La Russa contro tutti dai giovani meloniani. La data del voto, il veleno contro Report e la battuta su Vannacci: «L’avremmo già baciato in bocca»

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Le prossime elezioni politiche «con maggiore probabilità» si terranno all’inizio di ottobre 2027. La nuova legge elettorale è «assolutamente democratica» e il premio di maggioranza al 42%, assicura, è costituzionale. Ma Ignazio La Russa sottolinea anche che se Fratelli d’Italia avesse votato al Senato l’emendamento delle opposizioni per estendere le preferenze a tutti i candidati «sarebbe caduto il governo».Poi Roberto Vannacci, che se non fosse per un «problema etico», con gli attuali sondaggi sarebbe «da baciare in bocca», così almeno avrebbero fatto «la sinistra» secondo il numero uno di Palazzo Madama. E ancora l’attacco a Report, che trasformerebbe «fandonie» in verità, poi la Vigilanza Rai paralizzata, Israele e Trump. Fino all’ammissione sulla Russia: nel 2014, quando FdI si oppose alle sanzioni contro Mosca dopo l’annessione della Crimea, «eravamo troppo ottimisti».Le politiche? «All’inizio di ottobre 2027»Intervistato da Peter Gomez a Fenix, la festa di Gioventù nazionale in corso a Roma, La Russa passa in rassegna i dossier aperti della maggioranza. A cominciare dalla data delle prossime elezioni. Alla domanda se si possa votare già in primavera o a giugno, scansa l’ipotesi di un anticipo consistente. «Meloni ha appena detto che ci sono molte cose da fare, per cui ritengo che la maggiore probabilità, ma poi nessuno ha la palla di vetro, sia quella di andare a votare a scadenza naturale, magari non a dicembre, ma all’inizio di ottobre».«Con quell’emendamento sarebbe caduto il governo»Prima del voto, però, c’è da chiudere la partita della nuova legge elettorale, appena modificata dal Senato e destinata a tornare alla Camera. Il testo prevede un premio di governabilità di 70 deputati e 35 senatori per la lista o la coalizione che raggiunga almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere. La Russa respinge le accuse di chi paragona il meccanismo alla cosiddetta “legge truffa” del 1953. «La nuova legge elettorale è democratica? Assolutamente sì», risponde. «Il premio di governabilità evita il pareggio». E ancora: «La Corte costituzionale ha già affrontato questo tema e ha detto che il premio di maggioranza è lecito se la distanza tra il premio e il risultato raggiunto non è ampia e ha fissato il limite al 40%, noi diciamo il 42%». Quindi conclude: «È assolutamente costituzionale, non perché lo dice La Russa, ma perché l’ha detto ufficialmente la Corte costituzionale».Il riferimento è alla sentenza 35 del 2017 sull’Italicum. La Consulta, in realtà, non fissò il 40% come un limite generale capace di rendere automaticamente costituzionale qualsiasi premio di maggioranza: giudicò non fondate le contestazioni alla soglia prevista da quella specifica legge, ritenendola una scelta non manifestamente irragionevole nel bilanciamento tra rappresentatività e governabilità. Nella stessa sentenza bocciò invece il ballottaggio previsto dall’Italicum per l’eccessiva compressione della rappresentatività e dell’eguaglianza del voto.L’accordo con gli alleati e la trappola delle opposizioniMa il passaggio più velenoso riguarda come sempre le preferenze, principale elemento di discordia in maggioranza. Al Senato le opposizioni avevano proposto di eliminare il capolista bloccato e consentire agli elettori di esprimere la preferenza sull’intera lista. La Russa accusa il Pd di avere messo in campo un «bluff»: «Sapevano benissimo che se fosse passato il loro emendamento per dare tutte le preferenze, siccome noi avevamo doverosamente dato la parola agli alleati di Forza Italia e Lega su una mediazione, sarebbe caduto il governo».Per il presidente del Senato quello delle opposizioni era dunque un meccanismo «win to win»: se l’emendamento fosse passato, sarebbe saltato il banco; bocciandolo, invece, il Pd avrebbe potuto puntare il dito contro la maggioranza colpevole di non voler dare agli elettori la possibilità di scegliere i parlamentari. «Non hanno mai pensato minimamente di volere le preferenze», conclude.Vannacci, «il bacio in bocca» e il «problema etico»Poi c’è il problema dell’ex generale. «Se fossimo come la sinistra, con questi sondaggi avremmo già baciato in bocca Roberto Vannacci e saremmo sicuri di vincere, ma grazie a Dio siamo una cosa diversa dalla sinistra». Il problema, per il presidente del Senato, non è soltanto politico. È anche «etico». E La Russa finisce per dare ragione a Matteo Salvini sull’ipotesi di un ritorno di Vannacci nella coalizione: «Non so se posso dargli torto» qualora dicesse: «Io gli ho dato fiducia perché era un generale, l’ho messo vicesegretario nazionale del mio partito, mi ha tradito». Perché «chi tradisce una volta tradirà di nuovo».Report, Ranucci «reso ricco dalla Rai» e la VigilanzaAncora più duro il passaggio su Sigfrido Ranucci e Report, con cui La Russa ha da tempo un conto aperto. Alla domanda se gli attacchi al conduttore abbiano finito per trasformarlo in un martire, replica: «Non lo so se con Ranucci abbiamo creato un martire. Per adesso la Rai lo ha fatto diventare ricco». Poi si scaglia contro il metodo che adotterebbe la trasmissione, «prendere una tesi, fare finta che tutte le cose che gli vengono in mente siano vere, non controllare quando basterebbe un bambino di terza media a capire che sono fandonie, e farle diventare vere».Sul fronte Rai, La Russa conferma, come raccontato da Open, l’intenzione di intervenire sui componenti mancanti della commissione di Vigilanza. «Io ho il diritto e il dovere di rispettare il regolamento», sostiene. «Ho aspettato due mesi, ho dato alle opposizioni altri sette giorni». Ieri, 16 settembre, aveva concesso ai gruppi tempo ulteriore per indicare i nuovi componenti. Il Media Freedom Act? «È un problema del governo su cui io non ci posso fare nulla. So che ci stanno lavorando, alla fine lo approveremo. Spero che presto arrivi in Aula». Ma «ci sono tante leggi che ritardano».Trump: «Sbaglia sugli eccessi»Infine Donald Trump. «La lotta alla cultura woke, la difesa dei confini contro un’immigrazione selvaggia, il tentativo di avere uno sguardo importante in difesa dell’Occidente». Il presidente del Senato continua a riconoscersi in alcuni punti del programma del presidente statunitense. Ma marca una distanza sugli «eccessi»: «Noi riteniamo che sbagli in questo, ma sono posizioni politiche diverse». E quando il contrasto arriva direttamente alla premier, La Russa non ha dubbi: «Quando se la prende con Giorgia Meloni, la mia simpatia sta tutta dalla parte di Giorgia Meloni». Avere posizioni comuni, spiega, non significa dover essere «o alleati o nemici in tutto».L'articolo La Russa contro tutti dai giovani meloniani. La data del voto, il veleno contro Report e la battuta su Vannacci: «L’avremmo già baciato in bocca» proviene da Open.