I Paesi Baltici dal 2023 sono stati in prima linea nel proporre un Drone wall per il controllo dei confini con sistemi antidrone. Ma nel 2025 la Commissione Europea rifiutò di finanziare questa iniziativa dell’Estonia in partnership con la Lituania, volta allo scambio di informazioni per proteggersi da minacce asimmetriche e ibride russe. Si sono allora ricercate altre fonti di finanziamento con l’idea di estensione del progetto in sistema cooperativo regionale. A latere la Ce ha finanziato i Baltici con modesti acquisti di Uas e C-Uas per una decina di milioni di euro.Le lezioni apprese da questo episodio riguardano più aspetti che si intrecciano. Kubilius raccomandò allora un concetto unificato per lo sviluppo di tecnologie spostando la priorità alla difesa aerospaziale per l’intensificata minaccia delle incursioni dei droni russi anche ad altri Paesi confinanti, inclusa la produzione in massa di droni. L’iniziativa di un Eu Drone wall da parte di Paesi Baltici deriva dall’esperienza operativa di Paesi di frontiera come l’Ucraina con la rapida evoluzione di tecnologie e dottrine dei droni. Si è constatato che portare l’iniziativa a livello di cooperazione europea, con i limiti, le divisioni e le tempistiche dei meccanismi Ue, non avrebbe consentito la necessaria rapidità per lo sviluppo capacità operative, che invece è preferibile tramite partnerships industriali bilaterali.Per tentare di inquadrare il contesto si devono percorrere le diverse fasi dei processi istituzionali Ue a partire dal 2025 a oggi, quali il White paper for European defence e il Rearm european plan, seguiti dal Defence european readiness roadmap 2030 con Capability coalitions, Edip, Fase, Edpci, Defence flagships, etc. Si evidenzia che nella stessa architettura europea coesistono due concetti: l’European defence program of common interest è uno strumento quadro normativo applicabile a qualsiasi programma cooperativo, i Defence flagships sono macro- progetti bandiera in aree prioritarie e urgenti. Un anno fa la Von der Leyen fece la dichiarazione sul muro di droni, proponendo di inserire nella Roadmap 4 flagships tra cui l’Eu Drone wall e l’Eastern flank watch, che entrambi includono i droni. Le tempistiche iniziali nel 2025 erano initial capability con technical planning e capability gap assessment nel 2026 e piena funzionalità nel 2027. Per droni e counter droni sono previsti per il 2026-2027 110 milioni di eurp su un budget Edip di 1,5 miliardi di euro. Ma i macro-obiettivi indirizzati a necessità urgenti devono affrontare problematiche quali i finanziamenti post 2027, gaps tecnologici e differenti cicli di programmazione tra i Paesi. Le critiche ai Flagships sottolineano che al momento si tratta di esperimenti politici e industriali per lo sviluppo di capacità congiunte, ma soprattutto si evidenziano sfide più ampie quali la razionalizzazione e il coordinamento fra i tools l finanziari europei, la chiara identificazione degli obiettivi che risulta confusa per l’iniziativa Eastern flank watch volta alla sorveglianza aerea e spaziale dal Baltico al Mar Nero.Qual è la posizione del Parlamento europeo? Il quadro è considerato confuso con posizioni divergenti e mancanza di consenso, face disputes over cost, feasibility and strategic focus. Per risultare efficace, il Wall è visto come un passo iniziale a condizione che ci si accordi su framework istituzionalizzati, coordinati e legali ad hoc. Tra l’altro non c’è stata condivisione neanche sul termine wall sostituito dal più neutrale e meno impegnativo termine initiative, che allarga l’obiettivo dal fronte Est all’insieme dei confini Ue. Inizialmente il diniego e lo scetticismo di 4 grandi Paesi che contestarono il focus solo sul Fronte Est e non all’intero territorio della Ue, e spostarono la priorità dai droni alla difesa aerea con velivoli, missili e radar. Il percorso è risultato travagliato e manca ancora un consenso tra i Paesi nonostante l’endorsement del Consiglio europeo informale di Copenhagen. Pesa all’interno della Ue la contrapposizione tra due impostazioni oggetto di intense negoziazioni per costruire un percorso più solido, da una parte l’urgente necessità per i Paesi dell’Est e la Finlandia, dall’altra la priorità per gli altri Paesi alla valutazione di costi, rischi, fattibilità tecnica, e al rischio di un ruolo Ce nei droni a scapito delle prerogative nazionali. Complessità architetturali, mancanza di allineamenti sulle minacce e di soluzioni da adottare, di regole ad hoc e obiettivi da fissare stanno procrastinando l’ambizione di Ue per i lenti progressi nel 2026, mitigandone le aspettative. L’initiative è considerata da alcuni come un Marchio di finanziamento esteso a progetti nazionali che sarebbero