NUUK — Un accordo «a vita infinita», che dà a Washington «il controllo permanente» della sicurezza della Groenlandia, per sempre e «a costo zero». Peccato che nessuno, sull’isola, lo abbia ancora letto: il testo non è stato diffuso, i parlamenti di Copenaghen e di Nuuk devono ancora ratificarlo, e i 56.000 groenlandesi — «nervosi e scettici», li descrive il New York Times — chiedono di conoscerne i dettagli. Il Pentagono, però, non aspetta: questa settimana, riferisce El País, ingegneri militari americani hanno ispezionato una base abbandonata dagli anni Cinquanta nel sud dell’isola, in vista di un possibile riutilizzo.Venerdì sera Donald Trump ha annunciato su Truth Social l’intesa con «il Regno di Danimarca, e la Groenlandia»: gli Stati Uniti ottengono «il controllo permanente della sicurezza, e di ogni altra necessità» sull’isola, senza «ALCUN COSTO». Il presidente promette di avviare «immediatamente» lo sviluppo di «una grande presenza militare nella parte appropriata della Groenlandia, di cui ce ne sono molte». E d’ora in poi, scrive, nessun avversario americano potrà «MAI» avere una base o fare «investimenti sensibili» sull’isola senza «l’espressa approvazione scritta» di Washington.La firma dei tre governi è attesa la prossima settimana a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, fa sapere l’ufficio della premier danese Mette Frederiksen, che parla di «sicurezza rafforzata nell’Artico e nel Nord Atlantico». L’accordo, assicura Frederiksen, «riconosce la sovranità e l’integrità territoriale del Regno e il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese» ed è «un bene per la Nato e per l’Europa». Le fa eco il capo del governo groenlandese Jens-Frederik Nielsen: un’intesa «a beneficio di tutti noi». Ma prima servono i voti dei due parlamenti.Che cosa ci sia dentro, per ora, lo raccontano solo i funzionari americani, e in forma anonima. L’accordo vieterebbe le basi di Paesi non Nato, limiterebbe gli investimenti degli avversari, escluderebbe esplicitamente installazioni cinesi e russe. E varrebbe «per sempre», ha spiegato un funzionario dell’amministrazione, «anche se la Groenlandia diventasse un Paese pienamente indipendente»: agli Stati Uniti andrebbero «accesso, basi e diritti di sorvolo permanenti», con la facoltà di moltiplicare le installazioni.Il precedente del 1951Ma che cosa ottiene davvero Washington che non avesse già? Un trattato di difesa tra Stati Uniti e Danimarca esiste dal 1951, e sull’isola opera da decenni la base di Pituffik — l’ex Thule, nel nord-ovest, passata alla Space Force e ribattezzata durante il primo mandato Trump — dedicata all’allerta missilistica e alla sorveglianza spaziale. Quanto la nuova intesa differisca da quel vecchio patto non è chiaro: la Casa Bianca non ha risposto alle domande dei cronisti e il testo, appunto, non c’è.L’entusiasmo ufficiale, intanto, è massimo. Il segretario di Stato Marco Rubio parla di «accordo storico» e di «vittoria enorme»: «La Groenlandia farà per sempre parte dell’area di difesa strategica del Nordamerica, e ne escluderà qualsiasi avversario». Anche la Nato «accoglie con favore» l’annuncio. Eppure la strada per arrivarci è stata tutt’altro che diplomatica: Trump aveva minacciato di prendersi l’isola «in un modo o nell’altro», senza escludere la forza, e ha più volte evocato — a torto — navi russe e cinesi al largo delle coste groenlandesi. «Gli americani sottovalutano quanto sia stato dannoso» per l’immagine degli Stati Uniti in Europa, avverte Imran Bayoumi dell’Atlantic Council: «Ci vorrà molto lavoro per ripararlo».Il calendario, del resto, spiega la fretta. Le elezioni di metà mandato si avvicinano, la guerra con l’Iran è al sesto mese, in Venezuela è in corso l’operazione militare contro Maduro: alla Casa Bianca serviva un trofeo da esibire senza spari e senza costi. La Groenlandia «a vita infinita» è quel trofeo — annunciato e celebrato prima ancora che i 56.000 diretti interessati abbiano potuto leggerne una riga.