Sasha Zverev, la mamma Irina e la vittoria anche sul diabete

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La vittoria di Alexander Zverev a New York ha un sapore molto speciale per i giovani che fanno i conti con il diabete. Una malattia cronica – il diabete di tipo 1 – scoperta dal campione tedesco quando aveva appena 4 anni e che avrebbe potuto limitare il suo percorso sportivo. E non è affatto un caso che Zverev abbia dedicato la sua vittoria agli US Open proprio alla madre Irina.“La storia di Sasha Zverev e di sua madre Irina è la fotografia più bella di ciò che la Società italiana di diabetologia sostiene da anni: il diabete tipo 1 non è un soffitto di cristallo dal quale farsi sovrastare e limitare, ma una condizione con cui si può correre, vincere, arrivare ovunque”, commenta Raffaella Buzzetti, presidente Sid.Stando alle stime, gli italiani con diabete di tipo 1 sono circa 300.000. Per loro negli ultimi decenni l’evoluzione scientifica e tecnologica ha fatto passi da gigante, consentendo una gestione ottimale del controllo glicemico. Ma a volte il pregiudizio è ancora troppo forte.La dedica di Zverev alla madreChe cosa ha detto il campione, tornato a trionfare dopo il Roland Garros? “Voglio ringraziare una persona che in realtà non guarda mai le mie partite, ma è la persona più importante nella mia carriera e nella mia vita in generale. Quando a tuo figlio di quattro anni viene diagnosticato il diabete e i medici nello studio ti dicono che la sua vita e lo sport saranno estremamente limitati, ci vuole una madre molto forte per uscirne e dire: ‘Mio figlio sarà ciò che vorrà essere. Se vorrà essere tennista, lo sarà. Se vorrà fare qualcos’altro, lo farà, ma questa malattia non ci definirà'”. “Sono felice che ce l’abbiamo fatta e che stiamo realizzando tutto questo proprio ora. Mia madre è la persona più importante e più forte che conosco, perché ci vuole una donna incredibilmente forte per fare ciò che ha fatto lei. Grazie anche a lei”, ha detto Zverev.Perché il diabete non può definire la vita di una persona e non va più considerato un limite, anche grazie alle tecnologie. “Le parole di quella mamma – dice Buzzetti – dovrebbero essere scritte nella sala d’attesa di ogni centro di diabetologia pediatrica in Italia, perché la paura della diagnosi non diventi mai la misura della vita di un bambino”. Diabete e sport: il momento di cambiareUn concetto, quella della vita oltre la malattia, portato avanti anche in Italia: il Ddl 287 (primo firmatario la senatrice Daniela Sbrollini) propone di introdurre l’esercizio fisico strutturato come strumento di prevenzione e terapia all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso in cui venisse tradotto in legge, l’attività motoria verrebbe riconosciuta come mezzo per tutelare il diritto alla salute, per prevenire e curare le patologie corniche non trasmissibili e come tale potrebbe essere prescritta da personale medico qualificato, in ricetta, come un farmaco, detraibile dalle tasse, dicono dalla Sid.“Il Ddl 287 va esattamente nella direzione che la comunità diabetologica chiede da tempo: trattare l’attività fisica strutturata non come un consiglio generico di buon senso, ma come una prescrizione vera e propria, con pari dignità rispetto a un farmaco. Chi vive con il diabete lo sa bene: l’attività fisica strutturata abbassa la glicemia, protegge il cuore e i reni, allunga e migliora la vita. Riconoscerla per legge significa finalmnte allineare la sanità pubblica a ciò che la scienza dimostra da decenni”, scandisce Buzzetti. E l’esempio di Zverev – oggi Re di New York – è forse il messaggio migliore per avvicinare tanti giovanissimi pazienti e le loro famiglie al mondo dello sport.Questo articolo Sasha Zverev, la mamma Irina e la vittoria anche sul diabete proviene da LaPresse