LA PAZ — «Nessuno può comprare qualcosa di caro e venderlo a poco». Con questa frase, pronunciata in un messaggio notturno alla nazione, il presidente boliviano Rodrigo Paz ha annunciato la fine immediata dei sussidi al gasolio che muove camion, autobus e trattori. Lo ha fatto poche ore dopo che il Senato, venerdì, aveva ratificato l’accordo di prestito da 1,9 miliardi di dollari (1,65 miliardi di euro) con il Fondo monetario internazionale, riferisce l’Associated Press.Il voto della Camera alta — arrivato un giorno dopo quello della Camera bassa — rimuove l’ultimo ostacolo legislativo a un programma triennale destinato a ricostituire le riserve valutarie e a frenare un’inflazione che da anni erode i salari. È il primo accordo pluriennale della Bolivia con il Fondo dal 2006: manca solo il via libera del board esecutivo di Washington prima di qualsiasi erogazione. Paz ha parlato di «passo storico».Dietro la frase sul comprare caro e vendere a poco c’è vent’anni di storia boliviana. Grazie ai sussidi, il carburante alla pompa costava meno che in Arabia Saudita, mentre lo Stato lo pagava a prezzo pieno sui mercati: un meccanismo che ha prosciugato le riserve e alimentato un fiorente contrabbando verso i Paesi vicini. Il crollo delle esportazioni di gas naturale, dopo anni di mancati investimenti, ha poi privato il Paese dei dollari per importare benzina e gasolio: dal 2023 le code ai distributori sono croniche, i raccolti compromessi, le merci in ritardo. La guerra con l’Iran, che ha fatto impennare il petrolio, ha dato il colpo finale. «I prezzi internazionali ci obbligano a scelte complesse», ha ammesso Paz.Il gasolio sarà dunque venduto da subito a prezzo internazionale; la benzina, usata soprattutto dalle auto private, resta per ora sussidiata, ma il governo prevede di eliminare ogni sostegno entro gennaio. «Con questa misura garantiamo le forniture 24 ore al giorno, sette giorni su sette», ha promesso il presidente. Per attutire il colpo, La Paz stanzia circa 79 milioni di dollari di trasferimenti in contanti per 2,9 milioni di boliviani e prestiti agevolati ad autotrasportatori e piccole imprese.La fine dell’era MoralesIl ministro dell’Economia Christian Morales ha spiegato ai senatori che l’intesa aprirà le porte di altri creditori — la Banca mondiale e la Banca interamericana di sviluppo, la cassa regionale delle Americhe — per circa 5 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi. Ma il significato del voto è prima di tutto politico: a sostenerlo sono stati i parlamentari di centro e di destra che dominano entrambe le camere, mentre il Movimento verso il socialismo dell’ex presidente Evo Morales, che governò per quasi vent’anni, è ridotto a 2 seggi su 130 alla Camera e a zero in Senato. Più di qualsiasi elezione, è questa ratifica a certificare la fine di quell’epoca.Paz, democristiano al potere da un anno e vicino all’amministrazione Trump, sa però che la partita vera si gioca in strada. In giugno e luglio settimane di blocchi stradali hanno paralizzato il Paese, con i manifestanti a chiedere le sue dimissioni; giovedì il Congresso ha prorogato di altri 90 giorni lo stato d’emergenza, che consente l’intervento dei militari e sospende alcune libertà civili. Martedì, a La Paz, gli insegnanti sono tornati a sfilare sotto gli occhi della polizia.La Central Obrera Boliviana, la principale federazione sindacale del Paese, ha già dato la sua risposta all’annuncio notturno: i tagli «faranno salire il costo della vita» per le famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. Per loro, il prezzo del «passo storico» comincia domattina, alla pompa del gasolio.