Il fondatore di Morningstar Joe Mansueto: «Per il futuro sogno un club italiano»

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Dagli Stati Uniti alla Svizzera, con la possibilità che prima o poi il percorso possa portarlo anche in Italia. Joe Mansueto, fondatore di Morningstar e proprietario dei Chicago Fire e del Lugano, non esclude che in futuro il suo portafoglio calcistico possa allargarsi ulteriormente e guarda con particolare interesse al nostro Paese.Settant’anni, origini italiane nel Beneventano e un patrimonio superiore ai 5 miliardi di dollari, Mansueto ha fondato Morningstar nel 1984 partendo da circa 80mila dollari di risparmi. La società è diventata negli anni uno dei principali gruppi mondiali nell’analisi finanziaria e degli investimenti. Dal mondo della finanza Mansueto è poi passato al calcio, acquisendo i Chicago Fire nella MLS e successivamente il Lugano in Svizzera.In una intervista rilasciata al settimanale Sette de Il Corriere della Sera, Mansueto ha raccontato la propria filosofia da proprietario e soprattutto la sua visione economica del calcio: un settore che difficilmente produce grandi utili dalla gestione corrente, ma nel quale il ritorno può arrivare attraverso l’incremento del valore dei club nel lungo periodo.Mansueto e il calcio come investimento: «Il valore dei club è cresciuto nel tempo»L’approccio resta quello costruito in decenni nel mondo degli investimenti. Mansueto paragona infatti Chicago Fire e Lugano a delle start-up, gestite attraverso la scelta delle persone, fiducia, trasparenza e soprattutto una prospettiva di lungo periodo. «Per usare una metafora finanziaria: non sono un day trader, i risultati arrivano nel tempo, non dalla speculazione giornaliera», ha spiegato.Una filosofia che si riflette anche nel modo in cui Mansueto valuta economicamente le proprie partecipazioni. Per l’imprenditore statunitense il calcio è contemporaneamente passione e investimento: «Il calcio mi appassiona profondamente ma credo anche che nel tempo si rivelerà un buon investimento. Per me sono due facce inseparabili della stessa medaglia».Il punto centrale riguarda però la redditività dei club. «Il calcio, a livello globale, è uno sport che di norma non genera grandi profitti correnti. Ma il valore dei club è cresciuto nel tempo: è lì che sta il ritorno dell’investimento». Una prospettiva che spiega anche la disponibilità ad attendere i risultati. Mansueto ritiene che il settore abbia ancora margini di crescita e assegna idealmente «quattro stelle su cinque» ai propri investimenti calcistici, con l’unica mancanza rappresentata finora da un grande trofeo.Da Chicago a Lugano: perché investire in più clubLa scelta di acquisire il Lugano nasce anche dalla volontà di costruire sinergie fra società appartenenti a mercati differenti: «Volevo una squadra in Europa per sfruttare le sinergie, soprattutto sui giocatori, che possono passare da un club all’altro a seconda delle necessità», ha spiegato Mansueto.La Svizzera offriva inoltre la possibilità di entrare in un campionato con costi relativamente contenuti mantenendo contemporaneamente l’accesso alle competizioni UEFA, dalla Conference League fino alla Champions League. Il modello non prevede però di trattenere a ogni costo i migliori giocatori. Mansueto punta a creare un ambiente nel quale possano crescere, accettando successivamente anche eventuali trasferimenti verso società in grado di offrire opportunità superiori.L’Italia nel futuro: «Magari proprio un grande club italiano»Ma il passaggio più interessante in prospettiva riguarda proprio l’Italia. Dopo Chicago e Lugano, Mansueto non esclude infatti una terza operazione calcistica in Europa: «Forse in futuro. Al momento voglio raggiungere gli obiettivi che mi sono dato con i Chicago Fire, con il Lugano e con i progetti dei nuovi stadi. Poi, con un altro po’ di esperienza e qualche trofeo vinto, non escludo di poter guardare ad altri club europei. E chissà, magari proprio un grande club italiano, dai colori molto vicini a quelli dei Chicago Fire».Un riferimento che inevitabilmente porta verso il Milan, considerando il rosso e il blu scuro della franchigia statunitense. Alla