Pedopornografia, maxi operazione della polizia: 17 arresti grazie anche ad agente infiltrato

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La polizia di Stato, nell’ambito di una attività investigativa di contrasto alla pedopornografia online, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, ha smantellato una organizzazione criminale transnazionale dedita alla diffusione online di materiale pornografico, arrestando 17 persone.Gli arresti sono avvenuti nell’ambito dell’operazione “Fly Trap”, un’inchiesta della polizia di Stato su un’organizzazione criminale transnazionale ritenuta dedita alla diffusione online di ingenti quantità di materiale pedopornografico. Alcuni arresti sono stati messi a segno, in diverse regioni italiane. L’operazione è stata condotta dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.) della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, e ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari in carcere, una delle quali successivamente sostituita con gli arresti domiciliari per le condizioni di salute dell’indagato, a un fermo e a dieci arresti in flagranza. L’indagine partita nel 2024Le indagini sono partite nel 2024, dopo le informazioni trasmesse nell’ambito della cooperazione internazionale dall’agenzia statunitense Homeland Security Investigations sulla presenza su Telegram di “New Saga”, un gruppo privato utilizzato per la condivisione di materiale pedopornografico. L’analisi delle transazioni in criptovaluta ha consentito di individuare un primo amministratore, un 24enne campano, sottoposto a perquisizione nel maggio 2024. Da quel momento gli investigatori hanno avviato un’attività sotto copertura, riuscendo a entrare progressivamente nelle dinamiche della comunità online e a ottenere un ruolo da co-amministratori nei diversi gruppi creati dopo la chiusura delle precedenti versioni. “New Saga”, quindi, si è trasformato in altre comunità, tra cui “La Zanzara 2”, poi nelle versioni 3 e 4, con sistemi studiati per mantenere i contatti tra gli utenti e assicurare la continuità della rete. Oltre 22mila video e 34mila immaginiGli amministratori, secondo quanto ricostruito, utilizzavano canali privati per comunicare tra loro e organizzare le attività. Tra questi anche “La Sala dei Re”. La struttura comprendeva figure incaricate della gestione e promozione dei gruppi, della moderazione dei contenuti e della predisposizione di strumenti informatici per proteggere l’identità degli utenti e conservare i file. Venivano utilizzati cloud, server virtuali, sistemi di crittografia e bot, programmi automatizzati in grado di gestire numerosi partecipanti e mantenere operativa la comunità anche dopo la chiusura di un gruppo o la perdita di un account. La comunità individuata dagli investigatori contava oltre 1.009 partecipanti. L’accesso e la permanenza erano subordinati al versamento di somme in criptovaluta, indicate come “donazioni”, oppure alla condivisione di nuovo materiale pedopornografico. Nel corso dell’attività sotto copertura sono stati acquisiti circa 282,9 gigabyte di materiale illecito, comprendenti oltre 22mila video e 34mila immagini. Le tecniche di de-anonimizzazione utilizzate dal C.N.C.P.O. hanno consentito di risalire agli indagati. Il 15 settembre sono state eseguite 23 perquisizioni locali, personali e informatiche. Sei ordinanze hanno riguardato tre amministratori italiani residenti nelle province di Napoli, Barletta e Verona e un cittadino svizzero, indicati come organizzatori e promotori, oltre a due partecipanti residenti nelle province di Messina e Genova, accusati di aver condiviso e custodito in archivi informatici ingenti quantità di materiale illecito. Durante le perquisizioni, eseguite con oltre cento operatori specializzati della Polizia Postale, dieci persone sono state arrestate in flagranza dopo essere state trovate in possesso di consistenti quantità di video e immagini, anche relativi a minori molto piccoli. Gli arresti in diverse città e all’esteroIl materiale era stato nascosto in dispositivi e cartelle informatiche, in alcuni casi protette da sistemi di crittografia. Gli arrestati risiedono nelle province di Torino, Milano, Padova, Fermo, Cagliari, Palermo e Treviso. Le operazioni hanno portato al sequestro di circa 200 dispositivi informatici, tra smartphone, tablet, computer e hard disk. In Svizzera, la cooperazione con la Polizia cantonale ha consentito di eseguire la misura nei confronti dell’indagato residente nel Paese e di acquisire ulteriori elementi sull’attività della rete. Gli accertamenti hanno inoltre permesso di individuare un ulteriore amministratore, un 26enne incensurato della provincia di Cremona, fermato nella notte del 16 settembre dopo una perquisizione eseguita dalla Polizia Cibernetica della Lombardia su provvedimento dell’autorità giudiziaria romana. Sul fronte internazionale, sono state individuate 996 utenze riconducibili a utenti stranieri. Le informazioni sono state trasmesse alle autorità competenti attraverso i canali di cooperazione, con il supporto di Europol e Interpol, anche per consentire l’identificazione e la messa in sicurezza delle eventuali vittime. Diversi Paesi hanno già attivato le procedure di cooperazione con il C.N.C.P.O. e proceduto ad arresti di soggetti individuati all’interno della comunità “New Saga”, oggi non più attiva.Lo Voi: “Orrendo fenomeno criminale diffuso”“È un orrendo fenomeno criminale. Le novità di questa operazione sono innanzitutto l’enorme diffusione dell’organizzazione che aveva contatti praticamente con soggetti di tutto il mondo”. Lo ha spiegato il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, durante la conferenza stampa in procura a Roma sulla associazione per delinquere transnazionale dedita alla vendita online di materiale pedopornografico.“In due anni d’indagini abbiamo scoperto e sequestrato 34mila immagini pedopornografiche e video e abbiamo proceduto al sequestro di 198 dispositivi. L’accesso alla piattaforma costava dai 3 ai 9 euro al mese ma per accedere si poteva anche caricare materiale pedopornografico inedito”. Così, Ivano Gabrielli, direttore del servizio di Polizia Postale, durante la conferenza stampa in procura a Roma, dove sono stati illustrati i dettagli dell’operazione.Utilizzato agente Postale sotto coperturaLo Voi ha aggiunto: “In questo caso potevi accedere anche pagando e e questo significa chiaramente avere una diffusività e quindi una pericolosità assolutamente maggiore con la conseguenza del coinvolgimento come vittime di un numero incalcolabile di bambini che adesso con le comunicazioni che utilizzeremo attraverso le agenzie di cooperazione di polizia e di cooperazione giudiziaria andremo a cercare per mettere al sicuro, mettere in salvo ed eventualmente sottrarre definitivamente a questo circuito orrendo che è stato scoperto grazie alla collaborazione con le agenzie, l’agenzia l’Homeland Security degli Stati Uniti d’America, alla cooperazione giudiziaria con le autorità svizzere, ma se posso dirlo soprattutto grazie alla eccezionale capacità investigativa che si è spinta anche a un’attività sotto copertura da parte della nostra polizia di Stato”.Questo articolo Pedopornografia, maxi operazione della polizia: 17 arresti grazie anche ad agente infiltrato proviene da LaPresse