Nel suo discorso a Bari, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha enunciato un’affermazione quanto mai potente, visto che da 40 anni la maggioranza di noi è ingannata da un ambientalismo tossico, responsabile del degrado ambientale che ci tocca subire. Non solo tossico, ma anche rumoroso, perché coccolato da una pubblica opinione, sia sulla carta stampata che via etere – non solo italiana, ma internazionale – che ha alimentato una narrazione falsa e bugiarda. Ho apprezzato il coraggio delle parole di Meloni.Perché, diciamolo chiaro, accodarsi al belame del gregge è ben più comodo, perché chi si accoda sa che, se risultasse nel torto, la propria voce rimarrebbe comunque nascosta, sovrastata da quella dei più. Chi si accoda, sa che il coraggio di andare contro-corrente gli darebbe poche soddisfazioni nel caso avesse ragione: il gregge mai e poi mai gliela riconoscerebbe. Anzi, senza arrossire, farebbe proprie quelle ragioni, arrivando anche a rivendicare di averle sempre sostenute.Ecco le parole di Meloni: «Per noi del centro-destra, la transizione energetica significa neutralità tecnologica, ed è per questo che dopo 40 anni abbiamo rotto un tabù e riaperto la strada al nucleare. Ci accusano di essere negazionisti del cambiamento climatico, ma noi non siamo negazionisti del cambiamento climatico, siamo negazionisti delle idiozie con cui la sinistra ci dice che dobbiamo combattere il cambiamento climatico». Val la pena commentarle, tanto sono importanti.«Neutralità tecnologica» significa una cosa molto pragmatica: in ordine alla produzione energetica – e in particolare quella elettrica – non esistono tecnologie a priori preferibili: qui le parole importanti sono “a priori”, cioè non v’è una ideologia precostituita su questa o su quella tecnologia. Ciascuna – a carbone, gas naturale, petrolio, nucleare, idroelettrico, eolico, fotovoltaico – va considerata caso per caso, anche in rapporto al contesto locale. Per esempio, in alcuni paesi del Medioriente l’elettricità è prodotta per metà dal petrolio e per metà dal gas naturale; e questo non perché le considerano fonti ideologicamente preferite al carbone o al nucleare, ma semplicemente perché nel petrolio e nel gas naturale quei Paesi ci nuotano.I Verdi e la nostra Sinistra, invece, hanno fatto una scelta ideologica. Dissero – e indussero gli italiani a dire – No al nucleare nel 1987, e lo ridissero nel 2011, a valle degli incidenti di Chernobyl e Fukushima. Usarono il più vigliacco degli strumenti politici: la paura. Se qualcuno pensa ancora che fu una paura motivata, basti solo rammentare che dopo quegli incidenti, l’Ucraina installò ben 9 reattori nucleari, e il Giappone ha ripreso ad avviare già oltre una dozzina dei propri reattori.Quando nacquero, i Verdi avevano paturnie non solo contro il nucleare (giova rammentare lo slogan «Nucleare? No, grazie») ma anche contro carbone, petrolio e gas naturale (e qui rammentiamo che erano il partito del Sole-che-ride, rimasto tutt’oggi nello stemma). Erano (e sono) paturnie di precostituita ideologia: autocito un mio libretto del 2007, titolato «L’Illusione dell’Energia dal Sole», per il beneficio di chiunque volesse comprendere le ragioni tecniche ed economiche di quella illusione. A quel tempo le aveva ben comprese Silvio Berlusconi, e sappiamo com’è finita col proposito del Cavaliere di riavviare il nucleare in Italia. Allora si diceva che eravamo in errore, ma il tempo ci è stato galantuomo: dopo vent’anni e dopo 8000 miliardi di dollari spesi nel mondo in fotovoltaico (7000 miliardi) ed eolico (1000 miliardi) con lo scopo di ridurre l’uso dei combustibili fossili, il loro consumo è invece aumentato del 50%. Ci sarà una ragione, no? C’è: leggete il mio libretto.Non sapendo come giustificare la – a questo punto patologica – fissazione, si sono inventati il cambiamento climatico d’origine antropica. Di questa invenzione vi abbiamo qui speso fiumi d’inchiostro, ma voglio ora commentare le parole di Meloni che sono lucidissime non solo sul punto della neutralità tecnologica, ma anche su quello del clima: «non siamo negazionisti del cambiamento climatico», puntualizza il Presidente del Consiglio. Vivaddio! Il cambiamento climatico è connaturato al nostro pianeta. Però chi veramente lo nega sono proprio i Verdi e, ora, anche il Pd di Elly Schlein, la quale, forse per mancanza di idee, s’è accodata ai Verdi.Dicono infatti questi capolavori: il cambiamento climatico dell’ultimo secolo è quasi al 100% d’origine antropica, per via delle emissioni di CO2 conseguenti all’uso di petrolio, carbone e gas naturale; ergo, se non ci fosse codesta origine antropica, avremmo avuto un secolo senza alcun cambiamento climatico. Ecco, allora, chi sono i veri negazionisti del cambiamento climatico: l’allegra brigata dei Verdi, di Schlein e dei loro sodali. Ed è allegra perché stimolano la risata quando i vari Bonelli scendono in piazza contro il caro energetico, essendo essi i veri responsabili del caro energetico, il cui primato al mondo è stato detenuto dall’Italia dal primo referendum nucleare in poi. Oggi, lo scettro l’ha la Germania ove, appunto, i Verdi hanno fatto chiudere 17 reattori nucleari del Paese.Da parte nostra auguriamo a Giorgia Meloni di mantenere la lucidità dimostrata nel corso di questi anni di governo. E confidiamo che la manterrà perché, rammentiamolo, questa sua posizione controcorrente la prendeva già quattro anni fa quando, al suo primo intervento alla Cop di allora poneva al mondo intero una banale domanda che suonava all’incirca così: anche ammesso che abbia senso proporsi di ridurre le emissioni di CO2, certamente non ha senso che lo faccia solo il 9% degli emettitori (cioè solo la Ue), cosicché, anche se ci fosse una crisi climatica da affrontare, la strada dev’essere un’altra.A queste parole va il nostro plauso, al quale aggiungiamo una rassicurazione: non c’è alcuna crisi climatica. Ci sono solo i capricci del clima che possono degenerare in disastri. Ma questi possono evitarsi solo se si smette di seguire, come ben dice Meloni, «le idiozie proposte dalla sinistra».Franco Battaglia, 14 settembre 2026L'articolo Meloni rompe il tabù green e sfida l’ambientalismo della sinistra proviene da Nicolaporro.it.