Vengono tutti giù dal pero, questi sottilissimi commentatori delle vicende cittadine di Rozzano. Un laboratorio di integrazione negli anni Settanta e Ottanta. Una situazione sempre più esplosiva oggi. Ci sarebbe da scrivere dieci libri sulla città con più edilizia popolare d’Italia. Perché questo laboratorio, questo equilibrio fragile tra italiani di diverse provenienze, ma tutti poveri, creato con la pazienza e la violenza e il sangue, ha mille sfaccettature. Quella politica, quella socioeconomica. E – ora – quella dell’immigrazione nordafricana.Ma partiamo dal fondo. Da ieri sera. Ieri sera oltre un centinaio di persone sono scese in strada dopo l’ennesima violenza ai danni di una donna, da parte di un immigrato. Solo che questa volta la tensione era al massimo: sono scesi tutti in strada, e hanno cominciato a dare la caccia agli spacciatori, agli ubriachi, ai molestatori. E’ dovuta intervenire la forza pubblica per fermarli, e pure il sindaco e l’assessore sono scesi a cercare di raffreddare gli animi. L’assessore, in tarda serata, è pure stato aggredito da un extracomunitario. E’ successo di tutto, ieri sera. Ma in effetti non è successo niente. O almeno, niente che non fosse ampiamente previsto. Perché quando si miscelano certi ingredienti, viene fuori un certo composto chimico. Non c’è errore.A Rozzano ci sono 20mila persone che risiedono nelle case popolari. Una buona percentuale di queste sono gli italiani di tutte le parti d’Italia che hanno ottenuto l’integrazione l’un con l’altro con mille difficoltà, come dicevo, negli anni ’70-’80 e pure parte degli anni Novanta. Lo so bene: la mia famiglia e io stesso siamo di Rozzano. Poi, con gli anni Duemila, è iniziato un nuovo fenomeno: l’immigrazione massiccia dal nord Africa. Niente di nuovo, è successo ovunque.Ma qui accade che gli immigrati iniziano ad ottenere le case popolari: hanno l’isee più basso di tutti, perché quando va bene c’è uno solo che lavora, in casa. Quando va male quello lavora, ma in nero. I bandi di assegnazione raccontano che ai primi posti ci sono sempre loro. Le assegnazioni avvengono su graduatorie regionali. C’è al governo Roberto Maroni, che prova a correre ai ripari. Vara una legge, insieme al forzista allora assessore alla casa e oggi onorevole Fabrizio Sala. Diceva che per avere una casa popolare bisogna essere in Italia da almeno 5 anni e – poi – che non bisogna possedere una abitazione al proprio Paese. La corte costituzionale e il tribunale di Milano, ognuno per la sua parte, bocciano e smontano le leggi lombarde. Le case si riempiono sempre di più di extracomunitari.Qualcuno dirà che non ci sarà una diretta correlazione, ma intanto Rozzano diventa il territorio di spaccio di piccoli boss nordafricani. Si sparano, si accoltellano, finiscono al pronto soccorso dell’Humanitas con le facce tagliate, le pance tagliate, la sicurezza dei cittadini colpita a morte. In piazza del Comune si vende di tutto. I sindaci Ferretti, prima il compianto padre, e poi il figlio, fanno di tutto per eliminare quel luogo di degrado: grazie al governo ottengono moltissimi fondi da investire in socialità e strutture. I lavori procedono. Il quartiere Aler rimane una polveriera. Gli italiani, che non avevano problemi a ricorrere alla violenza tra di loro trent’anni fa, per poi iniziare una sorta di pax sempre precaria, hanno le mani che prudono. Non tutto va nella giusta direzione.Tanto per dire una cosa, che alle cronache di ieri sera è sfuggita: nei primi cinque mesi dell’anno (e chissà, magari ci sono anche dati più aggiornati), vengono effettuati 12 arresti. I primi due li blindano per furto. Vengono convalidati. Ma poi – per direttissima – scarcerati. Nessuna misura interdittiva di alcun tipo. Tornano in piazza, a Rozzano. Poi arrestano un tizio con addosso un coltello. Arresto convalidato per direttissima. Viene scarcerato poco dopo, ma con l’obbligo di firma. Poi fermano uno con 25 dosi di cocaina. L’arresto viene convalidato per direttissima e per direttissima scarcerato, obbligo di firma. Poi arrestano uno con 100 grammi di hashish, stesso discorso. L’elenco è noioso? Continuiamo lo stesso: arrestato con 18 dosi di cocaina, scarcerato. Misure interdittive? Nessuna. Un penultimo arresto con 15 dosi di cocaina, convalidato, scarcerato, divieto di dimora. L’ultimo: 35 dosi di cocaina addosso, convalidato, scarcerato, divieto di dimora. Divieto di dimora? Sarebbe interessante sapere se girano ancora per Rozzano oppure no, ma anche fossero in un altro paese non si capisce perché se ne possano andare in giro tranquillamente.Il principio è semplicissimo: a Rozzano si può fare quel che si vuole, tanto non accade proprio nulla. Il governo ha stanziato i fondi per le telecamere, per gli oratori, per il nuovo centro cittadino. Ma poi, se uno è pieno di droga, rimane in mezzo alla strada. Sant’Agostino avrebbe detto che è come svuotare il mare con un cucchiaino. Intanto il quartiere popolare ribolle, in mezzo ai palazzoni alti ingentiliti da qualche bel murales. Gli extracomunitari buoni e onesti tremano peggio degli italiani. Perché ora c’è rabbia, tanta rabbia. Il modo peggiore per risolvere dei problemi che scientemente sono stati creati, e recentemente peggiorati da una giustizia sempre più ingiusta.ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45L'articolo Tutti condannano le ronde di Rozzano. E le scarcerazioni degli spacciatori? Scandalizzano qualcuno? proviene da Nicolaporro.it.