WASHINGTON — Gli aerei militari erano già in volo, gli uomini armati pronti all’abbordaggio. Il bersaglio: un mercantile cinese in navigazione in Medio Oriente che, secondo un rapporto d’intelligence circolato la scorsa primavera in tutto l’apparato militare americano, trasportava componenti di un programma di armi nucleari. L’operazione si fermò poco prima del blitz, quando i funzionari andarono a fondo e scoprirono che il rapporto era «interamente falso»: lo aveva confezionato un analista con l’aiuto di un chatbot, che aveva identificato male il carico.La ricostruzione è della CNN, che cita quattro persone a conoscenza dell’episodio, avvenuto durante la guerra con l’Iran, mentre il traffico petrolifero nel Golfo era — ed è tuttora — paralizzato. «Ha quasi fatto scoppiare una guerra», dice una delle fonti. Se l’abbordaggio fosse andato avanti, Washington avrebbe fermato con la forza una nave di Pechino nel mezzo di un conflitto: la scintilla che nessuna delle due potenze può permettersi, oggi meno che mai, a pochi giorni dal vertice tra Donald Trump e Xi Jinping.Come ha fatto un’analisi falsa a superare tanti filtri? La risposta sta nel formato. L’analista, in servizio al Comando per le operazioni speciali, aveva interrogato il chatbot sul manifesto di carico della nave, dati originati dal comando per le operazioni speciali del Pacifico, con sede alle Hawaii. Il sistema mescolò fonti aperte e intercettazioni classificate, sbagliando l’identificazione del carico. Poi l’analista usò di nuovo l’intelligenza artificiale per dare al risultato la veste standard dei rapporti d’intelligence: fu proprio quell’aspetto convenzionale a rendere credibile un’analisi sbagliata.I punti oscuri restano parecchi. Non è chiaro se il chatbot fosse un prodotto commerciale o un sistema governativo, né che cosa trasportasse davvero la nave e dove fosse diretta. E a Washington nessuno vuole parlarne: il Pentagono e il comando delle Hawaii non hanno risposto, e tace anche il comando Usa per il Medio Oriente.L’esercito «AI-first»L’episodio colpisce il Pentagono nel suo punto più delicato. A gennaio il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha presentato una strategia di accelerazione per un esercito «AI-first», con sistemi di supporto alle decisioni assistiti dall’intelligenza artificiale fino all’esecuzione della «kill chain», la catena che porta all’ingaggio di un bersaglio. Sulla carta restano i principi dell’IA «responsabile» — tracciabile, affidabile, governabile —, ma l’adozione è decentralizzata: ogni comando ha i suoi strumenti, e non esiste uno standard unico per verificare i contenuti generati dalle macchine.«Gli strumenti interni sono per lo più copie dei prodotti commerciali con il rossetto», ha detto un ex alto funzionario americano. Un’altra fonte è ancora più netta: l’uso dell’IA nella selezione dei bersagli «sta crescendo, e non c’è una vera linea guida su come la presenza di un uomo nel circuito decisionale possa prevenire vittime civili o fuoco amico». E le «allucinazioni» come quella sulla nave cinese, aggiunge, non sono un caso isolato nella comunità d’intelligence.Intanto anche l’avversario gioca la stessa partita. La scorsa settimana Anthropic, la società americana che sviluppa i modelli Claude, ha reso noto di aver bloccato un attore legato all’Iran che usava i suoi sistemi per costruire materiale di puntamento contro le forze navali Usa: identificativi dei trasponder di navi e aerei, richieste di immagini satellitari commerciali, vulnerabilità dei terminali di comunicazione di bordo.Questo mese un ricercatore di Anthropic si è dimesso per il timore che il controllo umano sulle macchine stia sfuggendo; la Casa Bianca, riferisce Le Monde, non ha alcuna intenzione di rallentare la corsa. La nave cinese, quella volta, ha proseguito la sua rotta. Che cosa trasportasse, nessuno lo ha ancora stabilito.