Era il giugno 2022 quando il Corriere della Sera, a firma di Fiorenza Sarzanini e Monica Guerzoni, pubblicò l’articolo “Influencer e opinionisti, ecco i putiniani in Italia”: un elenco di nomi, foto comprese, presentato come una rete di propaganda filorussa attiva nel nostro Paese. Tra i citati comparivano anche Giorgio Bianchi e il giornalista e geografo Manlio Di Nucci. La vicenda sollevò allora un acceso dibattito: il Copasir smentì di aver fornito una lista di nomi, mentre l’allora sottosegretario con delega all’intelligence Franco Gabrielli chiarì che il documento reale, poi desecretato, non conteneva alcun elenco. Interpellata sulle polemiche, la vicedirettrice del Corriere difese comunque il lavoro della redazione, spiegando che si trattava di “una relazione mandata al Copasir dall’intelligence” e non di un atto contro la libertà di opinione.La lista del CorriereTornando sull’episodio in diretta ai nostri microfoni, Bianchi ha ironizzato sul fatto che l’inserimento in quella lista sia diventato, col tempo, quasi un motivo di orgoglio tra i colleghi coinvolti. Ha raccontato di aver affrontato personalmente Sarzanini, chiedendole di indicare anche una sola dichiarazione falsa attribuibile a lui sulla guerra in Ucraina: “me ne basta una”, le avrebbe detto, senza però ricevere risposta. Bianchi ha poi riferito che la giornalista, messa alle strette, avrebbe risposto che il problema non era la veridicità di quanto scritto, ma il fatto che i suoi contenuti venissero ripresi dalla propaganda russa.Il libro citato da Putin e il Nobel per la paceDi Nucci, dal canto suo, ha ricostruito ai nostri microfoni un episodio legato proprio a quella lista: sarebbe stato accusato di aver tratto vantaggio da una presunta citazione di un suo libro fatta da Vladimir Putin durante una cerimonia sulla Piazza Rossa, circostanza che il giornalista ha smentito con fermezza, spiegando di aver chiesto invano, tramite il proprio avvocato, una prova o una rettifica. Il giornalista, 89 anni, ha inoltre ricordato il proprio passato di direttore esecutivo della sezione italiana dell’International Physicians for the Prevention of Nuclear War, l’organizzazione medica che nel 1985 vinse il Premio Nobel per la pace per il lavoro di sensibilizzazione sui rischi sanitari di una guerra nucleare, fondata negli anni Ottanta dal cardiologo statunitense Bernard Lown e dal collega sovietico Evgenij Čazov, e alla quale in Italia collaborarono figure come Rita Levi-Montalcini.Chiudendo il confronto, Duranti ha osservato come oggi una parte del giornalismo si costruisca la visibilità non attraverso inchieste o competenze verificabili, ma insultando e delegittimando chi la pensa diversamente. Bianchi ha chiuso così: “Chi deridono, chi denigrano, chi diffamano? Le persone che non la pensano come loro.”The post “Ricordate la “lista dei putiniani”? Il mio avvocato sta ancora aspettando” | Bianchi e Dinucci appeared first on Radio Radio.