La linea della Procura della FIGC su Malagò: ecco perché l’elezione è legittima

Wait 5 sec.

Il caso legato al tesseramento di Giovanni Malagò torna al centro del dibattito nello sport italiano, ma la Procura della FIGC non cambia la propria posizione e ribadisce la sua interpretazione della vicenda: l’elezione dell’ex numero uno del Coni a presidente della Federcalcio è pienamente legittima. Lo riporta la Gazzetta dello Sport, che ha ricostruito il confronto tra il procuratore federale Giuseppe Chinè e il procuratore generale dello Sport Ugo Taucer, al centro di una diversa lettura delle norme che regolano la candidabilità alle cariche federali.Malagò non risultava tesserato al momento della candidatura, circostanza che lo stesso interessato non ha mai negato. Nonostante questo, lo scorso maggio la Federazione aveva ritenuto ammissibile la sua candidatura alla presidenza, considerando quindi regolare anche l’elezione successivamente avvenuta. Il punto di frizione con Taucer riguarda soprattutto l’interpretazione dell’articolo 29, comma 1, dello Statuto FIGC, secondo cui i candidati devono essere «in regola con il tesseramento».Per Chinè, tuttavia, questa formulazione non stabilirebbe l’obbligo di essere stati precedentemente tesserati, ma si riferirebbe piuttosto al rispetto dei requisiti richiesti per chi è già in possesso di un tesseramento. Una lettura che si contrappone a quella di Taucer, secondo il quale l’espressione utilizzata dallo Statuto presupporrebbe invece necessariamente la presenza di uno status di tesserato attivo, anche alla luce dei Principi fondamentali del CONI, ai quali gli statuti delle federazioni sportive sono chiamati a conformarsi.Le argomentazioni della Procura FederaleNella replica trasmessa nel fine settimana alla Procura Generale, Chinè ha sottolineato innanzitutto come negli articoli 4 e 5, comma 3, dello Statuto del CONI il termine «tesseramento» non venga mai utilizzato. L’unico riferimento normativo individuato dalla Procura Federale si trova nell’articolo 7.4 dei Principi CONI, dove compare la formula «in regola con il tesseramento», ripresa poi letteralmente dallo Statuto FIGC.Secondo Chinè, proprio questo elemento dimostrerebbe come la Federazione abbia recepito e rispettato le indicazioni provenienti dall’ordinamento sportivo superiore. A sostegno di questa interpretazione viene inoltre richiamata un’analisi comparativa degli statuti delle altre federazioni sportive, dalla quale emergerebbe una differenza significativa: nei casi in cui il tesseramento è stato previsto come requisito indispensabile per poter presentare la propria candidatura, la condizione sarebbe stata indicata in maniera esplicita.Nello Statuto FIGC, invece, non compare una clausola analoga, una scelta che il procuratore federale riconduce all’autonomia statutaria della Federazione e a un sistema elettorale che presenta caratteristiche differenti rispetto a quello adottato da altri organismi sportivi.Il precedente risalente al 2021Un ulteriore elemento a sostegno della propria posizione viene individuato da Chinè nella decisione numero 83 del Tribunale Federale, datata 4 gennaio 2021 e relativa alle elezioni del Comitato regionale Lombardia. Nel provvedimento viene affermato che la presenza di un valido tesseramento non appare un requisito necessario ai fini della candidabilità alle cariche federali.La questione era stata successivamente esaminata anche dalla Corte Federale d’Appello e dal Collegio di Garanzia dello Sport, senza che, nei successivi gradi di giudizio, venisse contestata o modificata l’interpretazione contenuta nella decisione del Tribunale Federale.Per la Procura FIGC si tratta dunque di un precedente che rafforza la tesi secondo cui il possesso di un tesseramento attivo non costituirebbe una condizione indispensabile per la candidatura.Cosa succederà ora: la vicenda in Giunta CONILa vicenda potrebbe ora arrivare sul tavolo della Giunta CONI, che sarebbe eventualmente chiamata a valutare la gravità di una possibile violazione. Il presidente Luciano Buonfiglio ha però già chiarito che la questione non verrà affrontata nell’immediato, dal momento che non figura tra gli argomenti inseriti all’ordine del giorno della Giunta.Chinè, pur confermando l’intenzione di procedere verso l’archiviazione del procedimento, ha comunque accolto la richiesta di Taucer di intervenire sulla formulazione della normativa, con l’obiettivo di renderla più chiara e ridurre il margine per interpretazioni differenti. La Segreteria Generale della FIGC è già stata informata della necessità di procedere in questa direzione.L’obiettivo condiviso, in prospettiva, è evitare che una formulazione normativa ritenuta poco chiara possa alimentare nuove controversie, soprattutto in occasione delle prossime tornate elettorali. Ciò dovrebbe infatti consentire di scongiurare ulteriori contestazioni sulla regolarità dei tesseramenti e, più in generale, sulla legittimità delle candidature alle cariche federali.