“Vi mostro gli strumenti con cui entrano nella vostra testa (e nelle vostre case) | Fabio Duranti

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Negli stessi giorni in cui il governo presenta la propria strategia sull’intelligenza artificiale come garanzia di “un futuro sicuro e prospero”, come l’ha definita il sottosegretario all’innovazione Alessio Butti, un’inchiesta indipendente firmata dal canale YouTube Gamers Nexus e ripresa dall’ANSA ha acceso i riflettori su un fronte meno rassicurante del rapporto tra cittadini e dispositivi connessi: alcuni modelli di smart TV LG risulterebbero in grado di registrare conversazioni domestiche anche a schermo spento, con microfoni che restano attivi per diversi secondi dopo un comando vocale e dati che vengono raccolti dalla divisione pubblicitaria dell’azienda per costruire profili delle famiglie. Un caso che si aggiunge al dibattito, sempre più acceso, sul controllo che le grandi aziende tecnologiche esercitano sulle informazioni che raggiungono le persone attraverso motori di ricerca e assistenti basati sull’intelligenza artificiale.Il serpente nel browserÈ proprio da qui che parte la riflessione di Fabio Duranti, in diretta a Un Giorno Speciale. Per il conduttore, gli strumenti di dominio di oggi sono più insidiosi di quelli del passato: “è un serpente che non lo vedi, striscia e poi ti colpisce”, ha detto Duranti, descrivendo così il passaggio dai vecchi mezzi di controllo a quelli digitali.Il ragionamento si sviluppa attorno a un’idea precisa: i dispositivi che usiamo ogni giorno – computer, cellulari, tablet – funzionano con codici che non scriviamo né comprendiamo, lasciandoci in una condizione che il conduttore ha definito senza mezzi termini “analfabetismo digitale”. Un tempo, ha ricordato Duranti nel corso della puntata, una ricerca online restituiva pagine di risultati tra cui scegliere con spirito critico, magari confrontando fonti indipendenti e fonti in conflitto d’interesse. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, quel meccanismo si sarebbe rovesciato: la macchina fornisce già una risposta confezionata, “fluente” e apparentemente plausibile, che l’utente tende ad accettare senza verificarla. Per questo il conduttore ha coniato un’espressione tagliente, arrivando a parlare di “demenza globale” più che di intelligenza artificiale, sostenendo che il vero obiettivo sia disabituare le persone alla fatica – e al piacere – della ricerca autonoma.L’allarme delle smart tvA sostegno della propria tesi, Duranti ha richiamato in diretta proprio la notizia ANSA sulle smart TV, mostrandola in studio ai microfoni della trasmissione. Il conduttore ha collegato la vicenda a un discorso più ampio sugli investimenti miliardari delle grandi piattaforme, spiegando che raccogliere dati sulle abitudini quotidiane delle persone sarebbe funzionale a un disegno di dominio più che di semplice profilazione pubblicitaria. Duranti ha invitato gli ascoltatori a proteggersi con un gesto semplice quanto simbolico – coprire fotocamere e microfoni dei televisori – ma ha insistito soprattutto sul rischio culturale: se una parte consistente delle persone si abitua a fidarsi delle risposte preconfezionate dagli algoritmi, ha avvertito, “la verità non esisterà più”, sostituita da un’unica versione dei fatti decisa da chi possiede quei sistemi.Il conduttore ha chiuso il ragionamento allargando lo sguardo a chi, secondo lui, muove i fili di questo scenario: soggetti che, avendo già ogni disponibilità materiale, cercherebbero nel controllo assoluto delle informazioni una nuova forma di emozione e di sfida. “Ma voi che cosa fareste se poteste avere tutto? In qualche modo mi dovrò divertire, dovrò pensare.”The post “Vi mostro gli strumenti con cui entrano nella vostra testa (e nelle vostre case) | Fabio Duranti appeared first on Radio Radio.