Caso Lotito, negli atti d’indagine spuntano tentate pressioni su Forza Italia

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Ven, 18 Set 2026Gli inquirenti hanno ricostruito una serie di iniziative contro il presidente biancoceleste, dalle proteste alle chat: negli atti compare anche il tentativo di metterlo in cattiva luce presso i vertici del partito.DiRedazioneCondividi l'articoloClaudio Lotito (Foto: Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)Emergono nuovi elementi nell’inchiesta della Procura di Roma sul presunto piano volto a danneggiare economicamente Claudio Lotito e favorire il passaggio della Lazio nelle mani di nuovi investitori. Tra gli atti dell’indagine per aggiotaggio – secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano – compaiono anche riferimenti a possibili pressioni nei confronti del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia, partito di cui Lotito è senatore.L’inchiesta, coordinata dai pm Lorenzo Del Giudice e Lucia Lotti, ha portato nei giorni scorsi a una serie di perquisizioni da parte del Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma. Tra gli indagati figurano Luigi Bisignani, editorialista de Il Tempo, e Francesco Maiolini e Mauro Masi, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Banca del Fucino, istituto estraneo all’inchiesta.Gli investigatori ipotizzano l’esistenza di un «disegno criminoso» finalizzato a danneggiare economicamente il presidente biancoceleste e a creare le condizioni per l’acquisizione della società da parte di soggetti terzi. Si tratta di un’ipotesi investigativa che dovrà essere verificata nel prosieguo del procedimento.Le chat e il riferimento a TajaniIl riferimento a Tajani emerge, secondo un’annotazione dei carabinieri datata 8 giugno 2026, dall’analisi di una conversazione WhatsApp del luglio 2025 tra Maiolini e Renato Calcara, tifoso laziale descritto dagli investigatori come persona abituata a frequentare ambienti della politica e della vita mondana. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, Calcara avrebbe cercato di mettere Lotito in cattiva luce presso i vertici di Forza Italia e, in particolare, nei confronti dello stesso Tajani.Calcara compare anche in altri episodi ricostruiti dagli investigatori nell’ambito delle iniziative di contestazione alla proprietà della Lazio. Tra questi figura lo striscione “Lotito libera la Lazio”, trasportato da un aereo sopra il centro sportivo di Formello il 22 luglio 2025. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, i 4mila euro utilizzati per l’iniziativa sarebbero stati raccolti attraverso il contributo di più persone. Negli atti vengono citati anche il ristoratore Michele Santini e Mirko De Pierro, che non risultano indagati.Dalla protesta a Formello all’ipotesi CortinaLe chat acquisite dagli investigatori ricostruiscono inoltre un progetto per organizzare una contestazione anche a Cortina d’Ampezzo, nei pressi della residenza estiva di Lotito. Secondo gli atti, Calcara avrebbe valutato il coinvolgimento di alcuni ultras e avrebbe discusso dell’iniziativa anche con Simone Crescenzi, personaggio noto nell’area dell’estrema destra romana e già appartenente a Militia e Rivolta Nazionale.Lo stesso Crescenzi era presente il 30 giugno 2025 davanti alla sede di Forza Italia in piazza San Lorenzo in Lucina, dove venne esposto lo striscione “Forza Italia: Libera la Lazio”, iniziativa che gli investigatori attribuiscono a Calcara. Maiolini, dal canto suo, ha respinto ogni accusa di avere finanziato campagne contro Lotito. In una nota ha rivendicato la propria libertà di pensiero e di espressione come tifoso della Lazio, precisando di non avere mai finanziato, né direttamente né indirettamente, iniziative o campagne offensive nei confronti del presidente biancoceleste.Le proteste e gli “Stati generali della Lazialità”Le informative dei carabinieri ricostruiscono più in generale l’escalation della contestazione contro Lotito, distinguendo tra le iniziative promosse dal tifo organizzato e quelle che avrebbero coinvolto esponenti provenienti dal mondo politico, imprenditoriale e finanziario.In questo contesto viene citato anche l’evento degli “Stati generali della Lazialità”, organizzato l’11 luglio al Teatro Manzoni dai giornalisti Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, entrambi estranei all’inchiesta. Alla manifestazione partecipò anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che secondo quanto emerge dagli atti potrebbe essere ascoltato dai magistrati come persona informata sui fatti.Un altro filone riguarda invece Luigi Bisignani. In un’informativa del 21 luglio 2026, gli investigatori ricostruiscono quella che viene indicata come una possibile strategia mediatica collegata alla campagna “Laziale alza la voce” pubblicata su Il Tempo. L’attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata in particolare su un articolo del 31 maggio 2026 nel quale veniva prospettato il coinvolgimento di importanti esponenti del mondo finanziario vicino all’universo laziale in un eventuale progetto di azionariato popolare.Nel pezzo venivano citati l’amministratore delegato di Banca Finnat Arturo Nattino, il presidente di Mediocredito Centrale Federico Ferranti e il direttore generale del ministero dell’Economia Francesco Soro. I tre sono estranei all’inchiesta e hanno escluso qualsiasi coinvolgimento in eventuali iniziative promosse da Bisignani o in presunti piani contro Lotito.L’indagine della Procura di Roma punta ora a ricostruire i rapporti tra i diversi soggetti coinvolti nelle contestazioni e a verificare se dietro singole iniziative di protesta possa essere esistito un progetto coordinato con effetti sulla situazione economica e proprietaria della Lazio. Un’ipotesi, quest’ultima, che resta al momento al vaglio degli inquirenti.Developed by 3x1010