ANKARA — «Se 360 deputati sostengono la decisione di convocare nuove elezioni, si terranno il 16 aprile 2028». Con una frase pronunciata davanti alle telecamere dell’emittente privata NTV, Mehmet Uçum, capo consigliere della presidenza turca, ha sciolto giovedì pomeriggio il nodo che Ankara coltivava da mesi: Recep Tayyip Erdogan si ricandiderà. Ma come può correre di nuovo un presidente che la Costituzione ha già fermato?È la prima conferma ufficiale, riferisce France 24 rilanciando l’agenzia AFP. Erdogan ha 72 anni ed è al potere da oltre 23: premier dal 2003, presidente dal 2014. La Carta turca gli vieterebbe un nuovo mandato, il quarto alla guida dello Stato. Eppure la data annunciata non è casuale, e il meccanismo nemmeno.Perché anticipare il voto di appena tre settimane? Il calendario ordinario fisserebbe le urne al 7 maggio 2028. Ma l’articolo 116 della Costituzione prevede che, se il Parlamento delibera con 360 voti su 600 il «rinnovo» delle elezioni durante il secondo mandato del presidente, l’uscente può ripresentarsi — una scappatoia scritta nella Carta stessa. Uçum aveva esposto la road map giuridica già a giugno, in un articolo per l’agenzia di Stato Anadolu, sostenendo che non è un’«elezione anticipata» ma un semplice «rinnovo» dentro il normale ciclo politico. E il 16 aprile è una data-simbolo: l’anniversario del referendum del 2017 che, approvato di misura, introdusse il sistema presidenziale cucito su Erdogan.Dove trova il presidente i 360 deputati? Qui la strada si stringe. Il suo Partito della giustizia e dello sviluppo e l’alleato di destra radicale, il Partito del movimento nazionalista, non arrivano da soli alla soglia: servono voti dell’opposizione, in primis del partito filo-curdo Dem. Il leader nazionalista Devlet Bahçeli ha già benedetto la data del 16 aprile; e già a novembre 2024, citato da Reuters, aveva detto che «non sarebbe una scelta naturale e giusta» impedire una nuova elezione di Erdogan una volta sconfitti terrorismo e inflazione. L’8 settembre il vicepresidente del suo partito ha dato per certa la candidatura.La promessa del 2023E la parola data? Nel maggio 2023, dopo aver battuto al ballottaggio il candidato dell’opposizione repubblicana Kemal Kılıçdaroğlu, Erdogan aveva presentato il mandato in corso come l’ultimo. Non era la prima acrobazia: la terza candidatura fu ammessa sostenendo che il mandato 2014-2018, sotto il vecchio sistema parlamentare, non andasse contato. Ora Uçum assicura che, in caso di vittoria, quello del 2028 sarebbe davvero l’ultimo. Come nel 2023, appunto.Resta la domanda che l’annuncio scavalca: contro chi correrà? Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e principale rivale del presidente, è in carcere, mentre la stretta sull’opposizione prosegue da mesi. La partita vera, intanto, non si gioca alle urne ma in Parlamento: senza i voti curdi il rinnovo non passa, e ogni mossa di Ankara verso il Dem — dal dossier curdo alle aperture degli ultimi mesi — va letta anche in questa chiave.Il tempo, poi, non è infinito. Il calendario elettorale formale parte il 10 marzo 2028 e la delibera parlamentare dovrà precederlo: da qui ad allora, il corteggiamento dei 360 voti sarà il vero baricentro della politica turca.