Il primo giorno di scuola dei quattro studenti del Virgilio di Milano, gravemente feriti nel rogo di Crans-Montana dopo mesi di interventi, terapie e riabilitazione, riaccende i riflettori sulle cicatrici da ustioni. “Si tratta di eventi drammatici che non si concludono con la fine del ricovero. Bisogna ricordare che le ustioni, anche una volta trattate con sistemi molto avanzati come medicazioni, terapia a pressione negativa, bende e garze particolari, possono lasciare fibrosi cicatriziali, infiammazioni, neuropatie superficiali, discromie, a volte granulomi cicatriziali e zone con cheloidi. Si perde il sistema pilifero, la vascolarizzazione superficiale e la sensibilità cutanea”, dice a LaSalute di LaPresse Salvatore Marafioti, chirurgo generale e specialista in chirurgia plastica, senologia e medicina rigenerativa.In questi anni la ricerca sul trattamento delle cicatrici non si è fermata. E le pubblicazioni sulla metodica Made in Italy Biodermogenesi – una tecnica non invasiva e priva di effetti collaterali che agisce erogando tre tipi di stimoli (vacuum, campi elettromagnetici e una leggerissima stimolazione elettrica) – si sono moltiplicati. “Stando agli studi pubblicati finora, il protocollo favorisce la rigenerazione tissutale, migliorando visibilmente la qualità della pelle, riducendo gli esiti cicatriziali, contrastando l’infiammazione. Al di là dell’aspetto estetico però, ci sono importanti fenomeni meno evidenti, come ad esempio la ricrescita dei peli sulla parte ustionata e il recupero della sensibilità superficiale a caldo, freddo e dolore. La possibilità di rigenerazione del tessuto con questo protocollo è modulabile caso per caso ma è una realtà”, sottolinea lo specialista. Le cicatrici vanno valutate una per unaLe cicatrici da ustioni rappresentano una sfida: “Ci sono cheloidi, cicatrici ipertrofiche, iperpigmentazione, zone con perdita di struttura: vanno valutate singolarmente per ciascun paziente, in modo da strutturare un programma. Il trattamento, insomma, va adattato su misura”, precisa Marafioti.“La pelle dei giovanissimi però reagisce meglio alle cure: l’attività metabolica è superiore e il turnover cellulare è più rapido. Questo consente con la stimolazione del protocollo Biodermogenesi di avere un risultato più rapido”, assicura Salvatore Marafioti, ricordando gli studi pubblicati dal team su diversi pazienti con cicatrici da ustioni, da sostanze caustiche o da incidenti e traumatismi. Il team ha trattato anche pazienti rimasti feriti dopo la guerra in Ucraina. Salvatore MarafiotiQuesto articolo Cicatrici da ustioni, le sfide e le promesse della ricerca italiana proviene da LaPresse