Giuseppe Conte non arretra. Anzi, sull’Ucraina alza ancora il tiro e mette sul tavolo del campo largo una condizione che assomiglia sempre meno a una sfumatura programmatica e sempre più a uno spartiacque. Ospite di Giovanni Floris a DiMartedì, il leader del Movimento 5 Stelle torna a bocciare la linea seguita finora sull’invio delle armi a Kiev e lega esplicitamente l’eventuale alternativa progressista a un cambio di rotta in politica estera.“Se dobbiamo dare una svolta all’Italia e cambiare questo paese, e dobbiamo assolutamente anche cambiare l’Europa, perché oggi ormai sta prevalendo la legge del più forte, non c’è più neppure un orizzonte di sicurezza e di pace, ma solo del riarmo che crea un’illusione di sicurezza perché ci sta facendo rotolare in guerra”, attacca l’ex premier. Poi la stoccata: “Fino adesso la vostra scommessa per la vittoria militare l’avete fatta, è fallita. Adesso dateci un mandato per cambiare”.Parole che arrivano nel momento peggiore per il cantiere dell’opposizione. Perché proprio mentre Elly Schlein chiede di accelerare sul programma comune, Conte continua a piantare paletti su uno dei dossier sui quali Pd e Cinque Stelle restano più lontani. Domenica scorsa la segretaria dem, chiudendo la Festa dell’Unità di Reggio Emilia, aveva ribadito che il Pd ha sostenuto e continuerà a sostenere l’Ucraina contro l’invasione russa. Una risposta arrivata poche ore dopo l’avvertimento dello stesso Conte: anche in caso di vittoria di Schlein alle eventuali primarie, aveva spiegato, non sarebbe possibile continuare a mandare “armi a gogò” a Kiev.A DiMartedì il presidente del M5s compie un passo ulteriore, perché lega la questione direttamente all’identità della futura coalizione. “Io credo che un progetto progressista non possa che essere alternativo all’azione di governo e alla politica estera sin qui attuata a Palazzo Chigi”, sostiene. E ancora: “Quindi se dobbiamo essere progressisti significa che il giorno dopo si dà una svolta in politica estera. Se noi continuiamo a mandare le armi, se noi continuiamo a dire che sta andando tutto bene così come sta, in che cosa ci caratterizziamo in senso progressista?”.Insomma, il problema non viene rinviato a domani: Conte lo mette al centro del tavolo programmatico oggi. E il campo largo torna a scricchiolare proprio mentre dovrebbe cominciare a mettere nero su bianco una piattaforma comune. Il Pd, del resto, ha già fatto sapere di non voler cambiare posizione. Alessandro Alfieri, componente della segreteria dem, ha ricordato che la linea del partito resta quella del sostegno al diritto dell’Ucraina a difendersi e ha sottolineato come gli stessi Cinque Stelle, durante il governo Draghi, avessero inizialmente votato a favore degli aiuti militari.Ed è un precedente tutt’altro che secondario. Nel marzo 2022 lo stesso Conte riconosceva la necessità degli aiuti militari a Kiev per consentire agli ucraini di esercitare il diritto alla difesa. Già nei mesi successivi, però, il Movimento iniziò a frenare, chiedendo di fermare nuovi invii e aprendo uno dei fronti più delicati all’interno della maggioranza che sosteneva Mario Draghi. Quattro anni dopo, quella distanza non si è ridotta: è diventata uno dei nodi attorno ai quali dovrebbe nascere l’alternativa a Giorgia Meloni.E proprio contro il premier Conte riserva l’altra parte dell’affondo. Ironizza sulle difficoltà rivendicate dal governo e cita persino l’Esodo: “Giorgia Meloni ha letto la Bibbia, il libro dell’Esodo, le 10 piaghe: le rane, le locuste, le ulcere, la grandine, i tafani. Ma non è ridicolo questo vittimismo, che la guerra in Sudan e in Niger, i colpi nel Nord Africa ci ha impedito alla Meloni di governare? Non vi sembra ridicolo? Parlano poi a chi ha gestito una pandemia?”.Poi la previsione politica sullo stato in cui il presidente del Consiglio arriverà alle urne: “Ammaccata, ammacatissima”. E ancora: “Il fatto della longevità e della stabilità è un fatto in sé potenzialmente positivo, ma se non fai nulla per quattro anni è un’aggravante, una grande responsabilità. Nessuno nella storia della Repubblica ha goduto di numeri così consistenti e nessuno si è rivelato così inetto e incapace come Giorgia Meloni”.Il bersaglio dichiarato resta Palazzo Chigi. Ma il messaggio politicamente più pesante finisce ancora una volta dall’altra parte, dalle parti del Nazareno. Perché tra primarie, rapporti con Matteo Renzi e soprattutto Ucraina, Conte continua a delimitare il perimetro entro cui è disposto a costruire l’alleanza. E sulla politica estera, almeno per ora, quel perimetro non coincide con quello del Pd.Massimo Balsamo, 16 settembre 2026L'articolo “Ucraina? Vittoria militare è fallita”. Conte mette in imbarazzo il Pd proviene da Nicolaporro.it.