Stadi, l’Italia aggiorna un altro record negativo. Il mancato incasso per le nostre città

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L’assegnazione da parte della UEFA delle finali della Champions League 2028 all’Allianz Arena di Monaco di Baviera e di quella 2029 al Nou Camp Nou di Barcellona ha aggiornato un nuovo record negativo per il calcio italiano: quello del periodo più lungo di assenza dai nostri stadi della finale della massima competizione europea. Calcolando che nella migliore delle ipotesi l’evento torni dalle nostre parti nel 2030 saranno 13 stagioni da che nel maggio 2016 Real e Atletico Madrid si sfidarono a Milano per la conquista della coppa dalle grandi orecchie. Un lasso di tempo ben superiore a quello intercorso, agli albori della competizione, tra il 1956 e il 1965 quando l’atto conclusivo della allora Coppa dei Campioni giunse in Italia per la prima volta per la finale di San Siro tra Inter e Benfica. Da allora, nella storia di una competizione che ormai ha passato i 70 anni, mai era intercorso tanto tempo tra una finale italiana e l’altra. Che per altro si sono sempre disputate o al Meazza o all’Olimpico di Roma, con la sola eccezione di Bari nel 1991. L’ultima occasione – che non si è poi concretizzata – ha riguardato proprio l’impianto milanese, scartato dal novero dei candidati a causa dei lavori che avrebbero potuto interessare la zona di San Siro nel maggio del 2027. Nel frattempo nei 13 anni che passeranno dal 2016, stagione dell’ultima finale a Milano, al 2029, la finale avrà compiuto praticamente il giro d’Europa senza aver mai lambito i nostri confini. Nello specifico:  la Spagna avrà ospitato tre volte l’evento (Metropolitano 2019 e 2027, Nou Camp Nou 2029) il Regno Unito due (Cardiff 2017 e Wembley 2024)  la Germania due (Allianz Arena 2025 e 2028) il Portogallo due (Lisbona 2020 e Oporto 2021). Però erano gli anni del Covid e questo lascia le due tappe lusitane fuori dal discorsoUngheria, Francia, Ucraina e Turchia una volta ciascuna  UDINE E TORINO: LE DUE ECCEZIONI ITALIANE A peggiorare ulteriormente le cose vi è poi la Coppa UEFA/Europa League. Da quando nel 1997/98 è stata istituita la finale unica, soltanto in unica occasione, nel 2014 all’Allianz Stadium di Torino, la finale della seconda competizione europea si è svolta a casa nostra. E quindi in questa competizione la striscia di assenza delle città italiane è ancora più lunga visto per altro che l’UEFA ha assegnato a Francoforte la finale 2027, a Bucarest quella del 2028 e a Belgrado quella del 2029. In questo contesto un plauso sincero va alla Juventus e all’Udinese oltre che alle città di Torino e Udine, dato che è soltanto grazie all’Allianz Stadium e allo Stadio Friuli che l’Italia non è completamente sparita dalla scena in questi anni. L’impianto piemontese, dopo essere stata sede della succiata finale di Europa League nel 2014, ospiterà la finale della Conference League nel 2028 (quella del 2029 sarà a Budapest), invece quello udinese è stato il proscenio della Supercoppa europea 2025 tra PSG e Tottenham. Inoltre in virtù anche della sua modernità, lo stadio Friuli ha consentito alla FIGC di far disputare con una relativa tranquillità partite delicate da un punto di vista politico e della sicurezza come quelle della Nazionale contro Israele. Detto questo, e fatti i sinceri complimenti sia ai bianconeri torinesi sia a quelli udinesi, il punto che le due uniche mosche bianche italiane siano teatro della due competizioni minori la dice lunga però sulla nostra situazione stadi. LA SPERANZA RIPOSTA IN EURO 2032In questo quadro è quasi pleonastico dire che il tema è intrecciato a filo doppio al ritardo infrastrutturale italiano di cui tanto si parla. E gli auspici sono che molto possa essere risolto in vista degli Europei 2032 che il nostro paese dovrebbe ospitare insieme alla Turchia a patto però che almeno cinque dei nostri stadi rispettino le norme UEFA per essere sedi di partite molto importanti, come quelle di campionato europeo per nazionali. E in questo senso va segnalato che le cose sembrano accelerare visto che giovedì 1° ottobre è fissata la scadenza per la presentazione degli stadi italiani tra cui scegliere per EURO 2032.  