Yemen. Incontro segreto a Muscat tra funzionari Usa e Houthi

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Funzionari statunitensi hanno tenuto un incontro segreto e non annunciato con rappresentanti degli Houthi yemeniti nella capitale dell’Oman, Muscat, pochi giorni dopo che il movimento aveva preso il controllo di un tratto strategico della costa yemenita sul Mar Rosso, compreso lo storico porto di Mocha e l’isola di Perim, situata nello stretto di Bab el-Mandeb.L’incontro si è svolto domenica scorsa presso l’ambasciata statunitense a Muscat, con la mediazione del governo omanita, che continua a svolgere un ruolo centrale nella diplomazia regionale. La delegazione Houthi comprendeva figure di primo piano, tra cui Mohammed Abdul Salam, residente a Muscat e soggetto a sanzioni statunitensi, e Abdul Malik al-Ajri. Durante i colloqui, i rappresentanti Houthi hanno assicurato ai funzionari americani di non avere intenzione di attaccare navi o unità navali statunitensi o israeliane, ribadendo il loro impegno a rispettare i termini del cessate il fuoco.La negoziazione diretta conferma l’approccio pragmatico che, nonostante la riclassificazione degli Houthi come “organizzazione terroristica straniera” da parte dell’amministrazione Trump, ha portato a un accordo di cessate il fuoco dopo una campagna aerea mirata a neutralizzare le minacce alla navigazione. Sebbene il dipartimento di Stato si sia rifiutato di confermare ufficialmente l’incontro, sia il presidente Donald Trump sia il vicepresidente JD Vance hanno lasciato intendere l’esistenza di contatti diretti con il gruppo. I diplomatici statunitensi hanno inoltre sottolineato che la tutela della libertà di navigazione nel Mar Rosso e la prevenzione dell’espansione del terrorismo restano tra le priorità strategiche di Washington.Secondo quanto riportato da *Euronews*, che cita fonti statunitensi informate, l’amministrazione americana sta inoltre organizzando un incontro strategico tra Trump e i leader e i ministri degli Esteri dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), previsto la prossima settimana a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’obiettivo è discutere gli sviluppi del conflitto con l’Iran e delineare una visione complessiva per la fase successiva.Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Oman parteciperanno ai colloqui, dopo l’invio degli inviti ufficiali da parte del dipartimento di Stato. Vi sono inoltre indicazioni secondo cui la partecipazione potrebbe essere estesa ad altri Paesi arabi e islamici. Attraverso questi incontri, Washington mira a presentare una versione preliminare del proprio piano strategico per la risoluzione del conflitto e per la fase postbellica, che l’amministrazione Trump intende finalizzare dopo le elezioni di medio termine del Congresso previste per novembre.Le iniziative diplomatiche coincidono con i segnali lanciati dal presidente Trump circa un possibile avvicinamento alla conclusione degli scontri militari. Secondo fonti statunitensi, Washington avrebbe ricevuto messaggi diretti dall’Iran che indicherebbero la volontà di Teheran di raggiungere un accordo per porre fine al conflitto armato.La partecipazione degli Stati del CCG avviene in un contesto segnato dalle forti ripercussioni, sia sul piano della sicurezza sia su quello economico, degli scontri militari sulle rotte marittime e sui mercati energetici globali. Gli attacchi iraniani hanno preso di mira basi e infrastrutture strategiche, provocando interruzioni nelle esportazioni di petrolio e gas attraverso lo stretto di Hormuz e incidendo direttamente sulle rotte del trasporto marittimo nel Mar Rosso.Parallelamente, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta cercando di organizzare un incontro diretto con Trump durante la sua visita a New York, nel tentativo di incidere sulla definizione dei futuri accordi politici e di sicurezza. Non sono tuttavia ancora state fissate date ufficiali, mentre Washington continua a utilizzare diversi canali diplomatici per coinvolgere le potenze regionali nella definizione della propria strategia di sicurezza.