Resident Evil recensione: paura, ironia e una notte da vivere come un videogioco

Wait 5 sec.

Resident Evil torna sul grande schermo con una nuova storia diretta da Zach Cregger, che porta il pubblico dentro una notte di sopravvivenza fatta di paura, inseguimenti e imprevisti. Al centro del film c’è Austin Abrams, protagonista di un horror che alterna jumpscare, ironia e momenti che sembrano usciti direttamente da un videogioco. Per circa un’ora e mezza il film non lascia molto spazio alla noia e costruisce una corsa continua nella quale la paura si alterna a momenti di ironia, senza che una componente finisca per soffocare completamente l’altra.A rendere particolare questa nuova versione è soprattutto il punto di vista scelto per raccontare la storia. Il protagonista Bryan non è un eroe esperto, non sa esattamente come affrontare quello che gli sta succedendo e, soprattutto, non sembra avere alcuna idea di come sia possibile uscire vivo dalla situazione nella quale è finito. È proprio questa sua normalità a renderlo credibile: davanti a un incubo del genere, reagisce come potrebbe fare una persona qualunque.Foto: Ufficio StampaIl fuoco che ti porti dentro, De Angelis in concorso a Venezia 83Resident Evil 2026: la trama e la notte di sopravvivenza di BryanLa storia di Resident Evil 2026 comincia con una situazione apparentemente ordinaria. Bryan è un giovane corriere medico che sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro quando si ritrova coinvolto in qualcosa che sfugge completamente al suo controllo. In poche ore quella che avrebbe dovuto essere una notte come tante si trasforma in una lotta per la sopravvivenza, nella quale ogni spostamento può diventare una nuova minaccia.C’è però un elemento della sua vita precedente che continua a rimanere presente, anche quando tutto intorno a lui sembra essere precipitato nel caos. All’inizio del film Bryan cerca di avere una conversazione importante con la fidanzata, ma la telefonata viene interrotta proprio quando il segnale scompare. È un momento breve, ma destinato a tornare nella storia e a diventare quasi un filo invisibile che collega l’inizio alla parte finale del film. Bryan non sta semplicemente cercando di sopravvivere: sta cercando di tornare alla persona e alla vita che aveva prima di quella notte.Resident Evil quando il film sembra diventare un videogiocoUno degli aspetti più divertenti di Resident Evil è il modo in cui alcune sequenze riescono a restituire allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno di un videogioco. Non succede continuamente e proprio per questo i momenti in cui il linguaggio cinematografico sembra avvicinarsi a quello videoludico risultano particolarmente efficaci.In alcune scene la prospettiva passa alla prima persona, soprattutto quando Bryan impugna un’arma, richiamando immediatamente la visuale tipica dei videogiochi. Lo stesso effetto si ritrova nel modo in cui il protagonista è costretto a esplorare, cercare e recuperare ciò che può aiutarlo a sopravvivere, come se ogni ambiente nascondesse qualcosa di indispensabile per affrontare quello successivo.È una dinamica che ricorda immediatamente quella di un videogioco survival horror: esplorare, cercare, trovare ciò che serve e prepararsi alla minaccia successiva. Il film non sembra però voler trasformare ogni scena in una simulazione videoludica. Al contrario, utilizza questi elementi con una certa misura, lasciando che siano soprattutto alcune sequenze a creare quella sensazione. Foto: Ufficio stampaThe Invite, Olivia Wilde porta al cinema una commedia sexyResident Evil i jumpscare funzionano senza esagerarePer un film che porta il nome Resident Evil, la paura è inevitabilmente una delle componenti più attese. Il risultato, da questo punto di vista, è piacevole proprio perché i jumpscare non sembrano essere utilizzati in continuazione. Arrivano quando serve, abbastanza da provocare qualche sobbalzo ma senza trasformarsi in un meccanismo talmente ripetitivo da diventare prevedibile.Il film riesce soprattutto a capire quando è il momento di lasciare spazio alla tensione e quando, invece, è necessario spezzarla. Ed è qui che entra in gioco l’ironia di Bryan, che diventa quasi una valvola di sfogo all’interno della notte infernale che sta vivendo. Non è il classico protagonista che mantiene il sangue freddo davanti al pericolo: è spaventato, non comprende davvero quello che sta succedendo e