AGI - A Pechino molti proprietari di droni stanno cercando di liberarsi in fretta dei propri apparecchi prima dell'entrata in vigore, il 15 novembre, di un nuovo divieto che proibirà non solo il volo e la vendita, già fortemente limitati, ma anche il semplice possesso o stoccaggio di droni nella capitale.Le nuove regole, annunciate a settembre, prevedono un programma di riacquisto incentivato. Fino al 31 ottobre i proprietari potranno ricevere un contributo governativo pari al 30% del valore di rivendita del drone, che scenderà al 15% tra il primo e il 14 novembre. Gli incentivi sono limitati a un massimo di 3.000 yuan, circa 390 euro.Incentivi e programmi di ricicloChi non vuole vendere può consegnare il proprio apparecchio ai servizi ufficiali per il riciclo, ricevendo 200 yuan, circa 26 euro, oppure spedirlo fuori da Pechino con il rimborso delle spese di trasporto.Negli ultimi giorni si sono formate code nei punti di ritiro autorizzati. Giovedì una decina di persone attendeva nel principale negozio di DJI, il maggiore produttore mondiale di droni, nel quartiere finanziario della capitale. La presenza di agenti di polizia nelle vicinanze testimonia la sensibilità delle nuove misure, che non sono state accolte favorevolmente da tutti.Le opinioni dei proprietariTra chi accetta la stretta c'è Wu, 48 anni, che definisce il divieto «ragionevole». «Posso capire che il governo voglia garantire la sicurezza e controllare lo spazio aereo. Dopotutto Pechino è la capitale», ha spiegato mentre attendeva di vendere un drone acquistato sei anni fa per 6.000 yuan, circa 780 euro. La valutazione ufficiale per il suo apparecchio era di circa 1.000 yuan.Altri proprietari si sentono invece penalizzati. Zhu, 60 anni e appassionato di droni, ha definito l'operazione addirittura un «furto», sostenendo che il forte aumento degli apparecchi messi contemporaneamente in vendita abbia provocato un crollo dei prezzi fino al 40%. «Ho perso molti soldi. Mi sento impotente e sono furioso», ha detto dopo aver venduto cinque droni.Le ragioni del divietoLe autorità cinesi hanno giustificato il divieto totale con la necessità di «preservare la sicurezza» della capitale. Le preoccupazioni per lo spazio aereo di Pechino, dove si concentrano le principali sedi del potere politico cinese, si sono rafforzate a giugno, quando un piccolo aereo da turismo si è schiantato contro il grattacielo più alto della città, provocando la morte del pilota e il ferimento di 13 persone.L'incidente, avvenuto a pochi chilometri dalla sede del governo cinese, era stato censurato sui social network.Numeri e reazioni sui socialNon è noto quanti droni saranno coinvolti dal programma di ritiro. Alla fine del 2025 in Cina risultavano registrati 3,28 milioni di droni, secondo i dati dell'aviazione civile cinese, e una parte di essi si trova nella capitale.Sui social diversi residenti di Pechino hanno iniziato a salutare con amarezza i propri droni. «Non posso farci niente. Grazie per avermi accompagnato», ha scritto un utente di Xiaohongshu, conosciuto all'estero come RedNote. «Spero che in futuro tu possa continuare a volare nei cieli»