La vecchiaia si sposta sempre più avanti: l’indagine e il test fai da te

Wait 5 sec.

L’ex 007 Pierce Brosnan sorridente agli Us Open di New York e gli allenamenti via social di Lenny Kravitz dicono molto su come è cambiata oggi la terza età. Perché se la ricerca di una longevità sana è al centro di un business milionario, un conto sono gli anni che passano, ben altro quelli che ci sentiamo addosso. Così ormai è normale sentirsi giovani fino a 70 anni. E questo nonostante già a 30 qualcuno si preoccupi del passare degli anni. A dircelo è ‘Human After All’, la ricerca firmata Hearts United  e presentata nei giorni scorsi. Realizzata da Doxa su un campione rappresentativo di 2.000 italiani, l’indagine fotografa un Belpaese in cui gli anni reali e quelli percepiti si discostano sempre più.L’età in cui il tempo si fa sentireSe per molti italiani l’adolescenza sembra continuare all’infinito, il 26% già tra i 25 e i 34 anni inizia a pensare al’invecchiamento (anche se il 13% lo fa già prima dei 25 anni). In totale, più della metà degli italiani (51%) dichiara di pensare alla vecchiaia ‘almeno qualche volta’. “Il dato più interessante non è soltanto la distanza tra età anagrafica ed età percepita, ma ciò che questa distanza racconta della società in cui viviamo” commenta Silvia Leonzi, ordinaria di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Sapienza Università di Roma. Vecchiaia? Due ‘filosofie’ di pensieroLa ricerca focalizza due dimensioni: da un lato i “Mindful”, ovvero il 51% di italiani che dichiara di pensare, almeno ogni tanto, alla propria vecchiaia. Dall’altro gli “Ageless” che, indipendentemente dall’età anagrafica, dichiarano di sentirsi più giovane degli anni che hanno (49% dei connazionali), in barba ad acciacchi e doloretti.“Le età della vita non sono mai state definite esclusivamente dalla biologia: sono anche costruzioni sociali, associate ad aspettative, ruoli e passaggi che ci dicono quali sono gli obiettivi che dovremmo aver raggiunto in una determinata fase della nostra esistenza. Oggi – dice Leonzi – queste traiettorie sono diventate molto meno lineari e molto più fluide. A trent’anni ci si può sentire già in ritardo rispetto a modelli di realizzazione personale e professionale che continuano a esercitare una forte pressione. Dopo i sessanta, al contrario, si possono avere davanti molti anni di vita attiva, relazioni, progetti e nuove esperienze, senza riconoscersi affatto nell’immagine tradizionale della vecchiaia”.Il test che svela un invecchiamento in saluteDa un lato c’è la psiche, dall’altra il corpo. Ma cosa ci dice la scienza sull’età della vecchiaia? Se i geriatri spostano l‘asticella dopo i 70-75 anni, ormai da tempo la potenza muscolare è emersa come un indicatore particolarmente importante di un invecchiamento in salute. Oltre ad essere fondamentale per i movimenti quotidiani, come camminare o salire le scale. Ma come capire se siamo davvero in forma?Ebbene, un team di ricercatori spagnoli ha sviluppato e descritto sul Journal of Sport and Health Science un’equazione basata su un semplice test funzionale: il test “sit-to-stand”, che analizza il passaggio dalla posizione seduta a quella eretta. Cosa fare? Basta alzarsi e sedersi su una sedia il maggior numero di volte possibile nell’arco di 30 secondi, mantenendo le braccia incrociate sul petto. Successivamente, utilizzando un’equazione validata (o l’app Powerfrail) – che tiene conto della massa corporea, dell’altezza e del numero di ripetizioni eseguite durante il test – è possibile stimare la potenza muscolare del soggetto. Insomma, in 30 secondi un movimento semplice come alzarsi da una sedia può rivelare il rischio di incappare in cadute e ricoveri. Accendendo un riflettore sull’importanza di fare prevenzione mirata e sull’incombere della vecchiaia, alla quale magari preferiremmo non pensare troppo.Questo articolo La vecchiaia si sposta sempre più avanti: l’indagine e il test fai da te proviene da LaPresse