continua a reagire come reagirebbe una persona reale, arrivando persino a parlare quasi tra sé e sé per convincersi che ciò che sta vivendo non possa essere vero.Il risultato è una comicità che nasce soprattutto dalle situazioni e dalle reazioni del personaggio. Anche la sua poca dimestichezza con le armi contribuisce a rendere tutto più credibile e, allo stesso tempo, ad alleggerire la tensione: Bryan non si trasforma improvvisamente in un eroe infallibile, sbaglia, si agita e affronta il pericolo con tutta l’insicurezza di chi si trova completamente fuori dal proprio mondo.Austin Abrams è il protagonista perfetto di Resident EvilA funzionare particolarmente bene è Austin Abrams, che porta sullo schermo un protagonista molto lontano dal tradizionale eroe d’azione. Bryan non appare come qualcuno preparato a combattere, non sembra avere una strategia e spesso procede semplicemente per tentativi, cercando di capire quale possa essere la scelta meno pericolosa tra quelle che gli si presentano davanti.È proprio questa caratteristica a permettere allo spettatore di entrare facilmente nei suoi panni. Non abbiamo davanti un personaggio che sembra conoscere già le regole dell’incubo nel quale è finito: le scopre insieme a noi. La sua paura diventa quindi parte integrante dell’esperienza e rende più credibili anche le sue reazioni più istintive. Abrams è perfetto per il ruolo perché riesce a mantenere Bryan sufficientemente vulnerabile senza renderlo passivo.Foto: Ufficio StampaFatherland, il nuovo film di Pawlikowski con Sandra HüllerResident Evil: una speranza che dura fino all’ultimoSenza entrare nei dettagli che rovinerebbero la visione, è soprattutto il finale a lasciare una sensazione diversa rispetto a quella che ci si potrebbe aspettare. Per buona parte della storia lo spettatore continua a sperare che Bryan riesca a salvarsi. Dopo tutto quello che ha affrontato durante quella notte, sembra quasi naturale desiderare che possa finalmente tornare alla sua vita e lasciarsi alle spalle l’incubo.Il film gioca proprio su questa speranza e riesce a mantenerla viva fino agli ultimi momenti, anche quando la situazione sembra diventare sempre più difficile. Bryan resta un personaggio a cui è facile affezionarsi, proprio perché dietro la paura e l’ironia continua a emergere il suo lato più umano e il desiderio di ritrovare ciò che aveva lasciato prima che tutto cominciasse.È soprattutto nelle battute finali che Resident Evil cambia leggermente tono. Senza rinunciare alla tensione, il film lascia spazio a una componente più emotiva e porta lo spettatore a chiedersi fino all’ultimo quale direzione prenderà la storia. Una conclusione che preferisce lasciare il segno piuttosto che offrire risposte troppo comode, e che acquista ancora più forza proprio per il contrasto con l’ironia che aveva accompagnato molti dei momenti precedenti.Resident Evil recensione: un horror godibile dall’inizio alla fineIl punto di forza di Resident Evil è forse proprio la sua capacità di non prendersi troppo sul serio senza smettere di essere un film horror. La paura c’è, i jumpscare funzionano e alcune sequenze riescono a creare una tensione autentica, ma tutto viene continuamente bilanciato dalle reazioni di un protagonista che sembra essere il primo a non sapere come comportarsi davanti a ciò che gli sta accadendo.Per circa un’ora e mezza, il film mantiene così un ritmo costante e soprattutto non dà la sensazione di trascinarsi. La fuga di Bryan procede attraverso nuove minacce, oggetti da trovare, armi da recuperare e situazioni nelle quali ogni soluzione sembra portare inevitabilmente al problema successivo. È proprio questa struttura a restituire quella piacevole sensazione da videogioco che accompagna alcune delle scene più riuscite.Resident Evil non cerca di essere qualcosa di diverso da ciò che è: un horror capace di intrattenere, sorprendere, far sobbalzare e, quando serve, anche sorridere. A guidarlo c’è un protagonista tutt’altro che infallibile, catapultato in una situazione impossibile e costretto a cavarsela come può.Il risultato è un film che scorre fino all’ultimo senza perdere ritmo. Novanta minuti in cui è facile lasciarsi trascinare nella notte di Bryan, tra tensione, ironia e quella voglia di scoprire cosa lo aspetta dietro l’angolo che, in fondo, è sempre stata una delle anime di Resident Evil.Emmy Awards 2026, tutti i vincitori: Widow’s Bay fa la storia| Da Rumors.it