Ucraina, il Campo Largo ha 3 posizioni (diverse). Pronta la supercazzola per fingersi uniti

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La guerra è in Ucraina, ma un’altra battaglia si combatte nel campo largo. E più Giuseppe Conte ed Elly Schlein provano a raccontare l’alleanza che verrà, più emerge una domanda piuttosto semplice: come può governare insieme chi sulla politica estera – ma non solo – dice praticamente l’opposto?Il nodo, ormai, non è più nascosto sotto il tappeto. Conte ha messo il suo paletto: niente programma comune se continueranno gli aiuti militari a Kiev. Il Pd risponde che la linea non cambia e che l’Ucraina va sostenuta “con ogni mezzo”, comprese le armi. Nel mezzo c’è la Schlein, impegnata ancora una volta nel difficile esercizio di tenere insieme ciò che insieme fatica parecchio a stare.La segretaria dem, racconta il Corriere, prova a disinnescare la bomba accusando il leader grillino di voler “metterci in difficoltà schiacciandoci su una posizione guerrafondai che non è la nostra”. Tradotto: Conte sarebbe già in campagna elettorale per le eventuali primarie e starebbe usando l’Ucraina per marcare la distanza dal Pd. Lorenzo Guerini è ancora più netto: “Conte vuole creare una caricatura di dibattito tra pacifisti e guerrafondai”. E Lia Quartapelle arriva a definirlo “un sabotatore”, domandandosi apertamente se il presidente del Movimento voglia davvero “l’unità della coalizione”. Il problema è che, dietro lo scontro personale, c’è una frattura politica vera. E profonda. Piero Fassino domanda provocatoriamente se per Conte la pace significhi dire sì a Putin sul Donbass. Altro che sfumature tra alleati: qui siamo al fuoco amico.Eppure la contraddizione più gustosa è tutta interna al Pd. Perché mentre una parte del partito rivendica il sostegno militare a Kiev, un’altra usa parole che sembrano uscite direttamente da una manifestazione pacifista. Alla Festa dell’Unità la segretaria dei Giovani democratici Virginia Libero ha scandito: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori”. Difficile immaginare una sintesi più plastica del problema dem: Conte viene accusato di spostarsi troppo sul fronte pacifista, mentre dentro il Pd c’è chi corre esattamente nella stessa direzione.Poi arrivano, puntuali, i pompieri. Stefano Bonaccini assicura che l’Ucraina continuerà a essere sostenuta “anche dal punto di vista militare finché ce ne sarà bisogno”, aggiungendo però che bisogna arrivare rapidamente a una pace “giusta e duratura”. Chiara Braga invoca il protagonismo europeo e un negoziatore. Persino dal Movimento provano ad abbassare i toni: Ettore Licheri sostiene che “sull’Ucraina non c’è una frattura”. Peccato che la frattura sia precisamente ciò di cui stanno discutendo tutti.A rendere ancora più evidente il cortocircuito ci pensa Alessandro Alfieri. Intervistato da Repubblica, il responsabile Riforme del Pd assicura che “la nostra linea non cambia. Fin dal principio abbiamo detto che bisogna sostenere con ogni mezzo il diritto a difendersi del popolo ucraino barbaramente aggredito da Putin. E siamo sempre rimasti coerenti, votando a favore degli aiuti militari, così come anche il M5S ha fatto durante il governo Draghi“.Poi, quando gli viene chiesto che cosa accadrebbe se il Movimento rifiutasse questa linea, la risposta cambia registro: bisognerà “lavorare con pazienza per conciliare le diverse sensibilità”. Insomma: nessuna ambiguità, purché alla fine si trovi una formula abbastanza elastica da tenere tutti dentro. Ed è qui che il campo largo mostra il suo problema strutturale. Prima ancora di scegliere il leader, dovrebbe decidere cosa pensa. Perché non si tratta di una tassa, di una riforma amministrativa o di una diversa aliquota fiscale. Si parla della collocazione internazionale dell’Italia, della Nato, della difesa europea e di una guerra in corso alle porte dell’Unione.. Leggi anche:“Niente armi”, “Sì armi”. Campo largo, abbiamo un problema di Nicola PorroIl dem Filippo Sensi, intervistato dal Foglio, taglia corto: il sostegno militare e politico all’Ucraina “non mancherà” quale che sia la composizione dell’alleanza. E definisce “truffaldino” il tentativo grillino di trasformare riarmo e disarmo nel nuovo confine ideologico della sinistra, perché dietro la retorica delle spese militari sottratte al Welfare vedrebbe, in realtà, “l’abbandono dell’Ucraina a se stessa”.Il tavolo sul programma dovrebbe partire a breve. E già si intravede la soluzione più classica: parole abbastanza vaghe da non scontentare nessuno. “No al riarmo nazionale, sì alla difesa europea”, ipotizza il Corriere come possibile formula di compromesso. Una sintesi perfetta per rimandare il problema senza risolverlo.Perché il punto resta lì. Conte dice basta alle armi. Una parte del Pd risponde che le armi continueranno ad arrivare. Un’altra parte del Pd parla di disertori. Schlein prova a tenere insieme tutti. E mentre il campo largo discute ancora di primarie, leadership e programma, sull’unico tema sul quale una forza che aspira a governare dovrebbe avere una posizione inequivocabile la sinistra riesce nell’impresa opposta: averne almeno tre.Massimo Balsamo, 15 settembre 2026L'articolo Ucraina, il Campo Largo ha 3 posizioni (diverse). Pronta la supercazzola per fingersi uniti proviene da Nicolaporro.it.