ANKARA — Dopo oltre quarant’anni, la Bank Mellat iraniana non potrà più operare in Turchia. La BDDK, l’autorità di regolazione e vigilanza bancaria di Ankara — l’equivalente turco della nostra Banca d’Italia nelle funzioni di vigilanza — ha revocato la licenza operativa della filiale centrale di Istanbul dell’istituto di Teheran. La decisione è stata pubblicata sabato sulla Gazzetta Ufficiale turca: «Si è deciso di revocare la licenza operativa della Bank Mellat, sede centrale a Teheran, filiale centrale di Istanbul», recita il provvedimento riportato da Reuters.La motivazione formale poggia su una clausola della legge bancaria turca che consente il ritiro della licenza quando la prosecuzione dell’attività è ritenuta un rischio per i diritti dei depositanti o per la stabilità del sistema finanziario. Nessun riferimento, nel testo, a problemi operativi. E nessun riferimento agli Stati Uniti. Ma il calendario parla da solo: la revoca arriva, come nota la stessa Reuters, mentre Washington preme sugli altri Paesi perché aumentino la pressione economica su Teheran.Perché proprio ora? La risposta sta in quello che è successo all’inizio di settembre. Il Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato una piccola banca d’investimento turca, la Golden Global Bank, insieme a due sue controllate, accusandola di aver facilitato transazioni «per decine di milioni di dollari» a favore della Forza Qods — il braccio per le operazioni all’estero dei Pasdaran, le Guardie della rivoluzione iraniane — e di aver fornito al governo di Teheran un accesso bancario per movimentare fondi a livello internazionale. La banca ha respinto le accuse e minacciato azioni legali. Due settimane dopo, Ankara chiude la Mellat. Il messaggio, più che ai depositanti, sembra destinato a Washington.Dalle sanzioni all’accordo del 2015La storia della Bank Mellat è, in piccolo, la storia del braccio di ferro finanziario tra l’Iran e l’Occidente. L’istituto — una banca governativa con sede nel centro di Teheran — è finito per anni sotto sanzioni occidentali con l’accusa che la Repubblica islamica perseguisse l’arma nucleare sotto la copertura del programma civile, riferisce Al Jazeera sulla base di dispacci di AFP e Reuters.Quelle misure caddero con l’accordo sul nucleare del 2015 tra l’Iran e le grandi potenze, che in cambio della limitazione del programma atomico riaprì a Teheran le porte della finanza internazionale. Fu una parentesi breve. Nel maggio 2018 gli Stati Uniti si ritirarono unilateralmente dall’intesa e reimposero le sanzioni economiche. L’anno dopo, nuove misure americane e dei Paesi del Golfo colpirono di nuovo la Mellat, inserita in una lista di 25 entità legate ai Pasdaran.La filiale di Istanbul, intanto, era rimasta aperta. Per l’Iran sanzionato, la Turchia — membro della Nato ma da sempre gelosa della propria autonomia commerciale — ha rappresentato a lungo uno dei pochi sportelli praticabili. Ora anche quello si chiude.La filiale sul Bosforo aveva aperto oltre quarant’anni fa, quando la Repubblica islamica muoveva i primi passi e Ankara era una delle poche porte commerciali rimaste spalancate a Teheran negli anni della guerra con l’Iraq. È sopravvissuta a quattro decenni di sanzioni, accordi e strappi. Non a questa stagione.