WASHINGTON — Non sono mosse isolate, ma un disegno che si compone in poche ore. Nella tarda serata di venerdì (la notte in Italia) il Dipartimento di Stato americano ha notificato al Congresso l’approvazione di una vendita militare all’Ucraina da 2,7 miliardi di dollari per l’ammodernamento della difesa aerea, riferisce Reuters. Lo stesso giorno Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha firmato una legge di ampie sanzioni contro la Russia. E mentre a Washington si firmavano le carte, i missili russi colpivano un palazzo di nove piani a Sumy.Il pacchetto è il pezzo più consistente. L’elenco del Dipartimento di Stato comprende missili derivati dai sovietici S-300, missili GAM-67, sistemi a guida laser a gittata estesa, kit di modifica per i lanciatori, sistemi di lancio mobili e radar per la caccia ai droni. Materiale pensato per un solo scopo: chiudere il cielo ucraino, che dopo quattro anni e mezzo di invasione russa resta il fronte più esposto.Chi paga? Qui sta la novità. La vendita sarà finanziata da contributi europei e da fondi americani del programma di finanziamento militare estero — l’assistenza a fondo perduto con cui Washington consente a un Paese alleato di comprare armi prodotte negli Stati Uniti — stanziati durante la presidenza di Joe Biden. Ma quei soldi non spariranno nei bilanci del Pentagono: «Saranno conteggiati come contributo di capitale statunitense al Fondo per la ricostruzione dell’Ucraina, con un rimborso in rapporto uno a uno», recita il comunicato del Dipartimento di Stato. Il Fondo è quello nato dall’accordo sui minerali firmato l’anno scorso da Washington e Kiev.Il messaggio, letto per intero, è chiaro: le armi all’Ucraina non sono più un regalo americano, ma un investimento che qualcun altro — l’Europa, o la ricostruzione ucraina stessa — dovrà ripagare. Non a caso all’inizio di settembre Trump aveva annunciato che chiederà ai Paesi europei di rimborsare gli Stati Uniti per gli aiuti militari e le munizioni già inviati a Kiev.Le sanzioni e il fronteLa seconda tessera è la legge firmata venerdì, che apre la strada a una pressione economica più dura su Mosca. Trump aveva promesso di chiudere la guerra appena insediato, all’inizio dello scorso anno. Venti mesi dopo, l’obiettivo resta lontano — e la Casa Bianca sembra aver scelto di alzare il prezzo del tavolo, su entrambi i lati: più armi a Kiev, più sanzioni al Cremlino.Intanto la guerra non aspetta. Nella notte i bombardamenti russi hanno ucciso almeno quattro persone e ne hanno ferite undici in tutto il Paese, secondo CBS News. Il colpo più grave a Sumy, capoluogo del nord-est ucraino a una trentina di chilometri dal confine russo: un missile ha centrato un palazzo residenziale di nove piani, due i morti e otto i feriti, fra cui due bambini. Proprio il genere di attacco che i sistemi in vendita dovrebbero intercettare.Ora la parola passa al Congresso, che per legge ha facoltà di esaminare — ed eventualmente bloccare — le grandi vendite militari all’estero. È un passaggio quasi sempre formale. Ma in un’aula dove una parte dei repubblicani mal sopporta ogni dollaro speso per Kiev, anche le formalità si contano.