La partita degli incentivi sulla casa passa anche dai conti pubblici. Il prossimo appuntamento è quello del 22 settembre, quando l’Istat diffonderà i dati definitivi sul deficit italiano del 2025. Ed è proprio a quel numero che guarda il governo per capire quali margini potranno esserci nella prossima legge di bilancio.A indicare con chiarezza il collegamento è stato il ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti, intervenendo al convegno di Confedilizia «La casa tra norme nazionali ed europee». Sulle agevolazioni fiscali per gli immobili, Foti ha spiegato che «potremo individuare la misura in ragione anche di questa data ormai storica dei prossimi giorni», quando sarà possibile «vedere se siamo al 3,1% o il 2,9%» del Pil. Un eventuale miglioramento dei conti, ha aggiunto il ministro, «mobiliterà ovviamente risorse diverse nella legge di bilancio».Il passaggio sotto il 3% del deficit/Pil avrebbe inoltre un significato che va oltre la singola cifra. Se il dato italiano scendesse al 2,9% e venisse poi confermato da Eurostat, si rafforzerebbe il percorso verso l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. E con il ritorno nel braccio ordinario del Patto di stabilità aumenterebbero anche i margini per utilizzare la flessibilità europea destinata agli investimenti nella sicurezza e all’energia.Dalla flessibilità Ue più risorse per la casaIl quadro potrebbe essere ulteriormente rafforzato dalla clausola nazionale di salvaguardia richiesta dall’Italia per estendere la flessibilità anche alla sicurezza energetica. Le risorse, secondo le stime circolate, potrebbero arrivare a circa 14 miliardi fino al 2028 e contribuire anche a finanziare interventi sugli immobili: dagli infissi alle pompe di calore, dai sistemi ibridi alle schermature e ai cappotti.È in questo spazio che si inserisce il ragionamento sugli incentivi. L’obiettivo non è semplicemente replicare le agevolazioni del passato, ma individuare strumenti più selettivi e sostenibili, concentrando le risorse sugli interventi ritenuti prioritari. Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa ha infatti osservato che il dibattito sugli incentivi è ancora «troppo viziato dalla vicenda superbonus». L’auspicio, ha aggiunto, è che si possa «ritornare a ragionare bene su questo tipo di aiuto e spinta per migliorare il nostro patrimonio edilizio con due priorità»: il miglioramento sismico e l’efficientamento energetico. E la revisione, secondo Spaziani Testa, potrebbe avvenire «anche magari a parità di gettito», perché il monte degli incentivi sugli immobili è «ancora amplissimo su tanti interventi e si può limare».La cedolare secca per i negozi torna al centroIl principale dossier fiscale sul tavolo di Confedilizia resta però la cedolare secca sugli affitti commerciali. Spaziani Testa ha ribadito che per la legge di bilancio «abbiamo una proposta in particolare che è quella dell’estensione al settore non abitativo della cedolare secca sugli affitti». Il presidente dell’associazione ha spiegato che il governo sta lavorando alla misura e che il viceministro dell’Economia Maurizio Leo sta valutando gli aspetti di bilancio. Confedilizia, ha aggiunto, sta lavorando alla proposta «anche con le associazioni dei commercianti».L’ipotesi riprenderebbe la misura introdotta per il solo 2019, quando la cedolare al 21% era stata prevista per i nuovi contratti di locazione di negozi e botteghe fino a 600 metri quadrati. Per la nuova versione si ragiona su una soglia più bassa, nell’ordine di 250-300 metri quadrati. L’obiettivo è rendere fiscalmente più semplice e conveniente la locazione degli immobili commerciali e favorire il ritorno sul mercato di locali oggi inutilizzati.Foti contro i vincoli sugli affitti breviUn altro fronte riguarda il nuovo Affordable Housing Act europeo e la disciplina degli affitti brevi. Foti ha annunciato che l’Italia intende opporsi a una regolamentazione uniforme imposta da Bruxelles. «Sicuramente insisteremo a livello europeo e chiederemo esplicitamente che questa parte del regolamento non sia una parte prescrittiva, ma una parte che ogni nazione può decidere o meno di applicare», ha spiegato.Secondo Foti, la proposta europea affronta da un lato il problema della disponibilità di alloggi a prezzi accessibili, tema sul quale «l’Italia si è mossa ben prima con un piano casa che prevede nei prossimi dieci anni di mettere a disposizione 100.000 immobili». Diverso è il discorso sugli affitti brevi, che «vorrebbe essere disciplinata con un regolamento che a mio avviso eccede i poteri della Commissione».Il ministro ha anche sintetizzato la posizione italiana con un’affermazione netta: «Il problema dell’abitare non sono gli affitti brevi. A New York si è intervenuti su quelli e sono aumentati solo i costi degli alberghi». Da qui la richiesta di lasciare agli Stati la possibilità di decidere come intervenire sul mercato delle locazioni.Piano Casa e sfratti, i due pilastri del governoFoti ha definito il disegno di legge sugli sfratti «un fatto rivoluzionario in Italia», ricordando che «è dal 1978 che, senza un piano casa, si teneva in piedi la legge sugli sfratti che, in termini di limitazione della libertà privata, qualcosa vuole dire».Il provvedimento, secondo il ministro, deve essere letto insieme al Piano Casa: «Il disegno di legge sugli sfratti si accompagna al Piano Casa perché sono due pilastri di una stessa manovra». A sostenere gli interventi dovrebbe essere anche il Fondo dei Fondi dedicato all’housing sociale e all’emergenza abitativa, gestito da Invimit, con una dotazione complessiva superiore a 3,6 miliardi di euro.Foti ha ricordato anche gli interventi realizzati attraverso il Pnrr, dal progetto PinQua fino agli 1,581 miliardi di euro mobilitati per l’efficientamento energetico del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. «Su questo abbiamo fatto un lavoro eccezionale», ha rivendicato il ministro, ricordando anche gli interventi per il recupero di vecchie cascine, palazzi abbandonati e borghi antichi.Salvini: «La proprietà privata è sacra»Al convegno è arrivato anche il messaggio del vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha collegato il tema della casa a quello della proprietà privata. «La casa non si tocca. La proprietà privata è sacra, ognuno deve avere il diritto di metterla a reddito come vuole», ha scandito Salvini, rilanciando la battaglia contro nuovi vincoli europei sugli affitti brevi.Il ministro ha inoltre ricordato gli sgomberi delle abitazioni occupate abusivamente dal 2022 e indicato altri dossier cari alla proprietà immobiliare, dagli sgomberi più rapidi delle seconde case fino alla proposta di eliminare l’Imu nelle aree interne. Il filo conduttore del confronto di Piacenza è dunque una politica della casa che prova a tenere insieme conti pubblici, incentivi selettivi, fiscalità sugli affitti e tutela della proprietà privata. La prima risposta arriverà già martedì, con i numeri dell’Istat sul deficit. Saranno quei dati a indicare quanto spazio ci sarà per trasformare le proposte in misure concrete nella prossima legge di bilancio.Enrico Foscarini, 20 settembre 2026L'articolo Casa: più risorse per gli incentivi con l’uscita dalla procedura Ue proviene da Nicolaporro.it.