È bastata una frase, pronunciata dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia, per trasformare Virginia Libero da dirigente conosciuta soprattutto tra gli addetti ai lavori nel nuovo caso politico del Pd. “Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle guerre andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori”, ha scandito la segretaria dei Giovani Democratici. Noi siamo stati i primi a domandarci se fosse tutto normale, eppure queste parole sono state accolte dagli applausi dai presenti. Anche se fuori dalla festa hanno fatto tutt’altro effetto. Nel partito è scoppiata la polemica e, a distanza di giorni, il caso continua a dividere.Libero, 28 anni, padovana di Selvazzano Dentro, è alla guida dell’organizzazione giovanile dem ed è considerata politicamente vicina a Elly Schlein. Ex scout, attivista sui temi della Palestina e fresca di laurea in Giurisprudenza, alle ultime Regionali in Veneto ha raccolto 4.799 preferenze, senza però riuscire a entrare in Consiglio regionale. Una candidatura che aveva comunque certificato la sua crescente centralità nel partito.La sua ascesa alla guida dei Giovani Democratici era arrivata attraverso una candidatura unitaria, dopo le tensioni interne per la successione al vertice della giovanile. Un profilo decisamente schierato sul fronte pacifista e molto attivo sui temi sociali, dal diritto allo studio al lavoro precario, passando per casa e sanità. Fino a domenica, però, il suo nome era rimasto sostanzialmente fuori dal grande circuito della politica nazionale. Poi è arrivato quel “organizzeremo i disertori”.E il problema, per il Nazareno, è che l’uscita è caduta nel momento peggiore. Il Pd è già attraversato da tensioni sulla politica estera e sul rapporto con il Movimento 5 Stelle, mentre la linea di Giuseppe Conte sul riarmo e sull’Ucraina continua a creare malumori tra i riformisti dem. Le parole della leader dei giovani hanno così toccato un nervo scoperto. Le chat interne si sono accese, riporta il Corriere, e diversi dirigenti dei Giovani Democratici hanno preferito non commentare pubblicamente.A uscire allo scoperto sono stati invece alcuni pezzi pesanti del partito. Giorgio Gori ha ricordato che “non è quello che fecero i giovani che scelsero di partecipare alla Resistenza” e ha richiamato l’articolo 52 della Costituzione, secondo cui “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Ancora più dura Sandra Zampa, che ha definito “ripugnante” il concetto di organizzare i disertori, pur rivendicando il rispetto per gli obiettori e per chi sceglie la non violenza.Dall’altra parte, però, non sono mancate le difese. Laura Boldrini ha parlato di parole “chiare, radicali e inequivocabili”, sostenendo che Libero abbia dato voce a “generazioni di giovani che ripudiano la guerra”. Arturo Scotto ha espresso a sua volta apprezzamento per il messaggio pacifista della segretaria dei Gd.Lei, intanto, ha provato a circoscrivere il significato del suo intervento. Nessun riferimento, assicura, alla guerra in Ucraina. “Kiev non c’entra nulla con quello che ho detto dal palco. Sappiamo da che parte stare, dalla parte dell’Ucraina. E condanno Putin”, ha precisato, ribadendo però l’impostazione pacifista della sua generazione.La precisazione non ha chiuso il caso. Anzi. Perché ormai Virginia Libero è diventata, suo malgrado, il volto di una discussione che nel Pd covava da tempo: quella tra l’ala che insiste sul sostegno a Kiev e sulla necessità della difesa europea e quella che guarda con crescente diffidenza al riarmo. La segretaria dei Giovani Democratici ha soltanto pronunciato ad alta voce, e con una formula destinata inevitabilmente a fare rumore, parole che hanno costretto il partito a tornare a fare i conti con una delle sue divisioni più difficili da nascondere.Massimo Balsamo, 16 settembre 2026L'articolo La generazione Schlein scopre i “disertori”. E nel Pd scoppia il caso Virginia Libero proviene da Nicolaporro.it.