Per oltre un decennio le Forze democratiche siriane (FDS), a guida curda, sono state il principale alleato degli Stati Uniti sul terreno nella guerra contro lo Stato Islamico. Dal 2014 i combattenti curdi hanno costituito una componente essenziale delle forze terrestri sostenute da Washington, consentendo agli Stati Uniti di limitare il proprio dispiegamento diretto in Siria. Il sostegno americano, tuttavia, non si è mai tradotto nel riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei curdi siriani ed è rimasto legato principalmente alla lotta contro l’ISIS. La svolta è arrivata il 20 gennaio 2026, quando l’inviato speciale statunitense per la Siria Tom Barrack ha affermato che la missione originaria delle FDS come principale forza anti-ISIS sul terreno era sostanzialmente conclusa, sostenendo che Damasco fosse ormai in grado di assumere maggiori responsabilità nella sicurezza, compresa la gestione dei centri di detenzione dei jihadisti. Barrack ha indicato nell’integrazione dei curdi nello Stato siriano la soluzione sostenuta da Washington. Per la leadership curda il cambiamento della posizione americana è stato interpretato come un abbandono strategico, soprattutto mentre le forze di Damasco avanzavano nei territori controllati dalle FDS. Gli Stati Uniti non sono intervenuti militarmente per fermare l’offensiva e hanno progressivamente avvicinato la propria posizione a quella del governo del presidente di transizione Ahmed al-Sharaa, pur continuando a chiedere garanzie per i diritti e la sicurezza della popolazione curda. Non si tratta, peraltro, del primo momento di forte tensione nei rapporti tra Washington e i curdi siriani. Già durante il suo primo mandato Trump aveva annunciato il ritiro delle forze americane dal Nord-Est della Siria. Nel 2019 la decisione di ritirare le truppe da alcune zone lungo il confine turco-siriano precedette l’offensiva militare di Ankara contro le forze curde.Il quadro geopolitico è ulteriormente cambiato dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 e l’ascesa di Ahmed al-Sharaa. Il riavvicinamento tra Washington e le nuove autorità di Damasco, insieme all’ingresso della Siria nella coalizione internazionale contro l’ISIS nel novembre 2025, ha progressivamente ridimensionato il ruolo delle FDS agli occhi degli Stati Uniti. Già il 10 marzo 2025 al-Sharaa e il comandante delle FDS Mazloum Abdi avevano raggiunto un primo accordo per integrare nello Stato siriano le istituzioni civili e militari controllate dalle forze curde, compresi valichi di frontiera, aeroporti e giacimenti di petrolio e gas. Restavano tuttavia irrisolti numerosi aspetti riguardanti l’autonomia amministrativa e l’integrazione delle forze armate.La situazione è precipitata nel gennaio 2026. Le forze governative hanno riconquistato vaste aree delle province di Raqqa e Deir ez-Zor precedentemente controllate dalle FDS, mentre numerosi combattenti arabi hanno abbandonato le forze a guida curda. Il nuovo rapporto di forza ha costretto le FDS a ritirarsi verso Hassakeh, Kobane e Qamishli e ad accettare nuovi negoziati con Damasco.Il 30 gennaio il governo siriano e le FDS hanno infine annunciato un accordo complessivo per la graduale integrazione delle strutture militari e amministrative curde nello Stato. L’intesa ha fortemente ridimensionato il progetto di autonomia territoriale costruito durante gli anni della guerra civile, pur prevedendo alcune garanzie per i diritti e l’amministrazione delle aree a maggioranza curda.A rendere ancora più difficile il rapporto tra Washington e il mondo curdo sono arrivate successivamente alcune dichiarazioni di Trump. Nel giugno 2026 il presidente americano ha accusato forze curde di essersi appropriate di armi destinate, secondo la sua ricostruzione, ad altri soggetti impegnati contro l’Iran, affermando di essere rimasto deluso dal loro comportamento. Quelle dichiarazioni riguardavano tuttavia il contesto iraniano e non direttamente le FDS del Rojava: attribuirle ai curdi siriani, come nella versione originaria dell’articolo, rischierebbe quindi di confondere due vicende differenti. ([Güney Azərbaycan Televizyonu GunazTV][6])Per i curdi siriani, la nuova strategia americana ha comunque rappresentato una drastica inversione rispetto agli anni della guerra contro l’ISIS. Le FDS hanno perso una parte consistente dei territori precedentemente amministrati, la loro posizione negoziale nei confronti di Damasco si è indebolita e il progetto di un Rojava politicamente autonomo è stato fortemente ridimensionato.Il caso del Rojava ripropone così una questione ricorrente nella storia dei rapporti tra gli Stati Uniti e i movimenti curdi: la distanza tra una cooperazione militare fondata su interessi contingenti e un’alleanza politica di lungo periodo. Per Washington le FDS hanno rappresentato soprattutto uno strumento fondamentale nella sconfitta territoriale dell’ISIS; per i curdi quella collaborazione alimentava invece anche la speranza di consolidare l’autonomia conquistata durante la guerra civile. Il mutamento degli equilibri regionali e il riavvicinamento degli Stati Uniti a Damasco hanno mostrato quanto differenti fossero, fin dall’inizio, gli obiettivi delle due parti.