Usa, il braccio destro di Trump guida le espulsioni dei minori migranti: quasi 200.000 ordini in 20 mesi

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WASHINGTON — Le telefonate partono dalla Casa Bianca, a volte ogni giorno. A convocarle è Stephen Miller, vice capo di gabinetto con delega all’immigrazione e capo del Consiglio per la sicurezza interna, l’organismo che sotto Donald Trump risponde direttamente al presidente. Attorno al tavolo, i funzionari di almeno cinque dipartimenti: Salute, Sicurezza interna, Giustizia, con ruoli minori per Stato e Difesa. La posta è una sola: accelerare l’espulsione dei minori stranieri irregolari, bambini compresi. Lo rivela un’inchiesta del Guardian, costruita su fonti interne all’amministrazione che parlano in forma anonima per timore di ritorsioni.I risultati sono già misurabili. Dal ritorno di Trump alla presidenza, nel gennaio 2025, i giudici dell’immigrazione hanno emesso ordini di espulsione per quasi 200.000 minori — il doppio rispetto al periodo precedente, e il dato è considerato una sottostima. Il 70 per cento ha meno di 13 anni. La quota di udienze che si chiude con un’espulsione è più che raddoppiata in venti mesi. Intanto oltre 1.800 bambini restano bloccati nella custodia federale del dipartimento della Salute.Le fonti descrivono una macchina costruita pezzo per pezzo. Smantellati i muri informativi tra agenzie che proteggevano i minori. Agenti della polizia migratoria Ice collocati ai vertici dell’ufficio federale che fa da tutore pubblico dei bambini arrivati soli al confine. Ufficiali presenti agli appuntamenti con gli sponsor — i familiari o affidatari che dovrebbero accogliere il minore — con arresti poco prima o poco dopo il rilascio del bambino. Le interviste d’asilo vengono accelerate, anche in video, senza il tempo di consultare un avvocato. «A chi deve attuare le istruzioni viene detto: queste vengono direttamente dalla Casa Bianca, o direttamente da Stephen Miller», racconta una fonte.La copertura antitrattaLa Casa Bianca non smentisce il coordinamento di Miller. Sostiene anzi che l’iniziativa non è nuova e la presenta come una campagna contro la tratta di esseri umani: «Stiamo lavorando per localizzare e salvare questi bambini», ha detto la portavoce Lauren Bis. «Garantiamo che siano ricongiunti con i genitori e le famiglie nei loro Paesi d’origine». Casi reali di sfruttamento di minori migranti erano emersi sotto Joe Biden, documentati da una lunga serie del New York Times: oggi, dicono i critici, servono da giustificazione per tutt’altro.«Una facciata antitratta è una comoda copertura buonista, che non ha nulla a che vedere con la tratta e tutto con il ridurre il programma, eliminare i servizi e poi rimuovere i bambini», attacca Claire Trickler-McNulty, già vicedirettrice dell’Ice sotto Biden. «Miller è coinvolto moltissimo, ha le sue telefonate quotidiane, arriva dentro le agenzie. Qual è la mia paura più grande? Molto sta già accadendo».Dove finiscono i bambini espulsi? In Guatemala, Honduras, El Salvador. Perfino nell’Afghanistan dei talebani.Il calcolo che regge l’operazione, spiegano le fonti, non è tecnico ma politico. Miller — la cui retorica richiama la teoria della «grande sostituzione», mentre Trump ha parlato di migranti che stanno «avvelenando il sangue del nostro Paese» — non vedrebbe nei minori un’emergenza umanitaria ma una minaccia demografica. «C’è un vero astio verso questi bambini da parte di Miller e dei suoi accoliti», dice una delle fonti. «Li vede come la generazione futura di un Paese multirazziale e multiculturale». Il bersaglio, insomma, non sono i trafficanti: sono i bambini stessi.