AGI - Aveva visto la luce nel 1919 nell’esotica Ceylon, colonia britannica, ma quando aveva tre anni il padre si era trasferito in Italia ad Asciano, in provincia di Siena, dove aveva acquistato terreni agricoli e vigneti, e qui aveva trascorso infanzia e adolescenza.Di madrelingua inglese, Richard Mallaby parlava un perfetto italiano con accento toscano, e si esprimeva nella lingua di Shakespeare con accento italiano. Tornato in Inghilterra si era arruolato nell’esercito nel 1939 e quando Mussolini il 10 giugno 1940 aveva dichiarato guerra alla “Perfida Albione” i servizi segreti lo avevano contattato e quindi inserito nei quadri dello Special Operations Executive (Soe) proprio perché parlava perfettamente italiano e poteva tornare utile. Per decenni la sia vicenda è rimasta ignota, non solo in Italia, e un significativo contributo alla sua conoscenza è frutto dell’impegno e della ricerca di Gian Luca Bernaschi.Catturato dai carabinieri dopo essersi paracadutato sul Lago di ComoPer l’agente segreto Richard “Dick” Mallaby l’occasione per mettersi in luce arriva nella fase più convulsa della guerra per l’Italia, ovvero dopo la caduta del Duce il 25 luglio 1943.Era stato paracadutato nella zona del Lago di Como ma il 14 agosto era stato catturato dai carabinieri che l’avevano subito consegnato al Servizio informazioni militari (Sim) del generale Giacomo Carboni. Il Sim si era infiltrato nel Soe e aveva saputo del lancio di quel tenente ventiquattrenne: a ruoli invertiti, tornava adesso utile agli italiani. Invece di essere fucilato come spia, Mallaby veniva affidato dal generale Giuseppe Castellano, che il 3 settembre avrebbe firmato la resa incondizionata a Cassibile, al maggiore Luigi Marchesi, che avrà un ruolo niente affatto marginale nella fase armistiziale e nelle convulse ore dell’8 e 9 settembre.Il Servizio informazioni militari lo utilizza come contatto con gli AlleatiAl giovane agente era precluso ogni contatto con l’esterno e doveva contribuire ai contatti diretti con gli Alleati attraverso la Centrale radiotra¬smissioni guidata dal tenente colonnello Renato de Francesco.Il 29 agosto, dal Comando supremo italiano di Palazzo Vidoni, aveva inviato il primo radiomessaggio al suo superiore a Londra, il maggiore Maurice Page. In seguito gli inglesi avevano consegnato a Castellano un’apparec¬chiatura radio e i codici per le comunicazioni dirette con Algeri, sede del comando supremo alleato. Quando nel tardo pomeriggio dell’8 settembre l’annuncio di Eisenhower getta nel marasma i vertici militari e istituzionali italiani, e viene deciso l’allontanamento da Roma, nel primo mattino del 9 Marchesi porta con sé all’aeroporto di Pescara, su un Savoia Marchetti "Marsupiale" del Sim, anche l’agente inglese con la preziosissima radiotrasmittente. Il maggiore racconta: "Atterrammo regolarmente a Pescara e ci sistemammo in una baracca sul lato del campo. Mallaby tentò di entrare in contatto con la centrale del comando alleato senza riuscirvi. Il personale del campo era assai esiguo e con la sola dotazione di armamento personale. D’altra parte la giornata trascorse assolutamente tranquilla. Vedemmo transitare solo qualche automezzo e qualche piccolo re¬parto tedesco diretto verso nord. I tedeschi non fecero neppure caso all’aeroporto".Il radiomessaggio dall’aeroporto di Pescara dopo l’armistizioCosì come gli avieri del “Pasquale Liberi” non si accorgono dell’inglese che viene subito occultato alla loro vista, appena sbarcato dall’aereo di trasporto SM 82, nessuno si insospettisce neppure quando in tutta fretta viene montata una stazione radio del Sim nella vicinissima collina di Fontanelle: qui Mallaby contatta Algeri e comunica che Roma chiude le trasmissioni alle 19.50 di quel 9 settembre. Quindi il trasferimento verso Ortona.Il tenente Mallaby riappare nella notte della grande fuga proprio sulla corvetta "Baionetta" che prende a bordo Vittorio Emanuele III e la famiglia reale. Il Maresciallo Pietro Badoglio si era imbarcato invece a Pescara, dove aveva atteso con l'ammiraglio Raffaele de Courten l’arrivo della nave da guerra senza neppure dirlo al Re che lo cercava nella ressa sul molo di Ortona. Il racconto di Marchesi: "Una luce, un piccolo fascio di luce che illuminava la scaletta d’imbarco di una nave da guerra. Salirono il re, la regina e il principe di Piemonte. In cima alla scaletta riconobbi l’ammiraglio de Courten. La sua fu l’unica voce che ruppe il silenzio della notte: disse “Avanti i generali”. Passammo, sospinti dalle mani di Ambrosio, de Francesco, Adam, Mallaby, il maresciallo Baldanza, che portava sulle spalle la radio, il sergente Della Corte e io. De Courten aveva cercato di opporsi al passaggio della nostra carovana, ma aveva dovuto cedere all’ordine di Ambrosio. Subito dopo udii la sua voce che diceva di ritirare la scaletta».Rotta verso Brindisi assieme a Vittorio Emanuele III, ai Savoia e ai generaliMallaby è uno dei 57 privilegiati a bordo della “Baionetta” su cui quella notte "non brillava la minima luce. Con de Francesco, Mallaby e gli altri, stavamo seduti per terra sul ponte verso prua. Brancolando nello scarso chiarore della notte feci un giro sul ponte. Vidi subito il re, la regina e il principe di Piemonte seduti su delle se¬die a sdraio, un po’ appartati rispetto a un altro gruppo". Gli eventi decideranno altrimenti, rispetto a quanto comunicato dal tenente inglese da Pescara, indicando Taranto come meta del trasferimento via mare.L’intercettazione da parte della Luftwaffe della corvetta scortata dall’incrociatore leggero “Scipione” consiglia di fare rotta sul più vicino porto di Brindisi. Qui il 10 settembre gli esponenti del governo, quasi tutti militari, si installano al Castello Svevo, mentre i Savoia sono ospitati a Palazzo dell’Ammiragliato. Appena sceso a terra l’agente segreto è stato accompagnato con radiotra-smittente e cifrari in una torre del Castello Svevo e si è messo in contatto con il Soe ad Algeri per informare Eisenhower. Per lui questa missione si conclude qui.Mallaby, sopravvissuto alla guerra e alle missioni pericolose, morirà a Verona nel 1981 e per sua volontà riposa nel piccolo cimitero di Asciano, località cui era rimasto affettivamente legato.