Gli Usa pronti a vendere a Israele 40.000 bombe: tornano gli ordigni da 900 chili bloccati da Biden

Wait 5 sec.

WASHINGTON — Novecento chili di esplosivo per ordigno. Le bombe da 2.000 libbre sono l’arma che due anni fa Washington decise di non consegnare più a Israele: troppo devastanti per i quartieri affollati della Striscia di Gaza, dove un solo colpo può radere al suolo un intero isolato. Quelle bombe stanno per tornare.L’amministrazione Trump si prepara ad approvare la vendita a Israele di almeno 40.000 munizioni, per un valore complessivo di 2,8 miliardi di dollari. Nel pacchetto, rivelano il Washington Post e il New York Times, ci sono anche gli ordigni da 2.000 libbre la cui consegna era stata congelata dall’amministrazione Biden proprio per il rischio di stragi di civili a Gaza.Il congelamento era stato, in due anni di guerra, uno dei pochissimi gesti concreti con cui la Casa Bianca aveva provato a condizionare la condotta militare israeliana: non un embargo, non una sanzione, ma la sospensione di una singola categoria di armi, la più pesante, quella meno adatta a colpire in mezzo alle case. Il valore politico del nuovo pacchetto non sta dunque nella cifra — pur imponente — ma nel precedente che cancella: l’unico freno che Washington abbia mai messo alle forniture per Israele.Perché proprio ora? La decisione matura mentre Israele è sotto pressione internazionale perché riduca l’intensità degli attacchi sulla Striscia. E la risposta sta tutta lì: approvare in questo momento la vendita degli ordigni più contestati è un contro-segnale, il modo più esplicito per dire agli alleati — e a Gerusalemme — che la pressione, da Washington, non passerà.I raid sulla StrisciaIntanto, sul terreno, la guerra continua a produrre esattamente le vittime che il blocco di due anni fa voleva evitare. Due raid di droni israeliani hanno colpito un quartiere residenziale della Striscia, uccidendo un adolescente e un operatore della protezione civile — i soccorritori che a Gaza scavano tra le macerie dopo ogni attacco. È il contesto in cui la notizia della vendita è arrivata sui tavoli del Congresso americano e delle cancellerie.Il passaggio parlamentare è, sulla carta, l’ultimo ostacolo: le grandi vendite militari all’estero vengono notificate al Congresso, che ha la facoltà di bloccarle con un voto — una sorta di potere di veto che i senatori più critici verso la condotta israeliana a Gaza hanno già tentato di usare in passato per forniture analoghe, sempre senza successo. Nulla lascia pensare che questa volta i numeri siano diversi. Ma il dibattito che si aprirà a Capitol Hill costringerà l’amministrazione a difendere in pubblico la scelta di rimettere in circolo l’arma simbolo delle distruzioni di Gaza.Resta il dato da cui tutto era partito. Due anni fa, il rischio che ordigni da 900 chili facessero strage tra i civili bastò a fermare le consegne. Oggi quegli ordigni sono di nuovo in lista, dentro un pacchetto da 40.000 munizioni. E a Gaza, sotto i droni, sono morti un ragazzo e un soccorritore.