L’escalation di tensioni che sta attraversando il Medio Oriente ha segnato un momento di diretta criticità per la Difesa italiana con il danneggiamento di un caccia Eurofighter F-2000A Typhoon dell’Aeronautica Militare, colpito a terra presso la base aerea “King Fahd” di Al Ta’if, in Arabia Saudita, di cui al momento non è stata resa nota la gravità dei danni. La notizia è stata ufficializzata dal ministero della Difesa, con il ministro Guido Crosetto che ha subito rassicurato sull’incolumità del personale: non si sono registrati feriti o vittime tra i militari italiani e i danni sono rimasti circoscritti al singolo velivolo.Sulle dinamiche dell’attacco è stato divulgato pochissimo, ma, data la distanza di oltre 250 chilometri che separa la base di Ta’if dal confine yemenita, possiamo ritenere nulla l’ipotesi dell’impiego di droni FPV. L’azione è stata probabilmente condotta tramite l’impiego di droni kamikaze a lungo raggio, come l’iraniano Shahed 136, o attraverso una saturazione di vettori balistici e da crociera. In quest’ultimo scenario, il danneggiamento del velivolo, parcheggiato in un’area decentrata dell’installazione, potrebbe essere stato causato dalla caduta di detriti e submunizioni ad alto potenziale a seguito dell’intercettazione dei vettori da parte delle difese aeree della base.La base di Ta’if ospita un dispositivo italiano particolarmente articolato e ad alta tecnologia, noto come “Task Force Air Arabia”. La componente aerea comprende quattro caccia Eurofighter dedicati alla difesa aerea, un velivolo da sorveglianza e comando Gulfstream E-550A CAEW con radar avanzato e una flotta di aerei da trasporto e rifornimento C-130J e KC-130J Super Hercules. A integrazione della sorveglianza d’area opera un radar mobile tridimensionale a lungo raggio AN/TPS-77 dell’Aeronautica Militare, con una portata di quasi 470 chilometri. La protezione da terra dell’intera installazione è invece affidata alla Task Force Land, che schiera apparati antidrone ACUS-E di produzione Leonardo e una batteria missilistica SAMP/T dell’Esercito Italiano, equipaggiata con missili Aster 30 per la difesa antiaerea e antimissile balistico.Sebbene la presenza italiana nell’area si inserisca nel solco dell’operazione Prima Parthica, avviata nel 2014 contro il terrorismo, il rischieramento della Task Force a Ta’if ha visto una decisiva accelerazione nel marzo 2026, quando Roma ha potenziato il proprio dispositivo nel Golfo per contribuire alla stabilità regionale e proteggere le rotte strategiche.L’azione contro l’Eurofighter italiano potrebbe essere un errore, anche l’Arabia Saudita dispone di Eurofighter, oppure un messaggio di avvertimento diretto lanciato dai ribelli Houthi di Ansar Allah al governo italiano. La decisione del ministero della Difesa di impiegare la Marina Militare per scortare e proteggere i mercantili nazionali in transito nello Stretto di Bāb al-Mandab e nel Mar Rosso ha posizionato l’Italia in prima linea nel contrastare le incursioni contro il traffico marittimo. Le milizie di Sana’a avevano già minacciato ritorsioni verso i Paesi europei impegnati nel supporto alle operazioni navali o schierati nella Penisola Arabica. Colpire la base di Ta’if e danneggiare un caccia italiano da oltre cento milioni di euro rappresenta quindi il tentativo di dimostrare che il costo politico e militare dell’impegno italiano per la sicurezza della navigazione può estendersi direttamente alle forze schierate a terra in Medio Oriente.