Falsi certificati medici per bloccare l’invio di migranti nei Cpr, perquisizioni per 23 medici

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La pianificazione di “interventi propagandistici sui social” che assieme ai “falsi” certificati medici sarebbero serviti a “impedire” espulsioni e rimpatri. E’ il capo d’imputazione con cui la Procura di Ravenna ha disposto mercoledì perquisizioni in nove città d’Italia a carico di 23 medici, infettivologi e psichiatri nell’inchiesta alla squadra mobile di Ravenna e allo Sco della polizia di stato su un presunto sistema orchestrato dai professionisti per impedire la detenzione amministrativa di stranieri all’interno dei Cpr in tutta Italia.Una persona nel registro degli indagatiNonostante l’accusa sia di associazione a delinquere, attualmente risulta iscritto sul registro degli indagati un solo nome: Nicola Cocco, infettivologo componente della Società italiana di medicina delle migrazioni e già consulente del Garante nazionale per i diritti di detenuti oltre che autore di articoli scientifici pubblicati da riviste internazionali come il British Medical Journal o The Lancet. Secondo i decreti di perquisizione disposti dalla pm Angela Scorza ci sarebbe lui al vertice di un’organizzazione finalizzata ai falsi ideologici. “Non si tratta di singoli fenomeni tra di loro scollegati” ma di “una struttura associativa con ripartizione di ruoli e compiti” scrive la Procura nell’imputazione redatta sulla base dell’informativa di polizia depositata dagli investigatori il 24 agosto. Il dottor Cocco, attualmente unico indagato noto del fascicolo, è stato anche ausiliario di polizia giudiziaria nell’inchiesta della Procura di Milano scoppiata nel dicembre 2024 sul Cpr di via Corelli a Milano. Indagine affidata alla guardia di finanza con cui i pubblici ministeri Paolo Storari e Giovanna Cavalleri hanno istruito un processo per turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture nei confronti della Martinina srl, società che all’epoca gestiva il centro di espulsione in Lombardia. Nel corso dell’inchiesta si sarebbe dimostrato che gli stranieri fossero sottoposti all’interno del Cpr a “condizioni disumane” con abuso di psicofarmaci per sedarli e assenza di servizi medici e di assistenza che però venivano remunerati dalla Prefettura di Milano in base al capitolato d’appalto. Nel processo, alle battute finali e concluso di fatto con dei patteggiamenti, si è costituito come persona offesa anche il ministero dell’Interno.Questo articolo Falsi certificati medici per bloccare l’invio di migranti nei Cpr, perquisizioni per 23 medici proviene da LaPresse