Si è conclusa pochi giorni fa ExpoAid 2026, il più importante evento degli enti e delle organizzazioni che si occupano di disabilità, promosso dalla Ministra, Alessandra Locatelli, che si è svolto dal 25 al 27 giugno al Palacongressi di Rimini. Tra le tantissime realtà presenti alla manifestazione, tutte meritevoli di attenzione, InVisibili ha scelto di focalizzare l’attenzione sull’esperienza dell’Ambito 9 Bassa Bresciana Centrale, la quale, collaborando con altri Comuni e enti del Territorio, programma e coordina servizi sociali a favore dei cittadini, compresi quelli con disabilità.Durante l’expo, con particolare riferimento al confronto nazionale sulla riforma della disabilità e sui Progetti di Vita Personalizzati, il modello dell’Ambito 9 è stato presentato come un esempio concreto di attuazione. L’organizzazione ha realizzato, grazie anche alla collaborazione con il Dipartimento per le Politiche in favore delle Persone con Disabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un laboratorio specifico dedicato ai Progetti di Vita Indipendente (PRO.VI). Il laboratorio, finanziato dal Fondo Non Autosufficienza, promuove scelte autonome nella vita di tutti i giorni da parte delle persone con disabilità, attraverso progetti personalizzati centrati sulle singole persone. L’obbiettivo è creare un sistema in grado di supportare una reale libertà e capacità di scelta, integrando interventi sociali e sociosanitari, risorse economiche e strumenti utili alla partecipazione. La progettualità riguarda macro aeree combinabili fra loro, come l’assistente personale, l’abitare in autonomia, l’inclusione sociale e relazionale, il trasporto e la domotica.”Il Progetto di Vita segna una svolta culturale – dichiara Claudia Pedercini, direttrice di Ambito 9 Bassa Bresciana Centrale – la persona con disabilità diventa protagonista delle proprie scelte, non destinataria di decisioni altrui. Il percorso, costruito attraverso una valutazione multidimensionale e la collaborazione tra servizi e territorio, punta a garantire il diritto a scegliere dove, come e con chi vivere, trasformando il welfare da sistema di prestazioni a sistema di opportunità”.Oltre a quest’attività specifica dei laboratori finalizzati ai Progetti di Vita, l’Ambito 9 Bassa Bresciana Centrale promuove altre iniziative sempre rivolte alla centralità delle persone con disabilità e alla loro autorealizzazione. Nelle scuole di ogni ordine e grado viene attivato il servizio di Integrazione e Assistenza Scolastica (ADP), che collaborando con le famiglie, l’istituzione scolastica e i servizi sanitari, definisce gli obiettivi relativi all’inclusione e al progetto educativo individualizzato. Grazie al supporto di persone qualificate, gli alunni con disabilità vengono stimolati e coinvoti alla partecipazione della vita di classe, delle uscite, dei laboratori e dei momenti di socializzazione. Inoltre, l’Ambito 9 ha realizzato la Misura B2, finanziata dal Fondo Non Autosufficienza, progettualità che favorisce l’integrazione sociosanitaria a favore di persone non autosufficienti o con una grande necessità di sostegno. Viene, pertanto, promossa la permanenza a casa, e di conseguenza, si previene l’isolamento tipico delle case di cura. In particolare, questo tipo di servizio è rivolto alle persone anziane, o con una disabilità grave, ai loro famigliari e ai caregiver.Infine, l’Ambito 9 Bassa Bresciana Centrale si occupa del “Dopo di Noi“ sostenendo persone con situazioni particolarmente difficili che non hanno più la famiglia, evitando alle stesse l’istituzionalizzazione, e pertanto, inserendole in contesti abitativi di tipo familiare. Anche in tali casi, vengono promossi percorsi personalizzati all’insegna dell’autonomia nella vita di tutti i giorni.La progettualità si dimostra molto innovativa, e soprattutto capace di offrire alle persone con disabilità, o con particolari esigenze, risposte concrete personalizzate, mettendo la persona al centro. Questo importante risultato è il frutto della collaborazione dell’organizzazione con la Regione Lombardia, ATS Brescia, ASST Garda, i Comuni del Territorio, gli Enti del Terzo Settore.Collante di queste sinergie è il dottor Giovanni Gillini, il dirigente sociologo di ATS, che a tale proposito dichiara: ”La questione centrale diventa quindi la capacità del sistema pubblico di generare ambienti abilitanti. In termini di policy, non stiamo semplicemente migliorando servizi esistenti: stiamo spostando l’attenzione dall’erogazione di prestazione alla produzione di valore sociale, misurato sulla reale possibilità delle persone di esercitare cittadinanza, autonomia e partecipazione”.