stati realizzati comunque. Per superare l’impasse i Paesi dell’Est hanno avviato proprie iniziative, come la Polonia di un anti-drone Wall da 3,8 miliardi di euro, la Finlandia con 44 milioni per la Border guard, la Romania con la richiesta di prestiti Safe, l’Estonian defence industry cluster con il Baltic Drone wall.Non si può non osservare le diverse velocità tra l’urgenza di costituire capacità industriali nel settore dei droni e la disponibilità di finanziamenti europei per lo sviluppo tecnologico, dovute alla complessità dei meccanismi europei che a volte non sono adeguati alle esigenze operative, e spingono i Paesi a ricercare cooperazioni bilaterali o nazionali. Emerge a parere di esperti esterni, che per superare divisioni e lentezze istituzionali delle collaborazioni europee, risultano più efficaci e rapide le leadership industriali e operative di piccoli Paesi con capacità tecnologiche avanzate.Nel 2026 la Ce ha comunque proseguito il suo coinvolgimento preparatorio con gli strumenti a sua disposizione, come l’Eef che prevede 1 miliardo di eurp per le 4 Flagships ripartiti in 57 progetti di ricerca, un fondo equity tramite la Bei, la possibilità di utilizzare Edip e Safe, e l’Action plan on drone and counter-drone security, incentrato su un framework di coordinamento per resilienza e preparazione, intesa come ramp up industriale, prevedendo l’attivazione di una lunga serie di attività regolamentari come requisiti di safety e certificazione nell’ambito della difesa, sicurezza e duale.La complessità che presenta il tema Droni si estende in Europa ad altre situazioni.UcrainaUn capitolo politico prioritario dove l’approccio europeo, differente e concreto, concerne il sostegno all’Ucraina, dove la priorità e l’urgenza data a Kyiv privilegia la velocità con la rapida adozione di significative misure finanziarie. L’Ukraine support loan 2026-2027 di 90 miliardi di euro, di cui 8,3 già sborsati per la difesa, di cui 1+3,9 per il procurement di droni. In settembre la Ce ha approvato 6,1 miliardi di euro aggiuntivi per Kyiv – per l’acquisto di PAC-3 Patriot e di sistemi di difesa aerea, munizioni, droni e sistemi elettronici. Questo è stato reso possibile a seguito della Decisione di deroghe per l’eleggibilità, ad esempio, di droni (combat proven) realizzati in Ucraina, con accelerazione dei tempi di consegna e prioritizzazione degli ordini. In settembre si è tenuta la prima riunione dell’Eu Ukraine drone alliance con i produttori a supporto dell’industria europea ed ucraina, volta ad implementare l’Eu Ukraine drone deal che rientra nell’Eu Ukraine industrial pact. Come si vede una vision e un approccio concreto, molto diversi rispetto ai progetti Flagships.NATOLa dimensione complessiva delle capacità tecnologiche dei Paesi Nato/Ue nell’area dei droni può senz’altro trovare un comune valore aggiunto nella coesistenza e nelle rinnovate sinergie tra i numerosi attori istituzionali e industriali coinvolti. L’Alleanza al summit di Ankara ha lanciato l’operazione Eastern Sentry per la deterrenza contro le incursioni dei droni russi, insieme ad iniziative come i networks di expertise, cioè i Centri di eccellenza della Nato Act per la sperimentazione multi-dominio delle tecnologie unmanned, la Task force X central mediterranean a guida italiana a supporto delle forze dell’Alleanza, un framework nel Fianco Sud della Nato rappresenta un modello pratico per l’integrazione di tecnologie unmanned nelle unità operative, scalabile attraverso regioni, domini e missioni.ConclusioniL’Europa sta affrontando il tema dei droni come framework multi-dominio in modo frammentato in assenza di una strategia condivisa. Non aiuta la diversità di visioni, di competenze con regole differenziate del quadro europeo, che induce i Paesi a ricercare collaborazioni tra loro quando obiettivi, requisiti e veloci tempistiche sono condivise, pur scontando carenze negli investimenti. È qui che l’Ue può fornire un supporto partendo da soluzioni sperimentali e innovative dei Paesi, finanziando le fasi successive di sviluppo, industrializzazione, scale up e produzione. Si tratta di un approccio bottom up interessante e pragmatico che sta emergendo, con la potenzialità di entrare rapidamente sul mercato, lasciando il lancio di grandi proposte architetturali europee top down a un preventivo dibattito con i Paesi e alla chiara identificazione di obiettivi, coerenza di governance, e tempistiche adeguate alla realtà operativa. Il dibattito è in corso, la sua evoluzione è continua; serve razionalizzazione degli strumenti, coerenza nella governance e supporto politico/ finanziario adeguato alla realizzazione di queste iniziative di innovazione, sviluppo capacitivo ed autonomia europea.