Si scrive RATP, ma si legge FRANCOROTTI

Wait 5 sec.

Dalla Francia purché se magnaLa Régie des Transports de Paris è un’azienda pubblica con statuto speciale, un po’ come le nostre vecchie aziende pubbliche, completamente controllata dallo Stato francese e dal suo governo; lo statuto si chiama EPIC, cioè ente pubblico di tipo commerciale e industriale, in altre parole azienda controllata dalla politica francese e rifocillata dalle sue banche pubbliche, che sta facendo shopping nel mondo.EPIC significa che l’azienda NON PUÒ MAI FALLIRE, poiché lo Stato “sovrano” glielo impedisce, e con questa prerogativa scende in Italia e spadroneggia a Firenze, SFIGURANDOLA, con il taglio degli alberi per la costruzione della sua tranvia.È una società così talmente controllata dalla politica francese che il suo CdA è composto per un terzo da rappresentanti dello Stato, per un terzo da rappresentanti dei dipendenti (e sì, la cooptazione funziona, rendendo tutti quei francesi complici o rei di colonialismo finanziario) e per un terzo da personalità qualificate nominate dalla politica, mentre il Presidente è nominato direttamente dal Governo francese… Quindi è un fidato di Macron.Questa società che vive di aiuti di Stato, quelli “cattivi” che l’Italia ha dovuto sempre abbandonare in virtù delle norme antitrust, altrimenti la Commissione UE ci puniva e la finanza ci minacciava con letterine e susseguenti golpe, ha acquisito le seguenti società italiane, attraverso la holding RATP Dev:GEST, Gestione del servizio tranviario di Firenze, nel 2004 come joint venture con l’ex azienda ATAF, poi inglobata nel 2012 in GEST/RATP, che oltre alla proprietà ha ottenuto una concessione fino al 2033 dalla Regione Toscana.AT: Autolinee Toscane, ex Florentiabus, al 100% dal 2007, con la concessione di trent’anni iniziata il 1° novembre 2021.Cilia: in Lazio, al 100% dal 2013.LFI: Linea Ferroviaria Italiana, dal 2002 con una partecipazione iniziale dell’11% adesso definita in modo contraddittorio “filiale” di RATP Dev, la holding di RATP che agisce in Italia. Gestisce le linee ferroviarie tra Arezzo, il Casentinese e Firenze.(Agiscono furtivamente: LFI, nella documentazione italiana, risulta ancora una società a prevalenza pubblica con azionariato diffuso, per la piovra RATP è però già ufficialmente una sua filiale).Ma non è tutto, sta puntando su più regioni e persino sulle strade.Ad esempio a Milano, il contratto di ATM si deve rinnovare con gara nel 2027, primo obiettivo di RATP Dev.Poi in Piemonte, dove RATP Dev, cioè holding sovrana della Francia, ergo dei francorotti, sta monitorando la gara per il trasporto pubblico suburbano come il “primo banco di prova” dell’apertura del mercato, naturalmente a senso unico. Cioè io apro te, ma non apro me, per non andare nel volgare.Ora questo andazzo colonialista finanziario dei francorotti sta durando da almeno il 2004, quando misi piede in Italia dopo le mie erranze a Bruxelles, ma anche dagli anni ’90, come ho potuto testimoniare dal mio centro di osservazione permanente.Quindi dura da ALMENO 30 anni, ora in 30 anni eminenti professori, docenti universitari, giornalisti e quant’altro dovrebbero avere imparato due principi basilari strombazzati nei libri di testo per rendere appetibile la costruzione europea: il principio di parità tra Stati, e il principio venuto dopo, con l’entrata degli inglesi, della libera concorrenza, ferme restando le prerogative degli Stati e cioè il regime proprietario di ogni Stato, che l’art. 345 dei trattati UE lascia impregiudicato.Ma sulla base di un sofisma che ha equiparato le liberalizzazioni alle privatizzazioni, in Italia ci hanno via via fottuto tutto quanto era nostro, e ancora continuano e si ostinano. E la cosa è tanto più offensiva ed evidente che i nostri vicini ad esempio non la applicano così pedissequamente. Anzi, in virtù della giusta comprensione della differenza vigente tra liberalizzare un mercato e privatizzare tutto compreso il demanio e i settori di interesse strategico nazionale, se ne guardano bene, al punto che i loro fondi sovrani, in particolare i francorotti, vengono a comprare i nostri monopoli naturali che dovrebbero essere di Stato, pubblici e inalienabili, oltre che protetti dal fallimento come gli EPIC in Francia.Ora io mi stupisco di più del fatto che non se ne parli diffusamente che del fatto stesso: come mai paesi come la Francia possono avere società commerciali protette dal fallimento e controllate dalla politica e che per di più vengono a colonizzare l’Italia in tutti quei settori che abbiamo privatizzato sulla base di quello stupido sofisma e perché “ce lo chiede l’Europa”?Come mai paesi come la Francia hanno ancora le banche pubbliche e noi neanche più una, anzi, abbiamo le banche francesi che accovacciate come falchi aspettano di inglobarle tutte?Come mai paesi come la Germania hanno ancora il sistema di banche cooperative pubbliche dei Länder intatto e la Francia ha il Crédit Agricole e noi abbiamo con la scusa dell’Europa smantellato le banche di credito e le popolari che hanno storicamente fatto grandi belle e invidiabili le città italiane?Come mai gli altri paesi europei hanno i loro fondi sovrani e l’Italia neanche mezzo?Come mai tutti i settori ex pubblici in Italia, che dovrebbero essere settori intoccabili, come l’acqua, le acque termali, i trasporti, i rifiuti, l’energia ecc., continuano ad essere rosicchiati e fagocitati da aziende quelle sì pubbliche di altrui Stati, come la Francia, la Cina, o quant’altro?Come mai se si tratta di azione privilegiata, partecipazioni statali, fondo sovrano, IRI, fusioni acquisizioni cruciali, e di tutelare le nostre aziende strategiche, levata di scudi in Europa con l’aiuto attivo della Commissione, ma il contrario non succede, anzi se casomai un’azienda italiana volesse comprarne una cruciale francese, apriti cielo?Come mai mentre chiudeva l’IRI apriva l’APE, agenzia delle partecipazioni statali francese, nel 2004?Come mai queste domande non si fanno insistenti e non diventano virali?Ora sparlare dell’Europa è facile, ma è miope se non si parla dei due pesi e due misure che applica sistematicamente all’Italia, rispetto a Francia, Germania e Benelux, due pesi e due misure che hanno provocato la nostra pauperizzazione: deindustrializzazione, precarietà, indebolimento dello Stato sociale, della proprietà privata, delle piccole e medie imprese, dei settori demaniali e pubblici. Con l’ingabbiamento digitale, l’esautoramento degli enti locali caduti nella corruzione a oltranza, la cessione pezzettino dopo pezzettino del paese ai fondi di investimento per il turismo, alle srl delle multinazionali estere per il “green”, a chi aggredisce la piccola e media agricoltura di qualità e di nicchia, a chi acquisisce i nostri dati, i titoli, i conti, le risorse del sottosuolo.Tutto questo è avvenuto con la complicità dell’UE e delle sue politiche, ma soprattutto con la complicità di chi non ha mai sollevato queste domande. Anzi…Si scrive trattato del Quirinale ma si legge la Francia che si mangia l’Italia, si scrive RATP ma si legge FRANCOROTTI.Nforcheri 19 09 2026