Per altro, al contrario di quanto si sussurrava in vari ambienti, questa deadline non sarà soggetta ad alcuno slittamento come svelato da Calcio e Finanza. Al limite quello che potrebbe slittare è la scelta dei cinque impianti di casa nostra (da aggiungere poi a quelli turchi), ma non il gruppo di quelli candidabili per l’evento. Da quella data poi, entro due settimane, si saprà quali saranno le strutture e le città ancora in corsa per la manifestazione e quali invece dovranno abbandonare le speranze. Al momento secondo l’ultima comunicazione ufficiale sono 13 le città (con 16 stadi) che hanno presentato la loro documentazione. Nello specifico: Bari Bologna Cagliari Firenze Genova Lecce Milano Napoli (con il Maradona e il nuovo stadio sognato da De Laurentiis) Palermo Roma (con Olimpico, Pietralata e Flaminio) Salerno Torino Verona L’IMPATTO DELLE FINALI DI CHAMPIONS SULLE CITTA’ OSPITANTIE’ evidente però che, al di là degli aspetti di prestigio e di quelli istituzionali, questo tema ha anche un significato economico da non sottovalutare. Visto che essere sede di una importante finale internazionale porta con sé un indotto notevole per la città ospitante sia in termini di incassi da strutture ricettive sia in termini di consumi al dettaglio da parte degli appassionati che giungono da tutta Europa. Incassi che negli ultimi anni alle nostre città non sono potuti pervenire. Per avere un’idea le ultime tre finali di Champions League hanno avuto luogo a Londra, Monaco di Baviera e Budapest, tutte città dell’Europa centro-occidentale che sono paragonabili alle nostre in quanto a raggiungibilità da altre nazioni e simili anche per stili di vita e ricettività alberghiera. E senza avere la pretesa di essere esaustivi ma solo per dare indicazioni di massima si noti che:  Nel 2024 la finale di Wembley tra Real Madrid e Borussia Dortmund ha portato a Londra secondo un report del colosso della consulenza EY circa 68 milioni di euro di spesa generata dai turisti. Numero che sale a 91,1 milioni di euro se si considera il valore aggiunto lordo per l’economia inglese. Nel 2025 la finale si è disputata all’Allianz Arena di Monaco di Baviera tra PSG e Inter. E stando alle cifre diramate dall’amministrazione del capoluogo bavarese il solo impatto riconducibile al turismo nel weekend della partita è stato di 46 milioni di euro.  Quest’anno l’atto conclusivo si è svolto alla Puskás Aréna di Budapest tra PSG e Arsenal e l’impatto economico locale diretto, secondo il GKI Economic Research Institute, è stato compreso fra 90 e 140 milioni di euro, considerando una finestra di dieci giorni.  Si tratta, come si diceva, di cifre che non vogliono essere esaustive né che possono essere paragonabili per eventuali confronti, però che indicano in modo indiscusso quanto essere sede di una finale importante possa essere lucrativo per la città ospitante.  In questo quadro, ricordando che i club proprietari dell’impianto non guadagnano granché dall’organizzazione (gli incassi da biglietteria della finale sono principalmente appannaggio della UEFA) e aldilà delle legittime aspirazioni sportive di Atletico Madrid quest’anno (la finale 2027 è in programma al Metropolitano), di Bayern Monaco nel 2028 e di Barcellona nel 2029 di vincere la Champions League in casa propria, la cifra di business per la città ospitante, per i suoi hotel, per i suoi bar e i suoi aeroporti è sicura e di elevatissimo livello economico (al di là di qualche possibile fastidio di ordine pubblico). Considerando anche che si introitano quei denari nello spazio di due o tre giorni o poco più. E questa possibilità, visto il nostro ritardo infrastrutturale sugli impianti, nei fatti alle nostre città è stata e sarà negata per un periodo complessivo si almeno una quindicina di anni ormai (2016-2030 nel migliore dei casi). Per questo l’accelerazione di tutti gli enti preposti sul tema stadi, dal governo alle istituzioni sportive e comunali, non è più rimandabile e sempre più necessaria.