Addio a Sandro Mazzola, chi era il grande campione dell’Inter

Wait 5 sec.

Il calcio italiano piange la scomparsa di Sandro Mazzola. Figlio del grande Valentino, la figura di Sandro sarà per sempre legata anche a quella di Gianni Rivera. Il primo, bandiera della Grande Inter di Angelo Moratti, il secondo del Milan del ‘paron’ Nereo Rocco. Entrambi campioni d’Europa con i rispettivi club e con la Nazionale. Sebbene tra i due ci fosse un rapporto di stima reciproca, è proprio in maglia azzurra che la rivalità ha raggiunto il suo apice, con la celebre ‘staffetta’ escogitata dal ct Ferruccio Valcareggi in occasione dei Mondiali del ’70. Sandro Mazzola La carriera di MazzolaCon la casacca nerazzurra, Mazzola dal 1960 al 1977 ha collezionato in totale 565 presenze e 158 reti. Dell’Inter è stato anche capitano per sette stagioni, ha vinto quattro Scudetti, ma soprattutto due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. “E’ stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra”, sottolinea l’Inter nella nota di cordoglio. Secondo alle spalle di Johan Cruijff nella classifica del Pallone d’oro nel 1971. Nel 2014 è stato inserito nella Hall of fame del calcio italiano come calciatore. Terminata la carriera da giocatore, Mazzola ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali all’interno del club nerazzurro fra cui quello di direttore sportivo dal 1995 al 1999 sotto la presidenza di Massimo Moratti. Giocatore versatile, Mazzola in carriera ha ricoperto diverse posizioni. Da giovane era solito agire nella zona mediana del campo, ma sotto la guida tecnica di Helenio Herrera divenne l’attaccante principale della Grande Inter al fianco del brasiliano Jair. Un ruolo in cui Mazzola si affermò come campione di caratura internazionale, diventando anche capocannoniere della Coppa dei Campioni nel 1964. Nella seconda parte di carriera tornò a giocare a centrocampo, nel ruolo di mezzala o di rifinitore. Compiti che assolse soprattutto in Nazionale. Dotato di notevole abilità tecnica – celebri le sue ‘serpentine’ –, si distingueva per le qualità atletiche, acrobatiche e caratteriali, nonché per una spiccata propensione ai ripiegamenti difensivi. Non è un caso che nella rivalità con Rivera si diceva che i difensori preferivano Mazzola mentre gli attaccanti il Golden Boy rossonero. Fra le sue grandi imprese da calciatore si ricordano la doppietta al Real Madrid nella finale di Coppa dei Campioni nel 1964. Al termine dell’incontro, secondo quanto raccontato da Mazzola, l’attaccante del Real Madrid Ferenc Puskás gli si avvicinò dicendogli: “Una volta ho giocato contro tuo padre. Complimenti, hai onorato la sua memoria”, e gli regalò la propria maglietta. Altra impresa di Mazzola fu il gol più veloce nella storia dei Derby di Milano segnato dopo appena 13 secondi di gioco sempre nel ‘63. Il rapporto con la nazionale Proprio nel 1963 debuttò in Nazionale, nel corso di una amichevole contro il Brasile di Pelè a San Siro. Con la maglia azzurra, Mazzola ha collezionato 70 presenze con 22 reti. Un rapporto conflittuale, fatto di grandi gioie e cocenti delusioni come il rigore paratogli dal leggendario Jascin in un match contro l’Unione Sovietica valido per gli Europei nel ‘63. Mazzola si riscattò agli Europei del ’68, giocando la ripetizione della finale che l’Italia vinse con la Jugoslavia all’Olimpico di Roma. Ha preso parte a tre edizioni dei Mondiali (1966, 1970 e 1974), conquistando il secondo posto in Messico. Nella leggendaria semifinale vinta 4-3 contro la Germania, Mazzola giocò solo il primo tempo prima di essere sostituito da Rivera. Giocò per intero, invece, la finale persa 4-1 contro il Brasile con il milanista che entrò nei 6 minuti finali al posto di Boninsegna. L’ultima presenza in Nazionale risale al 23 giugno 1974, quando gli Azzurri vennero sconfitti dalla Polonia (2-1) abbandonando i Mondiali al primo turno.Il legame con papà ValentinoSi è discusso a lungo del legame di Mazzola con il leggendario padre Valentino, capitano del Grande Torino. Nato dal primo matrimonio, quando ci fu la tragedia di Superga aveva solo 6 anni e viveva con il padre e la nuova compagna a Torino. Da giovane prese parte più volte alle commemorazioni del disastro in cui morì il padre, ma successivamente decise di continuare a vivere da solo quel momento di dolore. La cosa non andò giù ai tifosi del Toro, che spesso lo fischiarono sia da calciatore che soprattutto quando entrò nei quadri dirigenziali dal 2000 al 2003. Eppure, a Torino sono legati due momenti significativi della sua carriera: l’esordio in Serie A contro la Juventus, nel 9-1 del 10 giugno 1961 quando i nerazzurri per protesta schierarono una formazione giovanile. Nel 1963, infine, durante una partita contro il Toro, l’allora capitano granata Enzo Bearzot (futuro ct della Nazionale campione del Mondo nel 1982) gli regalò una maglia del Grande Torino indossata da suo padre Valentino.Sandro Mazzola con il padre ValentinoQuesto articolo Addio a Sandro Mazzola, chi era il grande campione dell’Inter proviene da LaPresse