domanda esplicita sul club rossonero Mansueto non ha però indicato una preferenza precisa: «Chissà. Ma in Italia ci sono anche altre grandi città, come Roma».Nessun progetto concreto, dunque, ma una porta lasciata apertamente socchiusa. Tanto che, interrogato sui sogni per i prossimi dieci anni – un Lugano in Champions League, i Chicago Fire campioni MLS nel nuovo stadio oppure la proprietà di una big europea – Mansueto non ha scelto: «Tutti e tre: anche se non è detto che riesca a realizzarli tutti, sono comunque sogni realizzabili. E neanche troppo lontani».Mansueto: «Prima di comprare un club bisogna guardare alle infrastrutture»Un eventuale investimento futuro partirebbe però da una lezione imparata durante le prime esperienze nel calcio: prima del club vengono le infrastrutture. «Ho sottostimato l’importanza delle infrastrutture: lo stadio, i campi di allenamento. È la prima cosa da valutare, prima ancora di comprare una squadra di calcio», ha ammesso Mansueto.Una considerazione particolarmente significativa anche guardando al mercato italiano, dove il tema degli impianti rappresenta da anni uno degli elementi centrali nella valutazione economica dei club. A Chicago, Mansueto aveva inizialmente riportato la squadra al Soldier Field, nel centro della città, abbandonando il Toyota Park di Bridgeview proprio per ricostruire il legame con la comunità. Ora il passo successivo sarà un impianto di proprietà esclusivamente dedicato ai Fire.«Per ora ho portato il terreno di gioco nel cuore della città, vicino ai nostri tifosi, ma non ho ancora il pieno controllo dello stadio e delle infrastrutture: un gap che verrà colmato grazie al nuovo stadio di proprietà». Il nuovo McDonald’s Park dovrebbe essere pronto nel 2028. L’obiettivo è costruire un impianto nel quale l’esperienza dello spettatore sia centrale, garantendo visuale ottimale da ogni settore e una forte vicinanza al terreno di gioco.Il rapporto con l’amministrazione pubblica rappresenta inevitabilmente una parte fondamentale dell’operazione. «Le regole e i regolamenti sono tanti, precisi, oserei dire ferrei, e noi faremo di tutto per rispettarli. In cambio le autorità locali si sono impegnate a realizzare tutte le opere infrastrutturali necessarie alla viabilità e a rendere semplice l’accesso allo stadio».Mansueto si è detto fiducioso sul rispetto sia dei tempi sia dei costi preventivati. In Svizzera, intanto, il nuovo Cornaredo di Lugano è già stato inaugurato, con il club direttamente coinvolto nella progettazione degli spazi interni. Il proprietario statunitense ha investito anche sul settore sportivo dei Fire attraverso il nuovo training center di Roosevelt Square, l’Endeavor Health Performance Center, inaugurato nel marzo 2025 dopo un investimento nell’ordine degli 80 milioni di dollari.Il giudizio su Infantino e la governance FIFANell’intervista Mansueto ha affrontato anche il tema della governance del calcio internazionale e il ruolo del presidente della FIFA Gianni Infantino. Il giudizio è articolato. Da una parte Mansueto ha criticato la decisione della FIFA relativa alla squalifica di Folarin Balogun, definendone la revoca «un errore». Dall’altra ha riconosciuto i risultati ottenuti dal massimo organismo calcistico mondiale, a partire dall’allargamento della Coppa del Mondo a 48 squadre.«Ha fatto molto bene: l’allargamento del Mondiale a 48 squadre era una scommessa, ed è stata vinta. Nel complesso il Mondiale è stato un grande successo: record di ascolti, record di presenze, record di ricavi». Per Mansueto, tuttavia, la crescita economica non può diventare l’unico parametro attraverso cui misurare il successo del calcio: «Il calcio è molto di più che puro business, e questo non va mai dimenticato».Da qui il richiamo alla governance: «Va fatto ogni sforzo per garantire fiducia e trasparenza nel gioco». Una posizione coerente con la filosofia che Mansueto sostiene di applicare anche alle proprie società: investimenti con un orizzonte lungo, infrastrutture di proprietà, attenzione alla comunità e incremento progressivo del valore dell’asset. Un modello che oggi passa da Chicago e Lugano ma che, in futuro, potrebbe arrivare anche in Italia.