Argentina, migliaia in piazza contro i tagli del presidente Milei: la «marcia della rabbia» chiede lo sciopero generale

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BUENOS AIRES — Migliaia di persone hanno sfilato sabato pomeriggio lungo l’Avenida de Mayo, dal Congresso fino alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale. La chiamano «Marcha de la Bronca», la marcia della rabbia. Il bersaglio è il presidente Javier Milei e la sua politica dei tagli. La richiesta è una sola: che la Cgt, la maggiore confederazione sindacale argentina, proclami lo sciopero generale.È una piazza, non ancora una frattura. Gli organizzatori — partiti di sinistra, movimenti piqueteros (i gruppi di disoccupati che da vent’anni bloccano le strade del Paese) e sindacati di base — attendevano «diverse decine di migliaia» di persone; la Deutsche Welle, l’emittente pubblica tedesca, ne ha contate migliaia, e le immagini dell’Associated Press mostrano un corteo compatto ma non oceanico. La Cgt, per ora, non ha risposto. Senza il suo via libera, lo sciopero generale resta uno slogan gridato sotto i balconi del potere.Il concentramento è cominciato alle 15.30 (le 20.30 in Italia) in Plaza Congreso. Poi il corteo ha imboccato l’Avenida de Mayo, il viale che unisce il Parlamento alla sede del governo, fino a Plaza de Mayo, dove dal dicembre 2023 la ministra della Sicurezza Patricia Bullrich applica il suo «protocollo» contro i blocchi stradali: «Possono manifestare quante volte vogliono, possono andare nelle piazze, ma le strade non verranno chiuse», disse allora. Gruppi per i diritti umani e forze d’opposizione accusano il governo di scaricare il peso del risanamento sui redditi medi e bassi.I numeri spiegano la rabbia. Giovedì 17 settembre il governo ha offerto ai sindacati un aumento del 3% per settembre e un altro 3% per ottobre: tutti hanno detto no. Dall’insediamento di Milei i salari hanno perso circa il 32,5% rispetto all’inflazione. Il bilancio 2027 assegna alle università statali 7.300 miliardi di pesos, circa 4,8 miliardi di dollari al cambio di venerdì (1.512 pesos per dollaro), contro gli 11.000 miliardi chiesti dai rettori; i docenti hanno scioperato il 18 e torneranno a farlo il 22, in vista della quinta marcia universitaria nazionale del 15 ottobre. La manovra propone inoltre di abrogare la legge di emergenza sulla disabilità, in scadenza il 31 dicembre.I veti e la CgtPerché la piazza guarda ai sindacati e non al Parlamento? Perché il Parlamento non basta più. Nel 2025 il Congresso aveva approvato le due leggi — disabilità e università — con la maggioranza dei due terzi, superando i veti di Milei; l’esecutivo le ha promulgate sospendendone le parti onerose per mancanza di fondi, e i tribunali gli hanno ordinato di applicare almeno quella sulle università. Ma alle legislative di ottobre 2025 La Libertad Avanza, il partito del presidente, ha superato il 40% e ha conquistato alla Camera i numeri che rendono quasi impossibile ribaltare i suoi veti. Resta la strada. E la strada, in Argentina, la comanda la Cgt.Per capire bisogna tornare al dicembre 2023. Milei, economista libertario, entrò alla Casa Rosada con la promessa di tagli profondi per chiudere il deficit cronico. Due anni e mezzo dopo rivendica i risultati: inflazione scesa da quasi il 200% al 33%, avanzo di bilancio, rating migliorato. Il conto lo pagano i pensionati, in piazza ogni settimana: quasi metà dei 7,8 milioni percepisce il minimo, circa 330 dollari al mese bonus compreso. Il 22 luglio la Cgt si era unita alla loro mobilitazione, e ad Avellaneda, nella cintura industriale a sud della capitale, ci furono scontri.Quella data, la Cgt l’ha già spesa. Da allora la confederazione tratta, rifiuta il 3% e non convoca. La marcia della rabbia le chiede di scegliere, ma non ha la forza di obbligarla: il 3% resta sul tavolo, il bilancio 2027 va verso l’aula con i numeri del governo e la legge sulla disabilità scade il 31 dicembre. La prossima prova è martedì 22, negli atenei. Il calendario, per ora, lo scrive ancora la Casa Rosada.