Covid in Italia, il virus non è scomparso: focus su sintomi e vaccini

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Covid-19 nel nostro Paese “circola ancora e continuerà verosimilmente a farlo. Non siamo più nella situazione emergenziale degli anni della pandemia, grazie all’immunità acquisita con vaccinazioni e infezioni e alla disponibilità di strumenti terapeutici più efficaci, ma il virus non è scomparso. Continua a circolare insieme agli altri patogeni respiratori e può determinare nuove ondate anche al di fuori della stagione invernale. Oggi, inoltre, il numero dei casi diagnosticati fotografa solo una parte della circolazione reale, perché si fanno molti meno tamponi rispetto al passato”. Parola del virologo virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all’Università Statale di Milano, che analizza la situazione in un focus per LaSaute di LaPresse.La variante Covid che circola in Europa e la situazione italianaStratus è ancora la variante dominante? “Possiamo dire che XFG ha avuto e continua ad avere un ruolo importante nella circolazione del virus: l’Ecdc, nell’ultimo aggiornamento disponibile del 28 agosto, la indica come variante dominante nell’Unione europea e l’Oms la mantiene tra le varianti sotto monitoraggio. Per l’Italia, però, userei maggiore cautela, perché il sequenziamento è oggi molto più limitato. Gli ultimi dati Iss disponibili mostrano la contemporanea presenza di XFG, NB.1.8.1 e altri lignaggi, ma su campioni molto piccoli. Quindi il dato europeo è robusto, mentre quello italiano va letto con prudenza”, precisa Pregliasco. Quanto agli effetti sulla salute, “non ci sono evidenze che XFG provochi una malattia più grave. La sua capacità è soprattutto quella, comune alle varianti che riescono ad affermarsi, di trasmettersi efficacemente in una popolazione che possiede già una certa immunità”, prosegue il virologo.I sintomi più diffusi e la raucedineQuanto ai sintomi, “sono quelli di un’infezione respiratoria: mal di gola, raffreddore e congestione nasale, tosse, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari e, in alcuni casi, febbre. Possono ancora comparire alterazioni di gusto e olfatto, ma sono meno caratteristiche rispetto alle prime fasi della pandemia. Nei soggetti anziani e fragili bisogna prestare attenzione soprattutto alla comparsa di difficoltà respiratoria e al peggioramento delle condizioni generali”.Si è parlato molto di Stratus come della variante del ‘mal di gola’ o della raucedine. “Bisogna evitare di trasformare osservazioni aneddotiche in caratteristiche diagnostiche. Uno studio recente su quasi 40.000 persone non ha riscontrato con XFG un aumento significativo del mal di gola né una maggiore gravità rispetto alle varianti precedenti”, chiarisce il virologo.Covid e vaccini, come regolarsiChi dovrebbe vaccinarsi contro Covid quest’anno? “La priorità resta proteggere chi rischia di più le conseguenze della malattia. In base alle ultime indicazioni ministeriali disponibili – dice Pregliasco – il richiamo è raccomandato in particolare agli over 60, agli ospiti delle strutture residenziali, alle persone fragili per patologie croniche o condizioni di immunodepressione, alle donne in gravidanza e nel postpartum e agli operatori sanitari e sociosanitari”.L’Oms ha indicato per i vaccini aggiornati un antigene adattato ai ceppi più recenti e ribadisce che la vaccinazione continua a essere uno strumento importante contro le forme severe di Covid. Ma perché vaccinarsi se Covid oggi è spesso lieve? “L’obiettivo principale del vaccino non è promettere che non ci si infetterà mai, ma ridurre soprattutto il rischio di malattia grave, ricovero e morte. Questo beneficio diventa tanto più importante con l’aumentare dell’età e in presenza di patologie croniche o immunodepressione”, risponde l’esperto.Ma ha ancora senso vaccinarsi ogni anno? “Per le persone anziane e fragili sì, perché la protezione immunitaria tende a ridursi nel tempo e il virus continua a modificarsi. La logica è sempre più simile a quella della vaccinazione antinfluenzale. Per un giovane sano il rapporto rischio-beneficio individuale è diverso e la strategia deve essere più personalizzata”, dice. Insomma, non c’è allarme, “ma non parlerei neppure di Covid archiviato. Con il ritorno alle attività scolastiche e lavorative e l’aumento della permanenza negli ambienti chiusi, è ragionevole attendersi una maggiore circolazione dei virus respiratori. Il messaggio deve essere di normalità consapevole: proteggere i fragili, vaccinare chi ne ha indicazione, utilizzare il tampone quando può essere utile. E, se abbiamo sintomi respiratori, evitare soprattutto di esporre inutilmente persone anziane o immunodepresse”, conclude Fabrizio Pregliasco.Questo articolo Covid in Italia, il virus non è scomparso: focus su sintomi e vaccini proviene da LaPresse