Mer, 16 Set 2026Dai contenuti sui social alle telefonate sui cellulari privati del presidente della Lazio: la Procura ha ricostruito una campagna durata circa due anni.DiRedazioneCondividi l'articoloClaudio Lotito (Foto: Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)Sono venti gli episodi tra intimidazioni, minacce e insulti finiti nelle carte dell’inchiesta che ruota attorno al presidente della Lazio e senatore di Forza Italia Claudio Lotito. A ricostruire il quadro è il Corriere della Sera, che dà conto degli elementi raccolti dal pm Lorenzo Del Giudice nell’arco di circa due anni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lotito sarebbe stato destinatario di una vera e propria campagna di pressione e denigrazione, sviluppatasi attraverso differenti canali: dai post e commenti pubblicati sui social network alle telefonate ricevute sui cellulari privati del presidente biancoceleste, passando per manifestazioni e iniziative dimostrative.Tra gli episodi riportati nelle carte figura anche una protesta organizzata di fronte alla Camera dei deputati, durante la quale da un appartamento sarebbe stato esposto uno striscione con la scritta “Lotito libera la Lazio”, tanto grande da occupare l’intera facciata dell’edificio. Gli atti fanno inoltre riferimento alla diffusione di adesivi dal contenuto ritenuto oltraggioso nei confronti del numero uno laziale.Uno degli elementi centrali dell’indagine riguarda la circolazione sui social di contenuti che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito ad alimentare una narrazione sulla possibile cessione della Lazio. Tra le ipotesi rilanciate nel tempo figuravano il presunto interesse di un fondo qatariota e quello di altri soggetti interessati all’acquisto del club.Nelle carte viene citata anche la presunta offerta di JPMorgan per 450 milioni di euro, definita dagli investigatori una notizia falsa. Il tema era comparso anche in un articolo pubblicato da Il Tempo il 31 maggio 2026, dal titolo “Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone? Se il mondo Lazio brucia”. Nel pezzo si faceva inoltre riferimento a figure del mondo finanziario, fra cui Mauro Masi e Francesco Maiolini della Banca del Fucino, come possibili interlocutori per un nuovo corso nella gestione del club.Nello stesso filone investigativo vengono ricondotti altri interventi pubblicati dal quotidiano nelle settimane successive e l’iniziativa editoriale “Laziale alza la voce”. Masi, perquisito dai carabinieri del Nucleo Investigativo, ha respinto ogni contestazione: «Sono accuse totalmente false. La mia colpa è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio. Querelerò».Secondo quanto riportato dal quotidiano, una svolta nell’inchiesta sarebbe arrivata grazie all’identificazione dei soggetti riconducibili ad alcuni profili social e alla successiva analisi dei dispositivi sequestrati. Da questi accertamenti sarebbe emerso, secondo gli investigatori, che alcune delle attività di denigrazione e diffusione attraverso i social sarebbero state finanziate da Francesco Maiolini, amministratore della Banca del Fucino.Tra i soggetti indicati come beneficiari dei finanziamenti compare anche la fondazione Noi Oltre 365, intestata ad Alessia Abramo, figlia di Ettore “Pluto” Abramo, indicato dal quotidiano come storico collaboratore di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik.L’ipotesi investigativa è dunque quella di una campagna articolata su più livelli, nella quale contenuti social, iniziative pubbliche e informazioni sulla presunta vendita della Lazio sarebbero stati utilizzati, secondo l’accusa, per esercitare pressioni su Lotito e danneggiare l’immagine del presidente e della società, che è quotata in Borsa. Le contestazioni restano al momento al vaglio degli inquirenti e dovranno essere verificate nel prosieguo del procedimento.Developed by 3x1010