Il ripudio islamico arriva negli uffici di un Comune italiano. E porta con sé una questione tutt’altro che secondaria: può un divorzio pronunciato secondo la sharia essere riconosciuto nel nostro Paese? A sollevare il caso è Mario Giordano su La Verità, che racconta quanto accaduto nei giorni scorsi a Monfalcone.Protagonista della vicenda è un cittadino italiano di origine pakistana, residente nella città friulana, che si è presentato negli uffici comunali con un documento ufficiale rilasciato dal governo del Punjab, una delle regioni più popolose del Pakistan. L’atto certificava l’avvenuto divorzio in Pakistan secondo la legge islamica, attraverso il cosiddetto talaq. Il meccanismo è quello del ripudio: secondo questa procedura, ricorda Giordano, è l’uomo a sciogliere unilateralmente il matrimonio pronunciando la formula prevista, senza che sia necessario il consenso della moglie e, in alcuni casi, neppure la sua presenza.Con quel documento il cittadino pakistano ha chiesto al Comune di Monfalcone la registrazione del divorzio anche in Italia, così da risultare formalmente divorziato nel nostro Paese. La risposta degli uffici comunali è stata però negativa. Come ricostruito, il ministero dell’Interno considera infatti “il procedimento indicato come atto di ripudio” una fattispecie contraria all’ordine pubblico italiano. Di conseguenza, quando viene richiesta la trascrizione di un divorzio ottenuto all’estero attraverso il talaq, gli uffici devono opporre un rifiuto.Ed è esattamente quanto accaduto a Monfalcone. I funzionari hanno spiegato all’uomo che quella registrazione non poteva essere effettuata perché l’ordinamento italiano non riconosce il ripudio islamico nei termini prospettati. Il cittadino straniero avrebbe reagito con sorpresa e ne sarebbe nata una discussione, conclusa con una frase destinata inevitabilmente a far discutere: “Io comunque la seconda moglie me la porto in Italia”.Sul caso è intervenuta anche Anna Maria Cisint, ex sindaco di Monfalcone ed europarlamentare della Lega, da anni impegnata sul tema dell’integralismo islamico. “Questo pakistano è un cittadino italiano e quindi, in teoria, ha accettato i principi della nostra Costituzione”, ha dichiarato l’esponente del Carroccio: “Chiedendo l’applicazione in Italia del talaq dimostra invece di non aver accettato un bel nulla. Rimane legato alla sharia, alla legge islamica”. L’europarlamentare ha quindi rilanciato la sua proposta politica: “Gli dev’essere revocata la cittadinanza. Noi abbiamo proposto una legge perché di fronte a casi come questo la revoca della cittadinanza sia automatica. Così ci potremo difendere da chi viene in Italia non per rispettare le nostre leggi ma per imporci le sue, cioè quelle dell’Islam”. Leggi anche:Via Gesù, a scuola arriva la Sharia: è in corso la sostituzione etnica (e non ve ne accorgete)Ma nella ricostruzione di Giordano c’è anche un altro elemento. Ed è forse quello più delicato. Durante gli approfondimenti sul caso di Monfalcone sarebbe infatti riemersa una precedente sentenza della Corte d’Appello di Cagliari, la numero 198 del 24 maggio 2008. La vicenda riguardava un cittadino egiziano che aveva divorziato secondo la legge islamica. Nella sentenza, scrive Giordano, il giudice descrive la procedura utilizzata come talaq, “la più diffusa forma di dissoluzione del matrimonio secondo la legge egiziana”, avvenuta attraverso la pronuncia della formula prevista “in assenza della moglie”. Nonostante questo, la Corte d’Appello concluse che in quel caso “non può ritenersi sussista alcuna incompatibilità con l’ordine pubblico italiano“, disponendo quindi la trascrizione del provvedimento egiziano da parte del Comune di Cagliari.Ed è proprio questo precedente che apre l’interrogativo più rilevante: se da una parte le indicazioni ministeriali stabiliscono che il ripudio islamico è contrario all’ordine pubblico e dunque non deve essere trascritto, dall’altra esiste almeno una sentenza che, in un caso specifico, ha ordinato a un Comune italiano di riconoscere un provvedimento riconducibile al talaq. Il caso di Monfalcone si è concluso, almeno per ora, con il rifiuto degli uffici comunali. Ma il documento presentato dal cittadino pakistano e il precedente di Cagliari riportano al centro una questione destinata a far discutere: quella del rapporto tra gli istituti previsti dalla legge islamica e i principi dell’ordinamento italiano.Massimo Balsamo, 17 settembre 2026L'articolo “Ho ripudiato mia moglie”: il caso che riapre l’allarme sharia in Italia proviene da Nicolaporro.it.