Fondo sanitario, ora sono le Regioni a battore cassa

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Da una parte ci sono diritto alla salute ed equità, dall’altra i finanziamenti per trasformare la promessa in servizi. E se in tempo di Manovra da più parti, incluso il titolare del ministero della Salute, arrivano richieste per aumentare gli investimenti in sanità, questa volta a chiedere di aumentare il Fondo sanitario sono le Regioni. “È inimmaginabile garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) senza un adeguato finanziamento del Fondo sanitario nazionale”, hanno affermato le Regioni in audizione presso la Commissione Affari sociali della Camera.La cornice è quella dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei Lea e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni e il messaggio è netto. “È necessario incrementare le risorse del Fondo sanitario nazionale sulla base del reale fabbisogno sanitario, tenendo conto che la stima della spesa sanitaria è costantemente superiore al finanziamento disponibile, con un gap progressivo che ci preoccupa”, ha chiarito Massimo Fabi, Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna. Fondo sanitario: serve continuità“Apprezziamo il percorso di sviluppo avviato e il metodo di leale collaborazione tra livelli di governo – ha detto Fabi – ma dobbiamo evidenziare che l’incremento finanziario del Fondo sanitario previsto per il 2026 non trova la necessaria continuità negli anni successivi. Garantire la disponibilità di risorse – finanziarie e professionali – è essenziale per il futuro del sistema salute”.I nodi sul payback farmaceutico e dei dispositivi mediciLe Regioni hanno chiesto anche di superare il vincolo di destinazione delle risorse, in modo da poter agire con la flessibilità necessaria e allocarle in base alle esigenze dei propri territori. Servono anche regole certe e tempestive per il payback farmaceutico e dei dispositivi medici, “superando l’attuale sistema e sbloccando il nodo ancora aperto per il periodo 2019-2025”.Fabi ha poi evidenziato anche il tema del personale. A mancare, infatti, in Italia sono medici e infermieri. E’ necessario investire sia in termini di risorse economiche, sia nella valorizzazione delle competenze, è il messaggio delle Regioni. Da qui la proposta del superamento e la revisione profonda del tetto di spesa storico, il contrasto al fenomeno delle cooperative attraverso la creazione di un ambiente più attrattivo per i professionisti, il reclutamento di personale per le aree dell’emergenza e della chirurgia e un incremento delle retribuzioni adeguato alla media Ocse.Regole certe per l’uscita dai piani di rientroSul fronte della sostenibilità finanziaria, le Regioni chiedono inoltre di stabilire regole certe per l’uscita dai Piani di rientro – “oggi assenti nella normativa” – basate su equilibrio economico-finanziario e su un miglioramento costante nell’erogazione dei Lea.Infine, resta aperto il tema del post-Pnrr. In particolare per le Case e gli Ospedali di Comunità, che hanno ricevuto un forte impulso finanziario in fase di realizzazione. Ora serve un finanziamento stabile che ne garantisca la piena funzionalità nel tempo. “Solo attraverso la realizzazione di tutti questi obiettivi si potrà parlare compiutamente di Lea e garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute sancito dalla Costituzione”, ha concluso Fabi.Questo articolo Fondo sanitario, ora sono le Regioni a battore cassa proviene da LaPresse