In una regione dove da sempre i governi dichiarano una cosa, ne pensano un’altra e ne fanno una terza, muoversi significa bilanciare funambolici equilibri geopolitici, spesso incomprensibili a noi poveri mortali.Houthi e IsraeleAnche oggi si sprecano contraddizioni e ambiguità. Il Jerusalem Post sostiene che il Mossad stia aiutando l’Arabia Saudita con preziose informazioni d’intelligence contro gli Houthi, mentre, al contrario, Haaretz afferma che lo Stato Maggiore israeliano non voglia immischiarsi nella questione yemenita giacché sarebbe marginale, non facilmente risolvibile a breve termine, e provocherebbe uno spreco di risorse.Il Regno Unito, invece, fa trapelare la notizia che forse collaborerà coi sauditi inviando mezzi aerei per fronteggiare gli attacchi in Yemen, ma per ora si sono viste solo parole. L’Arabia Saudita, dal suo canto, sta invocando soccorsi per fermare i terroristi yemeniti proxy dell’Iran che tentano di bloccare il canale di Bab el-Mandeb, punto nodale che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.Ma la cooperazione internazionale, specie su crisi belliche, non si attua da un giorno all’altro, tanto meno con governi che hanno sempre fatto della doppiezza politica la propria strategia.Riunione Usa-Israele-Paesi del GolfoL’ammiraglio Brad Cooper, capo del Centcom, dopo essere stato a Jeddah, ha convocato per tutta la settimana scorsa una riunione in Germania in cui partecipavano vertici militari e politici da Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Qatar, Giordania ed Egitto: in pratica sedevano allo stesso tavolo governi che pubblicamente nemmeno si riconoscono, fra di loro più nemici che alleati, e tutti per discutere della crisi iraniana.Per mantenere un minimo di cortina fumogena, l’incontro non è stato confermato ufficialmente ma solo informalmente, però rimane evidente il bisogno di Riad d’appoggiarsi a Gerusalemme contro le follie dei fratelli musulmani sciiti.La “Nato islamica” fa cileccaTuttavia, se l’Arabia Saudita si allinea con Israele, che fine ha fatto la tanto decantata e paventata “Nato Islamica” appena creata da Riad, Islamabad e Ankara? Sono bastati i primi attacchi missilistici Houthi sui territori sauditi a far fare orecchie da mercante a Turchia e Pakistan, i quali si sono limitati a dichiararsi dispiaciuti, con Erdogan che s’è affrettato ad affermare che “l’accordo e l’alleanza militare non sono ancora attivi”.Quindi nessun sostegno militare degli “alleati” a Riad. Brutta mossa del presidente turco, che in questo modo ha palesato come i trattati fra musulmani non valgano la carta su cui sono scritti, e ha offerto ai sauditi l’occasione per avvicinarsi a Israele.Così gli Stati Uniti hanno coinvolto gli israeliani, e questi hanno fornito la propria intelligence ai sauditi ma non in linea diretta, non sia mai: passando, invece, le informazioni attraverso il Centcom americano, affinché Riad, non ammettendolo pubblicamente, possa sempre salvare la faccia (pure se non si sa da che, a questo punto).Nucleare sauditaNel frattempo in Arabia Saudita sono stati scoperti giacimenti di uranio e terre rare per una stima di 110 milioni di tonnellate. Tale rinvenimento sarebbe molto utile nei recenti progetti di cooperazione nucleare fra gli Usa e il Regno Saudita, ma il presidente Trump vuole che prima la Casa Regnante si decida a riconoscere lo Stato di Israele ed entri negli Accordi di Abramo. Tutta una recita dal titolo “Vorrei ma non posso, ma forse potrei”.Nel fronte opposto assistiamo al ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, che vola a Pechino per chiedere aiuti militari; le autorità cinesi lo accolgono, lo ascoltano, ma poi vendono i propri missili cinesi DF 15A ai sauditi che li sparano contro gli Houthi alleati dell’Iran. Cose che capitano.La Cina ci ha provato nei mesi scorsi a far ragionare Teheran – anche perché temeva una scarsità del petrolio, in realtà non avvenuta –, ma con scarso successo: forse il Dragone cinese non ha più la forza mediatrice di un tempo o la sua attenzione è rivolta a ben altro.Israele-RussiaNon sfuggono all’ambiguità regionale i rapporti tra Gerusalemme e Mosca, con la pubblica opinione di israeliani ed ebrei nel mondo a odiare ferocemente i russi e parteggiare per gli ucraini, ma col governo israeliano che intreccia accordi con quello russo per la sua astensione nella guerra iraniana.Se si è potuta distruggere la minaccia nucleare dei Pasdaran è stato proprio grazie alle spalle voltate da Mosca a Teheran. L’Ucraina stessa è ormai fonte di enorme imbarazzo in America e in Europa, a causa della sua colossale corruzione e totale intransigenza sui negoziati, ma anche a Trump riesce difficile spostare pubblicamente l’asse in favore della Russia dopo un secolo di Allarme Pericolo Rosso nella cultura e nel Dna del popolo americano.Rimane il fatto che lo scacchiere mediorientale, dopo aver evidenziato la pochezza militare iraniana e il predominio regionale israeliano, debba ritrovare una nuova stabilità geopolitica. E la debba trovare in fretta.L'articolo Palude Medio Oriente: tra Iran, Houthi e Israele proviene da Nicolaporro.it.