“Io di Sandro Mazzola ho tre ricordi. Quello di cui mi vergogno è l’ultimo, che dirò alla fine” Così Sandro Sabatini apre il suo personale omaggio Sandro Mazzola, una delle figure più amate e complesse del calcio italiano, scomparso a 83 anni. Il primo ricordo: il tifoso bambino “Il primo è da bambino, da tifoso, da ammiratore, da appassionato di calcio. Ricordo il gol con la Svizzera: fece sei palleggi e poi segnò, palleggiando sopra e in mezzo ai difensori” Un’impresa tecnica avvenuta a Berna, in una Svizzera-Italia 1-1 del 1970, entrata nell’immaginario collettivo anche se, come osserva Sabatini, “non abbastanza celebrata”. Il secondo ricordo: l’uomo, il dirigente, l’opinionista “E poi c’è sempre, nella storia di Sandro Mazzola, questo chiaro-oscuro tra quello che viene tramandato e quello che si tramanda un po’ meno.” Sabatini accenna al rapporto con il padre Valentino, capitano del Grande Torino morto a Superga quando Sandro era ancora bambino: “Un rapporto che per un bambino è difficile da gestire, per la fama del papà, ma anche perché il papà si era rifatto una vita. Avevano di fatto divorziato il papà e la mamma di Sandro Mazzola”. Conoscendolo da vicino, come dirigente dell’Inter, Sabatini ha sempre percepito quella figura paterna come “immensa e al tempo stesso sempre da batticuore”.Il terzo ricordo: quello che fa vergognare “Il terzo aspetto è quello più doloroso per me, perché io vivo a 500 metri. Io sto a Monza e Sandro Mazzola, la sua casa era qua a Vedano. Per chi conosce un minimo, Mazzola vive all’ingresso dell’autodromo. 500 metri da casa mia.”The post “Il mio ultimo ricordo di Mazzola” | Sandro Sabatini ricorda a cuore aperto il loro incontro appeared first on Radio Radio.