Il Suriname è un piccolo Paese di circa 650.000 abitanti in America del Sud. A pochi collegamenti aerei e una quasi inesistente attività produttiva. Tuttavia, la quantità di risorse forestali e minerali, così come la sua posizione geografica – tra il Brasile e la Guyana francese -, hanno catturato l’attenzione di una potenza internazionale: la Cina.La presenza operativa del governo di Xi Jinping è sempre più evidente. Un video diventato virale in rete mostra un gruppo di militari cinesi che circolano con la bandiera della Cina a Sarakreek, una zona selvatica del distretto Brokopondo, famosa per l’attività illegale di estrazione di oro. È stato assordante il silenzio dell’ambasciata cinese in Suriname sull’accaduto.“Il regime cinese, da decenni, ha presenza in Suriname”, si legge sul sito Infobae, che segue la vicenda. I cinesi residenti nel Paese sudamericano sono aumentati in maniera significativa e hanno aperto imprese dipendenti da Pechino. Sarebbero loro, però, responsabili delle principali attività di deforestazione nella giungla amazzonica e anche dell’esportazione miniera, sia illegale che legale. A pagare le conseguenze negative sono le popolazioni di origine.Uno dei progetti più importanti è l’estrazione della bauxite, roccia che costituisce la principale fonte per la produzione dell’alluminio, a carico della compagnia cinese Chinalco nell’ovest di Surinam. Il progetto opererà tutto il 2026 e prevede la concessione di 280.000 ettari per la produzione di sei milioni di tonnellate di bauxite in 30 anni. L’iniziativa prevede anche la costruzione di un porto e una ferrovia.Un’altra questione preoccupante riguarda la deforestazione. Una ricerca del quotidiano americano The Washington Post ha denunciato la partenza di carichi enormi con legno dal fiume di Suriname verso la Cina, così come altre merci illegali (inclusa fauna silvestre).Infine, c’è il grande debito, di circa 544 milioni di dollari, della debole economia del Suriname nei confronti della China Exim Bank e l’Industrial and Commercial Bank of China.