Nuovo Cinema Israele, Netanyahu contro ‘Naza’: “Incita all’antisemitismo dall’interno”

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Venezia premia, Netanyahu insorge. E quella che doveva essere una vicenda cinematografica diventa l’ennesimo fronte della guerra culturale intorno a Israele. Il documentario israeliano Naza, premiato alla Mostra del Cinema, finisce infatti nel mirino del premier Benjamin Netanyahu, che lo considera addirittura un caso di “incitamento all’antisemitismo dall’interno”. Non più soltanto Gaza, dunque, né soltanto le operazioni dell’Idf: lo scontro si sposta sul racconto che Israele fa di sé stesso e su quello che il mondo, festival cinematografici compresi, decide di premiare.“Ne ho sentito parlare, ed è sconvolgente”, ha dichiarato Netanyahu in un video diffuso sui social. “Stiamo combattendo l’incitamento all’antisemitismo in tutto il mondo, ma quando proviene da dentro di noi, è intollerabile”. Parole che fotografano la profondità della frattura: mentre una parte del mondo culturale utilizza il cinema per mettere sotto accusa la condotta israeliana a Gaza, il governo di Gerusalemme denuncia il rischio che la critica a Israele finisca per trasformarsi in delegittimazione e, appunto, antisemitismo.Venezia, ancora una volta, si ritrova così al centro di una partita che va ben oltre lo schermo. Il riconoscimento a Naza diventa infatti il simbolo di una contrapposizione che attraversa festival, università, mondo dello spettacolo e opinione pubblica occidentale. Una battaglia semantica nella quale parole come “genocidio”, “antisemitismo” e “critica a Israele” vengono utilizzate come vere e proprie armi politiche.Netanyahu, intanto, mantiene altissima anche la pressione sul fronte militare. Dopo la distruzione di una vasta rete di tunnel attribuita a Hezbollah nel Libano meridionale, il premier israeliano ha definito l’operazione una “vittoria enorme” e ha promesso di “continuare a distruggere le infrastrutture terroristiche”.“Dico ai nostri nemici: se non avete ancora imparato la lezione e scegliete di attaccarci di nuovo, subirete colpi ancora più duri. C’è ancora del lavoro da fare”, ha avvertito Netanyahu. Israele sostiene che la rete sotterranea, realizzata in oltre vent’anni con l’aiuto dell’Iran, fosse destinata ad attività offensive contro il nord del Paese e le forze israeliane.E mentre in laguna l’83esima Mostra del Cinema  ha offerto un palcoscenico alla contestazione culturale, dall’Europa arriva una voce di segno opposto. L’ex premier spagnolo José María Aznar ha dichiarato che “chiamare Israele uno stato genocida è antisemitismo puro e duro”, distinguendo però la legittima critica al governo israeliano dalla delegittimazione dello Stato. La sua conclusione è altrettanto netta: occorre “riprendere una relazione normalizzata con Tel Aviv”.Due posizioni, una stessa domanda: dove finisce la critica politica a Israele e dove comincia la sua delegittimazione? È evidente da tempo che in questo senso anche il cinema, ormai, è diventato  un campo di aspra battaglia politica.