sequenze d’azione complesse e racconta di essere sempre stato attratto dall’idea di arrivare metaforicamente e fisicamente sul bordo del precipizio. Ma questo non significa non conoscere la paura.«Non ho paura di avere paura», racconta a GQ. Cruise spiega di non temere la morte, pur riconoscendo la sensazione di paura e l’incertezza che accompagna determinate scelte. Il suo obiettivo, nel cinema come nella vita, è cercare di comprendere ciò che non conosce senza eliminare completamente quella componente imprevedibile che lo costringe a continuare a muoversi. Per lui il rischio deve essere calcolato. Nel corso della carriera ha scelto più volte di rimettere in gioco ciò che aveva ottenuto per poter continuare a investire in nuovi progetti e nuove sfide creative.Foto: instagram @tomcruiseTony Effe svela perché corre ogni giorno: «Lo faccio per non fumare»I sogni segreti scritti su una lavagnaDietro questa ricerca continua c’è qualcosa che Cruise fa risalire all’infanzia. Da bambino aveva imparato a non raccontare i propri sogni agli altri e preferiva scriverli su una lavagna appesa alla parete. Tra quei desideri non c’era semplicemente quello di diventare famoso. Voleva fare film, certo, ma anche viaggiare, conoscere persone e scoprire il mondo.A 18 anni quel progetto ha iniziato a trasformarsi in realtà con Taps – Squilli di rivolta. Cruise non aveva frequentato una scuola di cinema né una scuola di recitazione e proprio per questo, una volta arrivato sul set, ha cominciato a osservare ogni reparto e a studiare ciò che ancora non conosceva. Quella curiosità è rimasta intatta. Il principio che racconta di aver seguito negli anni è semplice: migliorare se stesso e ciò che lo circonda senza farlo a scapito degli altri.Belen e Cecilia Rodriguez si mostrano insieme: la risposta ai gossipPerché Tom Cruise ha deciso di raccontarsi proprio oraDopo anni trascorsi concedendo pochissimo spazio alle interviste più personali, la domanda era inevitabile: perché farlo adesso? La spiegazione di Cruise è sorprendentemente concreta. Negli ultimi anni, racconta, non aveva semplicemente avuto tempo. La quantità di film e progetti avviati lo aveva tenuto in un movimento continuo, tra produzioni, set e persone con cui lavorare.Ora sente invece di poter parlare anche delle motivazioni che hanno accompagnato determinate scelte e di aspetti del proprio percorso che finora aveva preferito lasciare fuori dal racconto pubblico. Anche Alejandro G. Iñárritu interviene nella cover story per raccontare l’attore dal proprio punto di vista, sottolineandone la profondità e la consapevolezza. È uno sguardo particolarmente interessante proprio perché arriva dal regista che lo sta accompagnando in questa nuova fase professionale.Cruise, però, continua a non sembrare particolarmente interessato alle interpretazioni costruite intorno alla sua persona. Quando gli viene chiesto quale sia il più grande malinteso che lo riguarda, ammette di non saperlo: preferisce guardare avanti.Ed è forse qui che la cover story di GQ trova il suo filo più chiaro. Dopo oltre quarant’anni di cinema, otto copertine internazionali del magazine e una filmografia che attraversa autori, blockbuster e franchise, Tom Cruise non sembra interessato a fermarsi per celebrare ciò che ha già fatto. Finito un progetto, ne cerca un altro. Raggiunto un obiettivo, compare un nuovo sogno. Questa volta, però, prima di tornare sul set ha scelto di fermarsi abbastanza a lungo da raccontare qualcosa in più dell’uomo che continua a inseguirli.| Da Rumors.it