Luigi Di Biagio ha parlato così in vista di Roma Inter, big match in programma sabato per la 5ª giornata di Serie A 2026/27A La Gazzetta dello Sport, Luigi Di Biagio ha ‘giocato’ la sua personale Roma-Inter, con il big match dell’Olimpico ad infiammare la 5ª giornata di Serie A 2026/27.Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italianoROMA INTER LA SUA PARTITA – «Sì, sarà per sempre così. Quattro anni di qua e quattro di là, c’è la mia vita dentro perché sono le due squadre a cui rimarrò per sempre più legato. Sarà uno spettacolo, ma è presto per immaginarsi qualcosa di definitivo: questa sfida non deciderà lo scudetto. L’Inter ha l’obbligo di vincerlo per la squadra che ha e per la storia degli ultimi anni. La Roma, invece, è lì per un percorso di crescita ed è una piacevolissima sorpresa: merita tutto per quello che sta facendo. Ci divertiremo perché sono due squadre frizzanti che cercano sempre di attaccare e vincere, senza troppi tatticismi».ROMA ANTAGONISTA DELL’INTER – «Ogni settimana cambiano le cose. Un mese e mezzo fa tutti avrebbero indicato Napoli e Juventus come antagoniste dell’Inter. Io ho sempre detto che la Roma poteva essere una sorpresa: lo sostenevo l’anno scorso in chiave Champions e lo ribadisco quest’anno per lo scudetto. L’Inter, numericamente e per i cambi che ha, è ancora più avanti, ma Gasp può darle molto fastidio. Bisognerà capire come la Roma reagirà quando dovrà gestire insieme campionato e Champions, questo passaggio sarà decisivo».QUANTO GASPERINI HA CAMBIATO LA ROMA – «La Roma ha comprato giocatori funzionali alle sue richieste e direi che non ne ha sbagliato mezzo. Quanto sia stato fondamentale Malen è quasi scontato dirlo, ma è cambiata tutta la Roma. È cambiato proprio il motore. Prendete Dybala, che gioca con una continuità che in passato non aveva. È anche merito del metodo Gasperini: sono convinto che più ti alleni forte e più stai bene. Oggi i giocatori della Roma hanno un altro ritmo e un’altra mentalità: vanno all’attacco e cercano sempre di vincere».QUANTO E’ CAMBIATA L’INTER – «Direi che Chivu aveva fatto molto bene già l’anno scorso… E poi l’intelligenza dell’uomo e dell’allenatore la vedi a un chilometro di distanza. Adesso va ad aggredire ancora più alto e cerca di chiudere subito, così può capitare di concedere qualcosa, com’è successo contro l’Udinese. L’Inter deve arrivare gradualmente a regime e a marzo poi tirare le somme: questa squadra deve portare a casa qualcosa di importante tra scudetto e Champions. Diciamo così, l’Inter ha l’obbligo di vincere, la Roma la speranza di riuscirci. E so che in città l’entusiasmo è incredibile».QUALE ROMA-INTER GLI E’ RIMASTO NEL CUORE – «Andai via dalla Roma e la prima trasferta con l’Inter nel settembre 1999 fu proprio all’Olimpico. È stata la partita più difficile della mia vita: tornare subito a giocare in casa della tua squadra era duro. Il clima era pesante, la gente c’era rimasta male per il trasferimento. Con il tempo, però, il rapporto con i tifosi della Roma è diventato eccezionale e lo stesso con gli interisti».CENTROCAMPO – «Citerei anche Curtis Jones: mi piace e sa fare tutto. Ormai, soprattutto a centrocampo, i ruoli sono quasi spariti. Lo stesso Zielinski non nasce play, ma può farlo benissimo. Cambi di posizione e rotazioni creano un calcio che non concede riferimenti, soprattutto all’Inter. La Roma con Cristante ha trovato un mediano che accompagna la costruzione: lui e Koné vanno spesso verso la linea dei difensori e permettono agli esterni di alzarsi. È lo svuotamento del centrocampo tipico di Gasp, una bellezza da studiare. Sono due grandi reparti, l’Inter forse ha più alternative, ma pure la Roma trova risposte con Pisilli dalla panchina».PORTIERI – «Martinez avrà commesso errori evidenti, ma se credi in un giocatore, in un momento così, lo difendi e lo rafforzi come fa Chivu. Se Svilar è una certezza della Roma, anche Martinez è un portiere interessante e moderno. Con i piedi a Madrid forse ha rischiato troppo, ma non vedo nulla di drammatico. Conta solo la fiducia di tecnico e compagni».CHI E’ PIU’ DECISIVO TRA LAUTARO E MALEN – «Malen fa quasi reparto da solo, è il sole e tutti gli altri si muovono attorno a lui: Dybala, Soulé, gli esterni, i centrocampisti. Attacca la profondità e negli ultimi trenta metri diventa incredibilmente decisivo. Lautaro, soprattutto con Thuram, fa un mestiere diverso: gira di più, viene incontro, gioca anche lontano dalla porta e poi si butta dentro. Sono decisivi entrambi, qui il livello è altissimo».