WASHINGTON — Per salvare il memoriale a John F. Kennedy, sostiene Donald Trump, serve il nome di Donald Trump sulla facciata. «Penso che l’amministrazione Trump debba certamente avere un riconoscimento. Perché francamente, se non lo facciamo, chiuderà. Finirà per essere abbattuto», ha detto mercoledì ai giornalisti. Ma a votare la chiusura del Kennedy Center — il grande teatro nazionale di Washington, l’equivalente americano di una Scala di Stato — è stato martedì proprio il consiglio d’amministrazione nominato in blocco dal presidente, che l’anno scorso ne ha rimosso i vertici e si è fatto eleggere alla guida.La città ha risposto venerdì sera. Migliaia di persone, riferisce Associated Press, hanno circondato l’edificio sul Potomac con una catena umana, dopo un comizio sui gradini iniziato alle 18.30 (le 0.30 di sabato in Italia) con musica dal vivo e testimonianze di dipendenti ed ex dipendenti. Il gruppo organizzatore, Hands Off the Arts, chiede la rimozione di Trump dalla presidenza del consiglio e contesta «la chiusura improvvisa della struttura, l’installazione di recinzioni di sicurezza e i tentativi politici di alterare o demolire parti del memoriale presidenziale».«Il Kennedy Center non può essere intitolato a nessun altro. È un memoriale a John F. Kennedy: non è solo assurdo, è offensivo, degradante, antiamericano», ha detto ad ABC News la cofondatrice del movimento, ex vice responsabile della programmazione di danza, licenziata nel 2025 nei tagli di massa. «Questo è un edificio che appartiene al popolo americano, non a una persona».La delibera di martedì — la terza chiusura votata da febbraio — ferma per due anni l’edificio principale, dentro un piano di ristrutturazione da 285 milioni di dollari per il quale il Congresso ne ha stanziati 257. Resta aperta solo l’ala annessa Reach, il minimo per rispettare la legge che impone al centro di restare un «memoriale vivente» accessibile al pubblico. Trump ha partecipato in videocollegamento alla riunione a porte chiuse.La foto sull’Air Force OnePerché un tribunale può fermare un nome su un teatro? Perché il Kennedy Center è un memoriale istituito per legge dal Congresso, e solo il Congresso può cambiarne la dedica. Lo ha ricordato martedì, poche ore prima del voto, il giudice federale Christopher Cooper: «Gli imputati non possono installare memoriali per il presidente Trump né per chiunque altro al Kennedy Center senza la benedizione del Congresso». Giovedì lo stesso giudice ha imposto un preavviso di 30 giorni per qualsiasi modifica fisica rilevante, demolizione compresa.Il ricorso porta la firma dei legali della deputata democratica dell’Ohio Joyce Beatty, membro di diritto del consiglio. In tribunale hanno depositato una fotografia scattata mercoledì sera attraverso il finestrino dell’Air Force One, appena atterrato alla base di Andrews: Trump che osserva un cartello con la scritta «Kennedy Center DEMOLISHED». Il nome del presidente, del resto, sulla facciata c’era già stato: affisso e poi rimosso a giugno, dopo una prima sentenza.Trump non arretra. Su Truth Social ha scritto che la ristrutturazione «non può iniziare» finché la Corte d’appello non si pronuncerà sul nome approvato dal consiglio — legando così i lavori di messa in sicurezza di un edificio che lui stesso definisce pericolante («si vede l’acciaio che cade, l’intonaco che cade dai soffitti») al via libera sulla propria intitolazione.Intanto, dietro i teloni e le impalcature che coprono la facciata, il bersaglio è già stato colpito: biglietti crollati, artisti di primo piano che hanno cancellato le esibizioni denunciando la politicizzazione, calendario quasi vuoto, personale amministrativo in gran parte licenziato o dimesso. Il Kennedy Center com’era non esiste più. La battaglia sul nome deciderà soltanto a chi sarà dedicato quel che ne resta.